quotazioni artisti argentini

Argentini sottovalutati in asta, parola di Nieves (Christie’s)

di Sara Dolfi Agostini

Nicolás García Uriburu

4' di lettura

In Argentina mercato primario e aste hanno le loro specificità, che tradotto significa: non sempre l'opera comprata in galleria a caro prezzo sarà altrettanto liquida in caso di una rivendita. Ne abbiamo parlato con Marysol Nieves, vice presidente di Christie's e specialista per l'Arte Latino Americana a New York. Prima di entrare nel mondo delle aste, Nieves ha lavorato come curatrice nei musei, tra cui il Museo de Arte de Puerto Rico in San Juan e il Bronx Museum of the Arts, oltre a dirigere il settore arti visive di The Americas Society. Ha curato numerose mostre dedicate all'arte latino-americana, tra cui una personale dell'artista argentina Liliana Porter (1992).

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Quali sono i record in asta per l'arte argentina?
L'anno scorso abbiamo organizzato due incanti dedicati all'arte latino-americana a New York, a maggio e a novembre, e gli artisti argentini erano il cuore nevralgico dell'offerta. È importante sottolineare subito che ci sono differenze tra mercato primario e secondario: questo perché i nostri clienti tendono a premiare opere meno effimere e complesse dal punto di vista tecnico e spaziale. Un artista che ha avuto successo in tarda età, dopo la partecipazione e il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia nel 2007 e una mostra personale al MoMA di New York due anni dopo, è Leon Ferrari (1920-2013): il suo record in asta è nel 2015 a New York per l’opera del 2006 «Luna» aggiudicata a 168.750 dollari, ma i prezzi continuano a salire anche per altre tecniche e di recente abbiano venduto un dipinto per 112.500 dollari che attesta la qualità lineare e astratta del suo lavoro. All'estremo contrario c'è Guillermo Kuitca (1961), che ha raggiunto successo di critica e di mercato già negli anni Ottanta, e oggi lavora con Sperone Westwater in America e Hauser & Wirth per l'Europa. Anche in questo caso, i prezzi sono in crescita. Il record di 511.500 dollari è stato realizzato lo scorso novembre per tre dipinti acrilici su materassi del 1989, e tecnica e medium hanno avuto un peso nell'attrarre una clientela globale. Un altro artista da segnalare è certamente Nicolás García Uriburu (1937 –2016), venuto a mancare l'anno scorso. Il suo lavoro ha una componente performativa e si estende a livello ambientale, però include anche dipinti degli anni '60 dalla sensibilità pop e l'aspetto figurativo. Nel novembre 2015 abbiamo venduto uno dipinto degli anni ’60 per 125.000 dollari

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Chi sono i vostri clienti adesso che l'attenzione è globale?
Quando abbiamo aperto il dipartimento di arte latinoamericana negli anni '80 i collezionisti acquistavano solo opere degli artisti dei loro paesi di provenienza. Lo scenario è assai diverso oggi e i dati parlano: tutti i record recenti sono stati segnati da clienti non argentini e, soprattutto, europei, nord americani e di altri paesi del Sud America. Questo per noi è anche un indice di un mercato in crescita.
Trova che siano emersi dei trend o delle categorie di interesse, come l'Arte Povera nelle aste dedicate all'arte italiana?
C'è un interesse continuo per la tradizione dell'Arte Concreta, con forme geometriche e astratte che il mercato riconosce e premia, di artisti quali Alfredo Hlito o Tomas Maldonado, e poi per gli anni '70 si guarda all'Arte Optical o Cinetica, di cui è esponente Julio Le Parc (1928). Cento sue opere a parete e installazioni ambientali di luce sono in mostra, per la prima volta in un museo americano, al Pérez Art Museum di Miami. Le Parc, infatti, vive da anni a Parigi ed è conosciuto più in Europa, dove il suo lavoro è collezionato anche dal Centre Pompidou. Ad oggi il record per l'artista è di una scultura di luce degli anni Sessanta, un'opera rara che era stata stimata 50-70mila dollari e ha totalizzato 506.500 dollari nel 2010. Le Parc è un artista prolifico e bisogna distinguere tra opere di diversi periodi, ma quelle degli anni '60-‘70 sono certamente le più richieste. Infine, c'è la Nueva Figuraciòn, movimento sviluppatosi tra il 1961 e il 1965, che contava tra i membri Ernesto Deira, Rómulo Macció, Jorge de la Vega e di cui de la Vega è il più popolare in asta.
Esiste un mercato per le artiste donne?
Sì, ma è ancora molto limitato purtroppo. Marta Minujín (1943), che ha frequentato la Factory di Andy Warhol e merita ancora di essere apprezzata a livello internazionale, ha un mercato in espansione: i suoi galleristi espongono sempre di più le sue opere in fiera, ma è più sfidante portarla in asta a causa delle caratteristiche effimere e degli aspetti concettuali del suo lavoro. Lo scenario è più favorevole per Liliana Porter (1941), che ha un mercato primario in crescita dal 1973, anno in cui espose per la prima volta al MoMA di New York. Però si vendono più le fotografie dei dipinti, e per prezzi più alti bisogna spostarsi indietro nel tempo, alle sculture di Alicia Penalba (1913-82) o ai dipinti di Martha Boto (1925-2004).
C'è richiesta per le nuove generazioni?
Occasionalmente, perché il loro mercato è locale. Fa eccezione Leandro Elrich (1973), figura primaria della scena argentina contemporanea, il cui lavoro si appropria di un linguaggio concettuale, indaga i sensi e la percezione della realtà, ma richiede anche molto impegno dal punto di vista installativo.
Quali sono le istituzioni, locali e internazionali, che si sono dimostrate all'avanguardia nella ricerca sulla scena artistica argentina?
In Europa ci sono la Tate Modern e il Centre Pompidou, che guardano all'arte argentina dagli anni '50 in poi. In America, c'è il già citato Pèrez Art Museum di Miami e il Museum of Fine Arts di Houston, che ha un incredibile dipartimento di arte latino-americana e, di recente, ha dedicato una mostra importante all'opera di Antonio Berni (1905-81). In Argentina, invece, c'è il Malba di Buenos Aires, che è un museo privato con una delle più importanti collezioni di arte latino-americana cui altri collezionisti guardano per ispirazione e guida. Naturalmente i cataloghi sono fondamentali per la crescita dell'arte moderna e contemporanea argentina nel mercato internazionale: arrivando dopo carriere artistiche prolifiche, diventano subito degli strumenti simili ai cataloghi ragionati e sono molto utili anche per le case d'asta.

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