teatro

Arlecchino: ora i canovacci francesi di Goldoni sono diventati veri e propri spettacoli

Pubblicati un paio di anni fa da Marsilio, questi testi sono arrivati nelle mani di Marco Zoppello, che li ha tradotti e trasformati nuovamente in veri e propri spettacoli

di Antonio Audino


default onloading pic
(Foto di Serena Pea)

4' di lettura

Povero Goldoni! Recatosi in esilio volontario a Parigi per non assistere al trionfo delle favole e delle maschere del suo avversario Carlo Gozzi, preferite dal pubblico veneziano alle sue commedie più vive e reali e con personaggi quotidiani e comuni, sentirà bussare alla porta della sua casa parigina proprio un celebre Arlecchino italiano, Carlino Bertinazzi, che gli chiederà di scrivere per lui ancora qualche canovaccio, in francese, nel vecchio modo tanto inviso al commediografo. E il buon Carlo deciderà di soddisfare questa richiesta.

Arlecchino: i canovacci di Goldoni diventano spettacolo

Arlecchino: i canovacci di Goldoni diventano spettacolo

Photogallery11 foto

Visualizza

Pubbilcati un paio di anni fa da Marsilio, questi testi sono arrivati nelle mani di Marco Zoppello, che li ha tradotti e trasformati nuovamente in veri e propri spettacoli. Zoppello, 31 anni, è anche lui uno straordinario Arlecchino, lo è stato nel Servitore di due padroni per la regia di Sangati e lo è nell'Arlecchino Furioso da lui stesso diretto, e, abitualmente, è una delle anime di Stivalaccio Teatro, la formazione di autori e interpreti che sta segnando un percorso tutto nuovo sui territori, appannati da tanti luoghi comuni, della commedia dell'arte.

L'incanto dell'Arlecchino rinnovato

Operazione non da poco quella di Zoppello, montata, rinunciando ad entrare in scena, con la giovane Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile del Veneto (istituzione produttrice dell'operazione) compiendo un'impresa a dir poco ardita, con risultati assolutamente sorprendenti.

Già, perché un canovaccio è solo uno stringato elenco delle scene e delle azioni che si susseguono, senza le battute, senza indicazioni di movimento, priva della caratterizzazione dei personaggi. Passare da un canovaccio ad uno spettacolo oggi è un'impresa quanto mai ardua.

E la sorpresa è proprio che le due messe in scena sembrano la più naturale ed efficace concretizzazione di quella semplice traccia, come se fossero scaturite con naturalezza da quelle note minime, mentre dietro c'è un lavoro sottile, acuto, consapevole del fatto che in quelle trame Goldoni non si assoggetta soltanto alle consuetudini farsesche della tradizione, ma fornisce mille indicazioni, e di cose interessanti e nuove ne dice parecchie. A partire dalla stessa figura di Arlecchino, non più servo sciocco capace di complicare ulteriormente le situazioni messe in moto dai suoi padroni.

    Nel primo caso, Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato, la maschera è più semplicemente un uomo sposato implicato in una storia parallela di figli scambiati e ritrovati, con un momento in cui per gelosia dà addirittura fuoco alla sua casa. Elemento, questo della gelosia, che ritorna anche nel secondo caso, Arlecchino e l'anello magico, in cui Goldoni per la prima volta inserisce in una sua opera un dettaglio fantastico e soprannaturale (per fare il verso al suo avversario Gozzi?). Il protagonista convinto di essere stato tradito metterà al dito, infatti, l'amuleto fornitogli da un mago. Avrà così la possibilità di dimenticare tutto (chiedendosi persino cosa sia il denaro, elemento necessario per procurarsi del cibo) e finirà per innamorarsi nuovamente della sua donna non riconoscendola.

    Viste le tante sfaccettature della creatura al centro di queste vicende, Zoppello affida la parte, in entrambe le realizzazioni, ad un attore di lungo corso e di solida presenza come Stefano Rota, dal crine brizzolato, capace di fornire alla figura un tratto più meditativo, disegnandole addosso uno stupore più malinconico e assorto, animandola con amari sberleffi, senza per questo farle perdere cadenze e guizzi comici.

    Intorno a lui la compatta squadra dei giovani, insieme a ognuno dei quali il regista costruisce fisionomie sceniche dai contorni ben definiti. Vanno ricordati tutti: nel primo spettacolo il musicista stralunato e poetico di Matteo Campagnol, la tenera e tenace moglie di Arlecchino Alice Centazzo, il Pantalone visionario di Emanuele Cerra, l'energico Florindo di Marco Mattiazzo, la cameriera francese puntuta e dinoccolata di Emilia Piz, l'amorosa piena di dignità e di piglio di Francesca Sartore e, nel secondo spettacolo il gendarme ardimentoso di Davide Falbo, la madre subdola di Meredhit Airò Farulla, la vivace ostessa bergamasco-romanesca di Lorenza Lombardi, la sensibile ma concreta moglie di Arlecchino Eleonora Marchiori, l'azzimato e animoso amante di Marlon Zighi Orbi e il risoluto servo napoletano di Pierdomenico Simone.

    Con i costumi accordati mirabilmente su toni spenti, con tessuti ruvidi e dettagli di antiche eleganze, disegnati da Lauretta Salvagnin, compreso l'Arlecchino grigio e consunto, con strisce colorate a rammentare le tipiche losanghe. Il tutto rafforzato dal segno incisivo delle maschere di Roberto Maria Macchi, e dalla scena, con una pedana da piazza dietro cui salgono fondali da pittura veneta o cala un grande sipario di un rosso rugginoso illuminato da vecchie lanterne, ideata da Alberto Nonnato.

    L'ulteriore incanto è poi in quella minuta partitura di gesti, tra quelle angolature di sguardi, tra movimenti repentini e furtivi, larghi e ampollosi, comici o pateticamente lirici, secondo una minuziosa tessitura di “straniamenti”, attraverso i quali arriviamo a vedere (brechtianamente) quelle storie sempre e solo come finzioni.

    Anche se, contemporaneamente,iIl sottile lavoro di tutti riesce a farci sentire in qualche modo vicine quelle figure, fragili e impaurite, sempre in bilico tra amori e illusioni, tra ambizioni e disincanti, sospese tra quegli impulsi terreni e quei teneri sentimenti che sono ancor oggi i nostri.

    “Le disavventure di Arlecchino” dai canovacci di Carlo Goldoni. Traduzione adattamento e regia di Marco Zoppello. Venezia, Teatro Goldoni dal 7 agosto al 18 Ottobre

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti
    Loading...