IL RAPPORTO D’AUTUNNO

Paesi Bers al rallentatore: in difficoltà la Russia, la Turchia esce dalla recessione

Pesano le difficoltà del settore manifatturiero, e soprattutto dell’automotive, e il rallentamento della domanda cinese di materie prime. In difficoltà la Russia, mentre la Turchia esce lentamente dalla recessione.


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(NurPhoto)

2' di lettura

Auto, Russia, Turchia. L’area Bers - la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo che ha un ruolo importante nell’Europa orientale e nelle aree limitrofe dell’Unione europea: Balcani, Asia Centrale, Mediterraneo del Sud, Turchia e Russia - sta rallentando, in sincronia con l’economia globale. Nel 2019 - spiega il rapporto di autunno dell’istituzione europea - la crescita media sarà pari al 2,4%, in frenata rispetto al +3,8% del 2017 e al +3,4% del 2018; mentre nel 2020 potrà leggermente accelerare al 2,9%.

Il peso dell’automotive
Pesa su questi paesi il rallentamento globale, le tensioni commerciali, ma soprattutto la frenata del settore manifatturiero, e dell’auto: particolarmente vulnerabile è la Slovacchia, la maggior produttrice di vetture al mondo in rapporto alla popolazione, ma anche l’Ungheria, la Polonia, la Romania e la Slovenia per il peso che ha questo settore su occupazione ed export. Nei Balcani occidentali, e in molti casi per lo stesso motivo - in Serbia, per esempio - il rallentamento è già evidente.

Rallenta la domanda di materie prime
I paesi esportatori di materie prime, invece, risentono della minore domanda da parte della Cina: Mongolia, Turkmenistan, Armenia e Russia appaiono particolarmente colpite, per le loro vendite di carbone rame, gas, petrolio e altri minerali.

La tecnologia riduce le opportunità
Il cambiamento tecnologico, inoltre, «ha ridotto l’importanza dei costi del lavoro nel settore manifatturiero». Diventa quindi sempre meno importante «muovere la produzione dalle economia ad alti salari a quelle a bassi salari». Nell’Europa emergente, in più, non è stata sufficientemente sviluppata quella capacità di produrre componenti a più alto valore aggiunto che spesso si accompagna all’integrazione economica e al flusso di investimenti diretti esteri. Più di un’occasione potrebbe essere stata perduta.

La Turchia esce lentamente dalla recessione...
Sulle performance dell’intera area ha pesato anche la recessione turca, iniziata nella seconda metà del 2018, anche se la politica fiscale espansiva adottata da Erdogan in vista del voto comunale, risultato poi non del tutto favorevole al presidente, ha permesso alla crescita trimestrale - ma non quella annuale - di tornare positiva.

...ma pesano le incertezze geopolitiche
Il paese, secondo la Bers, ha recuperato stabilità, ma «la risposta alla recente incursione della Turchia in Siria serve come monito: le tensioni geopolitiche non sono mai lontane dalla superficie. Per fine anno è prevista una contrazione del Pil del”solo” 0,2%, ma l’incertezza su queste previsioni sono «significative».

Rallenta la Russia
Un po’ in difficoltà appare anche la Russia, che ha reso neutrale l’orientamento della politica monetaria e potrebbe rendere ora più flessibile la politica fiscale, con il lancio di 13 progetti nazionali. Resta il nodo delle banche - dal 2013 sono fallite 500 aziende di credito - che la Banca centrale sta affrontando con misure macroprudenziali contro il diffondersi di prestiti non garantiti al consumo. Maggiori sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, e un calo dei prezzi del petrolio potrebbero pesare sull’economia che, in assenza di questi shock, dovrebbe crescere dell’1,1% quest’anno, in frenata - legata soprattutto all’aumento dell’Iva - dal 2,3% del 2018, e dell’1,7% nel 2020.

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