Industria

Arcelormittal spinta via, pagano i lavoratori

di Marco Bentivogli

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(IMAGOECONOMICA)


3' di lettura

Nella serata di ieri abbiamo appreso che il Tribunale di Taranto ha rigettato la proroga relativa allo spegnimento dell’Altoforno n.2 che la stessa Procura di Taranto aveva concesso.

A seguito di questa decisione ArcelorMittal ha comunicato alle nostre Rsu l’intenzione di avviare la Cassa integrazione straordinaria per 3.500 dipendenti (includendo in questo numero i 1.273 attualmente in Cassa integrazione ordinaria). A cui, se vogliamo, si possono aggiungere i lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria: 1.850 in Cassa integrazione in attesa di ricollocazione. Totale: 5.350.

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ll giudice del dibattimento del Tribunale di Taranto Francesco Maccagano, ribaltando la richiesta della Procura, ha rigettato l’istanza di proroga allo spegnimento dell’Afo2 avanzata dai Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria .

È bene ricordare che l’intervento della magistratura avviene dopo l’incidente mortale di Alessandro Morricella accaduto nel 2015. Il Tribunale aveva dato 3 mesi per ottemperare le prescrizioni, il governo di allora aveva chiesto giustamente più tempo, un anno. Dopo 4 anni non è stato fatto nulla e oggi si chiedono altri 16 mesi. Su questo la Magistratura non ha tutti i torti, anzi.

Ora sarebbe utile verificare perché i Commissari non hanno fatto nulla (neanche impugnato le ordinanze) e se il custode giudiziario ha segnalato le inadempienze.

Perché l’Afo2 è pericoloso? Perché non ha tecnologie di automazione del campo di colata che impediscano qualsiasi contatto umano con la ghisa liquida sia per liberare l’ostruzione dei fori di colata, sia per la rilevazione della temperatura della ghisa.

Tale deficit di sicurezza è peraltro presente negli altri 2 altoforni ancora attivi (Afo1 e Afo4).

Il bonifico da parte di Ilva in Amministrazione straordinaria alla Paul Wurth, società specializzata per realizzare questo intervento è datato 20 novembre 2019.

Coloro che sognano la nazionalizzazione, devono fare i conti con quanto accaduto in questi anni di commissariamento. Commissari che dal 2015 hanno lo scudo penale.

È chiaro che con un governo che perde il suo ruolo di garante, cambiando ogni 6 mesi le normative, con i cortocircuiti giudiziari tra Milano e Taranto e dentro la stessa Procura di quest’ultima, unita alle inadempienze della gestione commissariale si crea una miscela esplosiva che ha effetti molto chiari: il rafforzamento del ruolo di ArcelorMittal nel confronto con noi e il governo e che oggi, anche senza entrare nel piano industriale, ci presenta già gli esuberi.

Un capolavoro che ci indebolisce nei confronti della multinazionale affinché rispetti gli impegni su piano ambientale, occupazione e investimenti previsti e firmati il 6 settembre 2018.

Mentre si compone il collage tra rifacimento Afo5, hub nazionale di preridotto(Rdi), forni elettrici ibridi, mix gas e carbon coke, newco varie e la proposta L’Abbate che spariglia tutti sull’idrogeno. Per inciso, esponenti che lavorano a Hybrit, il primo impianto pilota, sperimentale, a idrogeno in Svezia, 15 giorni fa a Bergamo, hanno comunicato ufficialmente che la sperimentazione industriale non sarà pronta prima del 2026.

Arcelor Mittal presenta ai lavoratori il conto e si capisce che non è gratis tutto quello che sta accadendo.

Non solo, vuole un prezzo di acquisto più basso e riduce quanto vuole investire sul sito. Ma è naturale, c’è dentro il governo chi spinge ArcelorMittal a gettare la spugna. ArcelorMittal in 55 anni di storia Ilva ha responsabilità dal gennaio di quest’anno. Ma in un Paese fondato sulle rendite e sulla «società signorile di massa» la retorica contro la multinazionale funziona.

E, come da copione, sono pronti i “capitani coraggiosi” per la nuova Ilva pubblica. Gli stessi che lavorarono per cacciare il Commissario Enrico Bondi nel 2014 (assecondati dal Governo di allora) e che ora vogliono comprare il gruppo con i soldi dei contribuenti.

Il bello è che c’è in Italia qualcuno che appena sente «soldi pubblici» pensa che sia una cosa “di sinistra”. In realtà far pagare ai contribuenti italiani quello che avrebbe dovuto pagare una multinazionale è un capolavoro di idiozia. Speriamo che riaprano le scuole di formazione politica perché a troppi, a sinistra, brillano gli occhi quando sentono parlare di denaro pubblico, immaginandolo come leva per trasformare il “modello di sviluppo” ma in realtà, continuando a deresponsabilizzare il capitalismo italiano (ed estero) rispetto a lavoratori, investimenti e danni ambientali.

La stupidità è trasversale agli incompetenti chiacchieroni e non è di destra né di sinistra.

E forse è proprio il caso di richiamare in servizio Enrico Bondi, l’unico Commissario, dal sequestro del 2012, che conosceva il funzionamento di un impianto siderurgico e sapeva dove mettere le mani con serietà e rigore.

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