SOSTENIBILITA'

Arera: «Dalla transizione tanti vantaggi ma attenzione costante ai costi»

Il presidente dell'Autorità parla di transizione ma anche della Relazione 2019 appena pubblicata e della «regolazione che funziona, l'emergenza Covid lo ha dimostrato».

di Alessandra Capozzi

(IMAGO ECONOMICA)

4' di lettura

Non solo transizione energetica ma «transizione alla sostenibilità dei settori». Un percorso con vantaggi evidenti per gli utenti ma che richiede una forte attenzione ai costi e un monitoraggio continuo. Stefano Besseghini, il presidente di Arera, l'Autorità per l'energia, l'idrico e i rifiuti in una intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor, parla anche della Relazione 2019 appena pubblicata e del ruolo della regolazione «che funziona». Come ha dimostrato l'emergenza Covid-19.

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Abbiamo davanti a noi un percorso di transizione e futuro sostenibile. Dal punto di vista di un'Autorità come quella che lei presiede quali sono i vantaggi e le criticità per il settore e i consumatori?

La transizione energetica è la più nota e anche la più discussa ma tutti i settori di cui l'Autorità si occupa stanno vivendo una fase di transizione importante; è così per l'idrico dove il problema della siccità e della scarsità della risorsa stanno spingendo a cercare risposte in un percorso europeo; poi c'è il settore dei rifiuti che gioca un ruolo rilevante. Per questo molto spesso uso la formula di ‘transizione alla sostenibilità dei settori'. I vantaggi? Sono evidenti anche per gli utenti perché tutto questo si traduce in qualità dei servizi. Non credo invece si possa parlare di svantaggi ma piuttosto di attenzione ai costi. Con questo non voglio dare il messaggio sbagliato che la sostenibilità costa, ma è la transizione che ha dei costi perché inevitabilmente le fasi di assestamento non sono mai nette ma c'è un ‘overlapping' che dà luogo a quello che per il regolatore sono il principale cruccio, gli stranded cost. Pertanto le fasi di transizione richiedono una maggiore attenzione.

Avete appena pubblicato la Relazione con i dati del 2019. Ci sono vuoti da colmare o risultati sopra le attese in qualche settore?

Dalla relazione esce un quadro assai composito. Forse a settembre, quando la presenteremo, avremo un focus più cosciente dell'effetto Covid. Variazioni in positivo vanno evidenziate soprattutto nell'idrico in termini di investimenti: è l'elemento più netto che emerge. Sul fronte energia, invece, il percorso di allineamento e contrazione dei costi ha registrato una pausa e la qualità del servizio, pur in miglioramento rispetto a qualche anno fa, mostra un trend che sta rallentando e vorremmo intervenire soprattutto nel settore della distribuzione. Per i rifiuti, per un bilancio, dovremo aspettare il 2020 che avrà comunque un percorso un po' sofferto tra i ritardi Covid e i differimenti dei pagamenti: sarà un puzzle da comporre. Da guardare con attenzione il ruolo del gas e capire il modello che caratterizzerà questa fase di transizione. Provando a tirare una sintesi, ne viene fuori un quadro abbastanza stabile con qualche segnale di attenzione da prestare proprio ai costi di transizione. In questo quadro si sta rivelando molto utile lo stimolo all'innovazione e il sistema dei monitoraggi con il tentativo di rendere i dati più tempestivi possibile, visibili e trasparenti.


Le nuove tecnologie possono essere di aiuto in questo percorso di transizione?

Sono un supporto sia in termini di efficienza sia per la qualità di dati che si riescono a raccogliere. Certo il corpo normativo deve essere in grado di reagire a queste evoluzioni con quella rapidità consapevole per capire se si stia assistendo ad un segnale strutturale o ad una variazione legata alla contingenza. Come Arera ci stiamo mettendo molta attenzione. E forse anche il Covid è stato un banco di prova. L'emergenza ha avuto almeno due fasi conclamate: una molto acuta, quella del lockdown e lì la regolazione ha fatto il possibile per garantire la continuità del servizio. Poi la seconda fase, quella di come ricondurre alla normalità il sistema, valutare le difficoltà e bilanciare un percorso di rinormalizzazione che si confronta inevitabilmente tra sostenere situazioni di difficoltà e non sostenere situazioni che, al netto della difficoltà, non si sarebbero sostenute comunque. Un trade off difficile da identificare nell'utilizzare risorse perequative o pubbliche. In questo senso la prima cosa fatta dall'Autorità è stato di cercare di raccogliere tutti i dati necessari e l'accelerazione portata avanti su queste informazioni ha permesso di avere una situazione più chiara. Allora chapeau agli operatori che sono stati estremamente efficaci nel gestire l'emergenza perché va riconosciuto che, nei servizi, non c'è stato alcun problema; e chapeau al fatto che li abbiamo sollecitati ad avere incontri periodici e sistematici per raccogliere informazioni. La sintesi è che oggettivamente la regolazione è uno strumento che funziona; muovendosi nel perimetro delle cose definite da Parlamento e Governo, ha quella velocità e reattività rispetto ai settori che forse in questo momento e in futuro può essere utile sfruttare.

Soffermandoci sull'emergenza legata alla pandemia, può essere un ostacolo o accelerare il percorso di sostenibilità?


Farà molto la differenza se in autunno torneremo in una situazione di difficoltà per il Covid. Ma in generale succederà che la valutazione che faremo di progetti, tecnologie e impostazioni metodologiche sarà molto più severa, più concreta e pragmatica perché inevitabilmente i margini di risorse disponibili si sono ridotti. La pragmaticità e la concretezza mi auguro che crescano perché quando i settori conoscono la sostenibilità vanno incontro a quell'efficienza e qualità del servizio di cui l'utente beneficia.

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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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