l’amministratore delegato d’invitalia

Arcuri: «Fondi Ue e ricerca, il Sud deve spendere e investire di più»

Allarme per chi emigra: «In 15 anni via in 850mila, come l’intera Palermo»

di Vera Viola


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Domenico Arcuri (Imagoeconomica)

3' di lettura

«L’Italia spende ancora poco in ricerca e sviluppo sopratutto al Sud». Domenico Arcuri, ad di Invitalia, intervenuto a Capri al Convegno annuale dei Giovani imprenditori di Confindustria, elenca problemi e virtù del Sud Italia.

«Nel 2016 la Cina ha investito 400 miliardi come gli Usa, l’Europa 300, la Germania 99, l’Italia 23 e il Sud solo 3. Dati che corrispondono a proporzionali trend di crescita».

Arcuri parla anche dell’esigenza di spendere meglio i fondi europei. «Perché – aggiunge – chiedere flessibilità per ridurre il divario in deficit o per investimenti, se prima non usiamo meglio il denaro disponibile?».

L’ad di Invitalia per la prima volta si esprime sul caso Whirlpool. «È una questione che non è nata ieri – dice – Una questione che necessiterebbe di un’attenzione incrementale a partire da oggi. Esistono strumenti per tentare di risolvere, strumenti che sono stati già sperimentati in altre zone d’Italia e nel Sud».

A Capri, al mattino una delegazione dei lavoratori dello stabilimento di Napoli che Whirlpool intende chiudere hanno distribuito volantini per sensibilizzare sul destino di 420 famiglie coinvolte nella crisi.

Di un intervento di Invitalia per il salvataggio della fabbrica napoletana di lavatrici si è parlato nei giorni scorsi. «Se si costruisce una casa – aggiunge Arcuri – e la si lascia vuota per un anno è più difficile e oneroso che provare a venderla il giorno dopo averla costruita ma non significa che non si può provare a venderla».

Collegando il suo discorso alla vicenda della multinazionale dell’elettrodomestico, l’ad di Invitalia lancia un accortato allarme sulla forte emigrazione in atto dal Sud d’Italia. «L’emergenza del Mezzogiorno – dice – è evitare che i giovani talenti se ne vadano a cercare fortuna altrove». In altre parole, sostiene che, mentre un tempo si pensava che per ridurre il divario tra Nord e Sud bastasse insediare le imprese, «oggi – precisa – abbiamo bisogno di strumenti perché le imprese rimangano».

Per Arcuri coesistono due volti del Mezzogiorno, in parte luogo di «lacrime e disagio», ma anche patria di «eccellenze e talenti». Ci sono 2 milioni di persone emigrate in 15 anni, con un saldo negativo di 850mila persone. «È come se fosse scomparsa – ha detto Arcuri – più dell’intera città di Palermo».

E c’è il Mezzogiorno virtuoso. Arcuri parla di giovani che, grazie anche agli aiuti di Resto al Sud, misura gestita da Invitalia, creano impresa e lavoro, come nel caso di Sofia Hi Tech, azienda di Sant’Anastasia. E ricorda che Hitachi, ha rilanciato un importante comparto industriale, anche grazie a un contratto di sviluppo. Anche questo gestito da Invitalia.

E poi ricorda anche la pubblica amministrazione che talvolta si dintingue positivamente. E cita il caso di Casal di Principe e del sindaco da poco confermato Renato Natale. «Il 23 settembre – racconta – abbiamo inaugurato una scuola per l’infanzia con mensa e laboratori. Non ce ne erano».

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