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Armani, ricavi 2019 in crescita a oltre 2,1 miliardi e liquidità a 1,2 miliardi

Lo stilista imprenditore guida un gruppo indipendente che spazia dalla moda al food, dall’arredo all’hotellerie, tanto che i ricavi raddoppiano tenendo conto delle licenze. A Giorgio Armani di recente due premi per l’economia e per la tutela dell’ambiente

di Giulia Crivelli

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Lo stilista imprenditore guida un gruppo indipendente che spazia dalla moda al food, dall’arredo all’hotellerie, tanto che i ricavi raddoppiano tenendo conto delle licenze. A Giorgio Armani di recente due premi per l’economia e per la tutela dell’ambiente


2' di lettura

Giorgio Armani e l’azienda che ha fondato ci hanno abituati da decenni a una crescita economica costante e a un percorso creativo coerente e insieme innovativo. Il gruppo è presente in modo capillare nella moda, con collezioni che coprono ogni segmento, dal jeanswear all’alta moda e alta gioielleria, e ha ramificazioni nel settore dell’ospitalità (ristoranti e alberghi). Pioniere da sempre in tutto – dai format dei negozi alle collaborazioni con il cinema e con il mondo dello sport – nel 2019 Armani ha confermato il percorso di una vita di successi da stilista-imprenditore, con risultati che fanno del suo gruppo il secondo in Italia: solo Prada ha un fatturato maggiore.

Quello di Armani è cresciuto del 2,3% a 2,16 miliardi e se si considerano i ricavi indotti – quelli legati alle licenze – la cifra quasi raddoppia: 4,157 miliardi, il 9% in più rispetto al 2018. Ogni altro indicatore patrimoniale e di redditività è positivo: l’utile netto del 2019 è stato di 124 milioni, a fronte di investimenti per 105, in linea con quelli effettuati nel 2018. A fine 2019 il patrimonio netto del gruppo si attestava a 2,05 miliardi, con una liquidità netta di 1,215 miliardi.

Il 2020, è chiaro, sarà un anno molto diverso: Giorgio Armani fu tra i primi, quando ancora la pandemia sembrava soprattutto un’emergenza cinese, a intuire quanto seria fosse la situazione: la sfilata in calendario nella settimana della moda donna di febbraio si svolse a porte chiuse e nei giorni, settimane e mesi successivi Armani e il suo gruppo annunciarono iniziative di sostegno alle strutture sanitarie, alla ricerca e ai partner della filiera più in difficoltà, in Italia e non solo. Da sempre ambasciatore dello stile italiano, ma anche di un modo di fare impresa che rende onore al nostro Paese, nelle ultime settimane Armani ha ricevuto due importanti riconoscimenti: alla fine di giugno è stato insignito del premio Parete per l’eccellenza nell’economia, che gli verrà consegnato con una cerimonia in ottobre presso l’università Bocconi di Milano. Non solo Armani ha costruito un impero da oltre 2 miliardi, che conta su una rete di 600 negozi a gestione diretta, è anche riuscito a restare orgogliosamente indipendente: non ha mai ceduto alle lusinghe e alle sirene – ce ne sono state tante – dei colossi del lusso francese e si è sempre tenuto lontano dalla Borsa (a differenza di Prada, gruppo quotato a Hong Kong).

Tornando ai riconoscimenti, è di pochi giorni fa quello arrivato dall’Omt, l’organizzazione mondiale del turismo che fa capo alle Nazioni Unite, che ha designato Armani ambasciatore speciale del turismo responsabile, in quanto «punto di riferimento globale per la sua moda senza tempo e la sua creatività, oltre che per il suo profondo impegno a favore della responsabilità sociale e del rispetto dell’ambiente». Il riferimento è all’ennesima “fuga in avanti” di Armani, che all’inizio del lockdown, con una lettera aperta al sistema della moda e del lusso globale, invitò tutti a riflettere sugli eccessi degli ultimi anni, che hanno portato a una sovrapproduzione e all’inevitabile accumularsi di scarti e sprechi.

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