La nuova crisi

Argentina, si riapre la crisi del debito

Il governo di Fernandez ha sospeso i pagamenti per 9,8 miliardi di dollari, titoli emessi sotto la legislazione argentina

di Roberto Da Rin

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(AFP)

Il governo di Fernandez ha sospeso i pagamenti per 9,8 miliardi di dollari, titoli emessi sotto la legislazione argentina


3' di lettura

Come fosse un tango acrobatico, da mostrare e ammirare. L'Argentina dà il meglio di sé e, per contrastare la violenza tra le mura domestiche ai tempi del Covid-19, decide di esentare le donne dall'obbligo di rigorosa quarantena, disposta fino al 13 aprile per contenere la diffusione epidemica. Potranno uscire, così come l'intera comunità Lgbt, per chiedere aiuto e assistenza. Lo prevede un decretro della ministra delle Donne, Elisabeth Gomez Alcorta.

Stop alle cedole
Nelle stesse ore il governo peronista di Alberto Fernandez e della vicepresidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha dichiarato la sospensione del pagamento delle scadenze dei bond emessi sotto legislazione nazionale, per un totale di 9,8miliardi di dollari. Sospensione estesa a tutto il 2020. L'obiettivo è quello “di recuperare la sostenibilità del debito”. Così ha dichiarato il ministro dell'Economia, Martin Guzman, precisando che “il governo punta a un trattamento equo sia per il debito pubblico sotto legislazione argentina sia riguardo a quello sotto legislazione estera”.

Si tratta dei titoli in dollari denominati Bonar e Discount. Una scelta, quella di posticipare il pagamento al 2021, che alcuni analisti potrebbero considerare default selettivo. Ma che in tempi di Coronavirus viene interpretata come il primo passo di una lunga negoziazione con il Fondo monetario internazionale, di certo ora impegnato sul fronte emergenziale della sanità. Il dramma Covid19 indurrà vari Paesi a bussare alla porta di Washington. Con questa decisione, essendo più facilmente ‘controllabili' le scadenze di titoli emessi sotto legge argentina, il governo punta a un clima di maggiore calma nella ricerca di un accordo con i possessori di titoli regolati dalla giurisdizione di New York. Il team economico del governo di Buenos Aires sta preparando una nuova offerta da proporre ai possessori di titoli emessi sotto legge straniera, al fine di evitare un default.

La trattativa con il Fondo monetario
Il debito totale dell'Argentina è di circa 200miliardi di dollari, di cui la metà è debito estero ed è denominata in dollari. L'altra metà è così composta: 57 miliardi di dollari è il debito con il Fmi e 43 sono i miliardi di dollari, in titoli locali, denominati in pesos.

La situazione economica dell'Argentina non è affatto rassicurante; l'eredità del governo liberista di Mauricio Macri è pesante: oltre all'inflazione superiore al 50% è riuscito a peggiorare i conti pubblici e la loro sostenibilità. I peronisti, che peraltro non eccellono per capacità di controllo della spesa pubblica, ora gestiscono un negoziato molto complesso con il Fondo.

Il negoziato con i creditori privati internazionali del debito estero sotto legislazione straniera è attualmente in una fase di stand by a causa della pandemia. Lo scorso 1° aprile il ministro Guzman aveva anticipato che la proposta argentina prevede una moratoria di cinque anni e un taglio consistente dell'importo totale, anche se aveva poi ammesso un “ritardo nell'elaborazione dell'offerta formale a causa della crisi globale in corso” e che “non è possibile stabilire attualmente una data esatta”. Guzman aveva condiviso le conclusioni dell'analisi sulla sostenibilità del debito effettuata dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che suggerisce ai creditori privati di accettare una riduzione dell'importo totale tra i 55 e gli 85 miliardi di dollari.

Ovviamente il vero scontro, come altre volte in passato, sarà sulle “Condizionalità” richieste dal Fondo e sulla (in)disponibilità del governo argentino ad attuarle. Il consenso dei creditori esterni e i sacrifici chiesti agli argentini costituiscono il difficile punto di sintesi.

L'obiettivo del governo di Buenos Aires è quello di aumentare le riserve della Banca centrale, a quota 65 miliardi dollari entro il 2024. Così da allentare le forti restrizioni in vigore al movimento dei capitali.
Altri capitoli, altri scontri, altre narrazioni della lunga storia del debito argentino, verranno descritti nei prossimi mesi. Potrebbero essere definiti déjà vu, ma sarebbe un errore; per Borges la letteratura si redime con le atmosfere.

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