Americhe

Argentina, (pen)ultima chiamata ai creditori

Scade il termine per ristrutturare un debito di 69miliardi di dollari ma la vera scadenza è quella del 22 maggio. Lì potrà scattare il default

di Roberto Da Rin

default onloading pic
(AFP)

Scade il termine per ristrutturare un debito di 69miliardi di dollari ma la vera scadenza è quella del 22 maggio. Lì potrà scattare il default


4' di lettura


Un'altra scadenza, entro poche ore. L'Argentina di Alberto Fernandez la annuncia ma strizza l'occhio ai creditori prefigurando un tempo supplementare di dieci giorni; il giorno limite sarà il 22 maggio. Un default in vista e ….un film già visto. La sinossi è questa: un governo peronista più tattico che tecnico, un Fondo Monetario un po' burbero e un po' tollerante, e tre gruppi di creditori che hanno un obiettivo chiaro, portare a casa più margini, prima possibile.


L'Argentina manda in scena, in mondovisione, uno spettacolo già proiettato nel 2001, quello del grande crack. Il finale, chissà, potrebbe non essere identico.

L’offerta della Casa Rosada
Scade in queste ore l'offerta di ristrutturazione del debito presentata il 17 aprile dal governo del presidente Alberto Fernandez ai creditori privati. Che dovranno dire “sì” o “no” alla proposta di riprogrammazione delle scadenze di un debito che vale circa 69 miliardi di dollari. L'offerta comprende cinque titoli obbligazionari in dollari e cinque in euro, con scadenze tra il 2030 ed il 2047. Diranno “ni” – secondo molti osservatori - con l'obiettivo di imbastire una trattativa e arrivare al 22 maggio con condizioni migliori di quelle offerte a fine aprile dalla Casa Rosada. Il governo argentino, va ricordato, ha comunicato di non aver versato i 500 milioni di dollari che avrebbe dovuto restituire ai propri creditori internazionali entro il 22 aprile. Il periodo “di grazia” previsto, trenta giorni, è il tempo supplementare – garantito dai regolamenti internazionali - in cui il governo argentino dovrà trovare un accordo con gli obbligazionisti che detengono il suo debito. Ecco perché il 22 maggio sarà la data clou.

La strategia politica di Fernandez è questa, riassunta in due righe, occhieggiando al consenso interno e a quello internazionale. «Non vogliamo che i creditori ci perdano, ma che guadagnino meno». Le due leve, finanziaria e mediatica, fanno riferimento al livello dei tassi di interesse che nei mercati internazionali sono vicini a zero o addirittura negativi.

Argentina, l'abbraccio perduto dei danzatori di tango

L’auspicio del l Fondo monetario
Il Fondo monetario internazionale, in modalità light, spera che il governo argentino raggiunga un accordo per la ristrutturazione del debito con un “alto numero di creditori”. Lo ha detto il portavoce del Fondo, Gerry Rice, durante il consueto briefing con i giornalisti. Rice ha sottolineato che - come in altri casi simili - il Fondo non è coinvolto in modo diretto nelle trattative tra il governo e i creditori che sono “bilaterali”. Alcuni giorni fa tre gruppi di creditori (ognuno dei quali raggruppa circa 100 detentori di bond argentini) hanno rifiutato la proposta di ristrutturazione del debito presentata dall'Argentina, giudicandola irricevibile. I tre gruppi di creditori detengono complessivamente circa l'80% del debito estero del paese,
L'offerta di ristrutturazione presentata ai creditori comprende una moratoria di tre anni oltre a un taglio del 62% sugli interessi dovuti (circa 37,9 miliardi di dollari) e del 5,4% (pari a 3,6 miliardi di dollari) sul capitale. Fernandez ha spiegato così, qualche settimana fa, la ristrutturazione del debito: un periodo di grazia di tre anni, nessuna cedola nel 2020, 2021 e 2022 e poi, nel 2023 una “cedolina” media dello 0,5 per cento” .
Il ministro dell'Economia, Martín Guzmán, ha presentato un piano che ha definito “sostenibile” in merito alla gestione del debito e tra dieci giorni arriveremo al redde rationem: Fernandez annuncia la chiusura della trattativa o una sua continuazione per tutto il periodo di grazia, che termina il 22 maggio. Gli analisti rilevano che i creditori hanno posizioni piuttosto diverse tra loro, anche se i principali creditori (Allianz, Fidelity, BlackRock, Northern Trust, AllianceBernstein, Hsbc, Prudential Financial, Ivesco, Ashmore e Eaton Vance) hanno detto “no” in questo primo round, mentre molti dei detentori dei titoli in Argentina hanno espresso maggiore disponibilità alla trattativa. I creditori più noti hanno ufficialmente dichiarato di possedere titoli per 8.3 miliardi di dollari, ma che potrebbero però controllarne molti altri.

L’appoggio dei Nobel
Il governo di Buenos Aires gioca quest' ennesima partita a poker finanziario in un contesto internazionale di grave recessione ed emergenza sanitaria determinata dal Covid-19. E si dice disponibile ad esaminare controproposte dei creditori, a condizione che rispondano a un criterio di “sostenibilità”. Il peronismo saprà strumentalmente approfittare della pandemia per ottenere dal Fondo una linea meno costrittiva. La proposta argentina ha ricevuto l'appoggio di un gruppo di oltre 130 accademici ed economisti internazionali, tra cui i Premi Nobel Joseph Stiglitz e Edmund Phelps.
La Direttrice del Fondo monetario, Kristalina Georgieva, ha concluso un rapporto, alludendo alla “sostenibilità”. Queste le sue parole, di auspicio: «Un processo negoziale collaborativo tra Argentina e i suoi creditori privati per raggiungere un accordo che comporti una alta partecipazione».
L'Argentina, nella sua reiterata capacità di ricadere negli stessi errori, non teme di fallire di nuovo. Vorrà fallire meglio. El atroz encanto de ser argentino, l'atroce meraviglia di essere argentino, è un bellissimo libro di Marco Aguinis.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti