crisi acciaio

ArcelorMittal, i sindacati chiedono il ritiro della cassa integrazione

di Domenico Palmiotti


(ANSA)

4' di lettura

A 24 ore di distanza dall’incontro di martedì pomeriggio a Taranto per discutere della cassa integrazione ordinaria per 1.400 dipendenti dall’1 luglio per crisi di mercato, i sindacati metalmeccanici chiedono ad ArcelorMittal, ex Ilva, di cercare delle soluzioni alternative. La richiesta è stata avanzata lunedì nell’incontro a Roma, in Confindustria, tra azienda e sindacati, convocato per fare il punto sull’andamento degli investimenti. «Abbiamo spiegato all’azienda che fare uscire questa richiesta di cassa integrazione a pochi mesi dall’acquisizione è un segnale negativo, emotivamente parlando, per i lavoratori, che vedono una frenata e non una scommessa che deve portare ad un rilancio» dice Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl.

I sindacati chiedono quindi che si esplorino «strade percorribili» per scongiurare gli ammortizzatori sociali. I sindacati hanno preso atto dell’avanzamento delle opere ambientali - ArcelorMittal dichiara di essere in linea con i tempi nel rispetto delle prescrizioni - ma hanno anche sollecitato l’azienda, spiega ancora D’Alò, a impegnarsi a completare «tutte quelle opere come le manutenzioni ordinarie e straordinarie, che, pur non essendo nel piano ambientale, vanno realizzate perché necessarie per la sicurezza degli impianti e dei lavoratori. Mancano ancora gli acquisti, mancano i dispositivi individuali di protezione. Una multinazionale come ArcelorMittal non può e deve permettersi queste leggerezze».

A proposito dell’intervento sollecitato al Governo per la cassa integrazione, D’Alò dice che «non dovremmo nemmeno fare la richiesta perché la verifica dell’accordo di settembre era già prevista ogni tre mesi. Ma dopo la prima verifica che cadeva a dicembre ed è stata poi fatta a gennaio, non si è fatto più nulla. Nelle vertenze il Governo è il grande assente di questi tempi». Il ministero, per i sindacati, dovrebbe essere il garante degli accordi fatti in sede di Governo, ma su quello relativo al passaggio di Ilva dall’amministrazione straordinaria ad ArcelorMittal questo non sta avvenendo.

«Abbiamo chiesto ad ArcelorMittal di soprassedere sulla cassa integrazione perché è un provvedimento sbagliato per Taranto, specie in questo momento» dice Rocco Palombella, segretario generale Uilm. «L’azienda non ci ha risposto sul punto - prosegue Palombella - ma ha detto che cercherà di verificare quali margini sono possibili. Ci hanno poi dichiarato che gli investimenti ambientali e industriali stanno andando avanti regolarmente, ma noi - rileva - abbiamo replicato dicendo che il piano industriale prevedeva per lo stabilimento di Taranto 6 milioni di tonnellate annue di produzione e loro, invece, arriveranno a malapena a 5 milioni. E quindi stiamo già subendo contraccolpi. Ci hanno risposto che la situazione è molto critica e il mercato è completamente fermo».

Mentre era in corso il confronto a Roma, a Taranto, il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, tracciando un bilancio dell’evento di musica Medimex svoltosi proprio a Taranto con i concerti di Liam Gallagher, ex Oasis, e di Patti Smith, ha rilanciato sulla necessità di pensare per la città ad un Piano B, alternativo all’acciaio, fondato su turismo e beni culturali. Nella conferenza stampa Emiliano, per scelta, non ha mai pronunciato la parola Ilva o ArcelorMittal ed ha definito il complesso siderurgico “quella cosa”, tuttavia i suoi riferimenti sono stati chiarissimi ed inequivocabili e sono partiti proprio dalla richiesta di cassa integrazione per 1.400 addetti .

«La città - ha dichiarato Emiliano riferendosi a Taranto - è sufficientemente forte per fare e per vivere a prescindere da alcuni eventi, ma quegli eventi non sono cose irrilevanti. Noi siamo pronti a qualsiasi conflitto istituzionale, secondo le regole ovviamente, per far rispettare il diritto al lavoro di questa città. Noi insistiamo col fatto che il diritto al lavoro, e quindi il Piano B per uscire dalle monocolture industriali, è l’investimento culturale. Questo è il nostro Piano B insieme all’innovazione tecnologica col Distretto dell’aerospazio». «Questa città - ha proseguito Emiliano riferendosi a Taranto - è pronta a fare tantissime altre cose. Non è vero che il destino di questa città sia quello disegnato 70 anni fa secondo un modello relazionale che noi dobbiamo superare e lo dobbiamo fare in fretta perché il tempo non è una variabile indipendente. Gli investimenti culturali - ha concluso Emiliano - sono centrali. Se ci aiutassero un po’ di più, data la specialità della situazione, non sarebbe male».

ArcelorMittal Italia, intanto, in una nota «ritiene che l’incontro di oggi sia stato utile. Confrontarsi è sempre positivo. È stata l'azienda a proporre ai sindacati, dopo l’incontro dello scorso ‪30 gennaio, di rivedersi per un aggiornamento generale.‬‬‬ Oggi - dice l’azienda - abbiamo spiegato nel dettaglio le critiche condizioni del mercato e abbiamo fornito aggiornamenti sullo stato di avanzamento del piano ambientale e industriale ricordando che gli interventi su entrambi i fronti proseguono nelle tempistiche previste. Si tratta di investimenti per un totale complessivo di 2,4 miliardi, di cui 1,2 solo per la sostenibilità». In merito alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, «l’azienda ha ribadito che si tratta di una misura temporanea che non ha niente a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi. ArcelorMittal Italia - si spiega nella nota - ha confermato ancora una volta che si tratta di una scelta difficile, che si rende necessaria a causa delle critiche condizioni del mercato dell’acciaio. Domani a Taranto - si annuncia - si apriranno gli incontri sul merito del provvedimento e sarà l'occasione per azienda e sindacati di entrare nel dettaglio dei numeri e delle modalità per provare anche stavolta a condividere un percorso».

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