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Argentina, salvataggio record dall’Fmi: 57 miliardi di dollari

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Christine Lagarde con il Presidente Argentino Mauricio Macri - Afp


3' di lettura

Il Fmi e l’Argentina hanno raggiunto un nuovo accordo: il Fondo stanzierà in tre anni 57 miliardi di dollari per il salvataggio del Paese, una cifra maggiore rispetto ai 50 miliardi di dollari iniziali. Lo hanno annunciato il direttore generale del Fmi Christine Lagarde e il ministro dell'economia argentino Nicolas Dujovne.

Il nuovo accordo fra il Fmi e l’Argentina è soggetto al voto del board esecutivo del Fondo, che Lagarde vuole riunire il prima possibile. Buenos Aires prevede di usare i fondi in più a sostegno del suo bilancio così da rassicurare gli investitori.
«Sostengo pienamente l'Argentina. L'accordo con l’Argentina è il maggiore mai siglato dal Fmi», ha dichiarato Lagarde.

La vigilia di questo annuncio è stata particolarmente turbolenta perché ha visto l’uscita improvvisa (dopo meno di tre mesi) di Luis Caputo dalla presidenza della Banca centrale argentina e la sua sostituzione con Guido Sandleris, economista già sottosegretario alle Finanze per la Politica monetaria.

Nessun intervento sul cambio nella fascia 34-44 pesos
L'intesa è stata agevolata proprio dalle dimissioni di Caputo, apparentemente in disaccordo con il Fondo su quanto poteva intervenire nei mercati valutari a sostegno della sua valuta. E infatti l'Fmi - che predilige tassi di cambio liberi di fluttuare - ha spiegato che la banca centrale argentina ha deciso di «adottare un regime di tassi dei cambi variabili senza interventi». Questi ultimi saranno consentiti solo «per prevenire condizioni disordinate sui mercati». L'istituzione centrale ha poi comunicato che la «zona di non intervento» è stata fissata a 34-44 peso contro il dollaro. Se un biglietto verde arriverà a comprare più di 44 peso argentini, la Banca centrale venderà fino a 150 milioni di dollari per sostenere la divisa nazionale.

Salvataggio record, dal Fmi 57 miliardi dollari all'Argentina

In arrivo 35 miliardi entro il 2019
In primavera l'Argentina aveva raggiunto un primo accordo con il Fmi riguardante un prestito “stand by” di 50 miliardi di dollari, di cui 15 già versati. Ma l’irrefrenabile inflazione, la svalutazione del peso del 50% nel 2018 e la necessità di disporre di denaro sufficiente per onorare i crescenti interessi del debito hanno spinto il governo argentino a chiedere di più. Secondo i media argentini le richieste di Buenos Aires ammontavano a 20 miliardi aggiuntivi: ora l’annuncio dell’accordo per ulteriori sette miliardi, vincolati ad una serie di condizioni. Oltre ai 15 miliardi già versati, il Fondo metterà a disposizione di Buenos Aires altri 35 miliardi di dollari entro il 2019.

Target monetari al posto di quelli sull’inflazione
Per affrontare il problema dato dal costo della vita in costante aumento, ha spiegato il Fondo, le autorità argentine «adotteranno una politica monetaria più forte, più semplice e maggiormente verificabile» in base alla quale il target dell'inflazione viene sostituito a favore di target monetari. Così facendo, ha aggiunto Chistine Lagarde, «si contiene» la moneta in circolazione e i tassi di interesse resteranno al loro livello alto [al 60%] per fare abbassare l'inflazione e le aspettative sull'inflazione in modo deciso e rapido». Sandleris ha dichiarato: «Stiamo attaccando le radici che causano l'inflazione. L'obiettivo è farla scendere il più rapidamente possibile».

Per gli analisti si tratta di un nuovo esperimento dall'esito incerto. Da esso dipenderà il futuro politico del presidente Mauricio Macri, alle prese con una popolazione in subbuglio che potrebbe non rieleggerlo alle elezioni del prossimo anno. Per il momento, come aveva anticipato Macri lunedì scorso, “non ci sono possibilità che l'Argentina finisca di nuovo in default”.

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