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Aretè, la giovane holding che punta alla fusione nucleare

Il fondatore Gino Cocchi racconta l’avventura che vede l’azienda come top player nell’elettronica di potenza applicata alla ricerca per l’energia nucleare pulita

di Ilaria Vesentini

(Ansa)

3' di lettura

L’Italia dell'alta ricerca e dell’innovazione scientifica e tecnologica – sconosciuta al grande pubblico perché non sforna cibo o capi di moda ma dispositivi spaziali, infrastrutture di supercalcolo, brevetti medici – è da ieri al centro del progetto lanciato dal ministero degli Affari esteri “The italian innovation” per comunicare al mondo e valorizzare attraverso la rete di ambasciate e consolati un altro volto del Made in Italy.

Elettronica al Cern

Tra i piccoli-grandi protagonisti di questa versione meno nota dell'eccellenza tricolore c’è anche la bolognese Aretè & Cocchi Technology, che con le sue soluzioni per l’elettronica di potenza è abituata a vincere gare internazionali per i più importanti laboratori di ricerca (come il Cern di Ginevra) e si è recentemente aggiudicata la fornitura di moduli per contribuire al più grande progetto al mondo di energia pulita dalla fusione nucleare, Iter. L’iniziativa lanciata ieri da Maeci con tutti gli istituti di ricerca italiana (Enea, Cnr, Infn, Asi, Inaf, Ocs) per spingere la diplomazia scientifica, è stata l'occasione per Gino Cocchi per raccontare gli ultimi successi della giovane holding hi-tech da lui fondata nel 2010, arrivato alla pensione dopo 40 anni di carriera nell’industria simbolo delle macchine italiane per gelato, Carpigiani.

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Nicchie superspecialistiche

Con un obiettivo: aggregare piccole aziende leader globali in nicchie superspecialistiche dando lavoro a giovani talenti e sfidando le frontiere della ricerca (Cocchi sta investendo il 12% dei ricavi in R&S ogni anno).Il gruppo con le sue 11 divisioni (dai robot per l’automazione ai sistemi di illuminazione per l’aeronautica fino ai supercondensatori) fatturerà nel 2021 circa 150 milioni di euro, per il 90% legati a commesse internazionali, e sta assumendo oltre 130 persone per arrivare a quota 500 dipendenti, traguardo che era stato fissato per il 2020 ma slittato causa Covid. Il 75% degli addetti sono tecnici e ingegneri e la metà ha meno di 35 anni.

Il Megaprogetto Iter

«Grazie ai nostri due gioielli, la controllata bolognese Ocem Power Electronics e l’azienda svizzero-tedesca Ampegon acquisita due anni fa e specializzata in sistemi di trasmissione radio ad alta potenza, stiamo giocando un ruolo chiave nel megaprogetto Iter, per portare a 150 milioni di gradi la temperatura del plasma e permettere così la reazione di fusione nucleare, potendo utilizzare elementi diffusissimi in natura come l’idrogeno e il deuterio, senza emissioni e a impatto zero sull’ambiente – spiega Cocchi –. Abbiamo appena consegnato ai laboratori di Cadarache in Francia due sistemi di alimentazione per i girotroni (una commessa da 14 milioni di euro) e ne abbiamo altri sei da fornire. Si tratta non solo di portare energia ad altissima potenza dentro al reattore, ma di controllarne la modulazione in millesimi di secondo, per cui oltre agli alimentatori forniamo gli amplificatori di radiofrequenza per creare campi magnetici».

Il progetto Mitica

Sempre in Francia Ocem ha un’altra fornitura per la fusione nucleare da 15 milioni di euro, altri 12 milioni di una commessa per il progetto “Mitica” nei laboratori di Padova, sempre sotto il cappello Iter. E ora l’attenzione è rivolta ai 500 milioni di euro di investimenti diretti previsti per il DTT (Divertor Tokomak Test), il reattore superconduttivo che è in costruzione a Frascati: Aretè & Cocchi Technology è in prima fila per contribuire con gli alimentatori per magneti superconduttori e con i sistemi per il riscaldamento del plasma.

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