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ArcelorMittal, sfiorato lo strappo con i sindacati. Nuovo round il 20 giugno

di Domenico Palmiotti

3' di lettura

La trattativa tra ArcelorMittal e i sindacati metalmeccanici sulla cassa integrazione ordinaria nel siderurgico di Taranto oggi ha sfiorato la rottura. Alla fine, lo strappo non c’è stato perché i sindacati hanno di nuovo chiesto all'azienda di concentrarsi sulla possibilità di riconsiderare la scelta annunciata per 1400 lavoratori dall'1 luglio, per 13 settimane, per crisi di mercato. Perché, dicono i sindacati, partire già con la cassa a pochi mesi dall'arrivo del nuovo gestore non é certo un bel segnale.

Ci si rivedrà quindi il 20 giugno per vedere come proseguire ed intervenire. L'azienda la sua apertura l'ha manifestata dicendosi disponibile a discutere. Una discussione che da un lato riguarderebbe i numeri, sforbiciandoli rispetto ai 1.400 cassintegrati chiesti, e dall'altro l'avvio soft del tutto. Nel senso che non si partirebbe subito con la cassa ma con l'uso delle ferie. Che per i lavoratori di ArcelorMittal sarebbero quelle di quest'anno in quanto con la nuova assunzione dall'1 novembre scorso, hanno azzerato le ferie arretrate maturate con Ilva in amministrazione straordinaria. Tuttavia il segnale dato dall'azienda é ritenuto insufficiente dai sindacati.

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«La riunione di oggi con ArcelorMittal? Il bis di ieri a Roma». Così si esprime Antonio Talò, segretario Uilm. «Si l'azienda ha manifestato disponibilità a discutere - afferma Talò - ma su cosa? Sulla riduzione dei numeri dai 1.400 cassintegrati chiesti? Ma questo appartiene già alle trattative, non é una novità. Piuttosto, quando abbiamo detto all'azienda se fosse disponibile a corrispondere una integrazione salariale ai lavoratori in cassa, ci ha detto no. E no anche alla nostra richiesta - prosegue il segretario della Uilm - di firmare un testo nel quale ArcelorMittal si impegna a far rientrare i lavoratori sul proprio posto di lavoro una volta terminata la cassa integrazione. E allora, se abbiamo solo no, di che cosa discutiamo?». «Alla fine - afferma Talò - non abbiamo rotto solo perché abbiamo deciso di continuare a negoziare».

«Ci sono tre questioni che poniamo ad ArcelorMittal - afferma Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl -. Anzitutto trovare delle alternative alla cassa integrazione. Vediamo che strumenti ci offre il contratto di lavoro e facciamo una verifica che tenga insieme sia la situazione del lavoratore che quella del reparto in cui opera e se per caso questo reparto è soggetto a fermate o manutenzioni. Secondo punto, l'azienda ci faccia capire quale scenario previsionale attende l'acciaio, in altri termini se questa congiuntura negativa di mercato può rientrare e quando. Terzo ed ultimo aspetto - rileva Prisciano - il garante dell'accordo al Mise, il ministro Di Maio, deve intervenire, e invece abbiamo solo silenzio da questo versante. Il che non va affatto bene. Una ragione in più, questa, per porre il tema acciaio e siderurgia al centro dello sciopero nazionale dei metalmeccanici il 14 giugno».

«Abbiamo fissato l'aggiornamento al 20 giugno perché aspettiamo nel frattempo un segnale da Di Maio - dichiara Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil -. Sembra che in queste ore il Mise abbia avviato una interlocuzione con l'azienda. Vedremo se ci sarà e che frutti darà. Ovviamente non andiamo al Mise per trattare sulla cassa, perchè quella là discutiamo a Taranto, ma per un punto più complessivo rispetto all'accordo di settembre e alle novità ultimamente intervenute. Per ora, diciamo che siamo punto e a capo perché ArcelorMittal non fa alcun passo avanti».

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