flessibilità

Armani ripensa il lavoro in epoca Covid. E la palestra diventa infermeria

Dalla riorganizzazione degli spazi alla mensa, tutte le iniziative dell'azienda per tutelare i suoi collaboratori

di Giulia Crivelli

Chef dei ristoranti Armani preparano pasti per chi lavora in presenza

3' di lettura

«Finding meaning in difficult times»: si intitola così il numero più recente del McKinsey Quarterly: il trimestrale della società di consulenza approfondisce – come potrebbe essere diversamente – l’impatto della crisi da Covid sulle aziende. Tra gli spunti più interessanti, l’idea che per «dare un senso alla vita, lavorativa e non, in tempi difficili», come dice il titolo, diventi ancora più importante sforzarsi di dare un contributo positivo alla società esterna. Paradossalmente però il modo migliore per farlo è migliorarsi al proprio interno. Il ragionamento si applica ad aziende e società, per gli autori del McKinsey Quarterly, ma a guarda bene vale anche per le persone.

Sicuramente è su questa linea di pensiero che si è mosso il gruppo Giorgio Armani, ispirato dal fondatore e ancora oggi guida del gruppo. Non a caso la rivista che abbiamo citato parla di «boss factor»: lo stilista e imprenditore fu tra i primi, ormai un anno fa, a intuire la gravità della crisi da Covid: il 23 febbraio 2020 terminò la settimana della moda femminile di Milano – che si era svolta con pubblico in presenza – sfilando a porte chiuse , quando ancora la pandemia sembrava soprattutto un problema cinese che in Europa avremmo potuto arginare. Come sappiamo, non è stato così e quasi certamente questa precoce consapevolezza, quasi una preveggenza, è alla base del percorso fatto nei mesi successivi dal’azienda e dall’ultimo passo, la riorganizzazione degli spazi aziendali per affrontare le conseguenze sanitarie del Covid e il cambiamento delle abitudini di lavoro. a partire dallo smart working, adottato fin da febbraio 2020 e su larga scala. Per mettere a punto i passi successivi il gruppo Armani si è rivolto a numerosi esperti, il risultato è stato la messa a punto di nuovi strumenti a protezione della salute dei lavoratori che si recano in ufficio: oltre al lavoro in remoto, l’azienda offre test con cadenza bimestrale per tutti i dipendenti, distribuzione gratuita quotidiana di mascherine chirurgiche, orario flessibile (anche e soprattutto per chi lavora in presenza), calendari di presenza che assicurano il distanziamento e il non assembramento, intensificazione delle misure igieniche, campagna vaccinale per l’influenza. Un punto importante, viste le difficoltà che ha avuto la somministrazione dei vaccini in Lombardia nel 202o: Il gruppo Armani è leader globale nella moda (il fatturato 2019 è cresciuto del 2,3% a 2,16 miliardi), ma il suo cuore è a Milano e nella città e nella regione lavorano centinaia dei suoi dipendenti.

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Alcuni spazi aziendali sono stati completamente trasformati: i locali della palestra (già fiore all’occhiello dell’azienda) di via Bergognone 46 – la strada dove si trovano anche molti showroom – sono stati adibiti a infermeria: è qui che i dipendenti vengono sottoposti a test sierologici gratuiti periodici e su richiesta, alla somministrazione dei vaccini antinfluenzali, una possibilità che è stata estesa anche ai familiari. Gli chef e tutto il personale dei ristoranti di Milano – Emporio Armani Caffè e Ristorante Milano e Nobu Milano – già attivi nel servizio di preparazione dei piatti e cocktail da asporto e delivery, sono stati coinvolti nella messa a punto di un servizio per chi lavora in presenza: i pasti – scelti da un menù ogni giorno diverso – possono essere consumati, quando consentito e in ottemperanza al protocollo di sicurezza in atto, nella sala catering adiacente all'Armani/Teatro, riconfigurata a mensa, e vengono consegnati su richiesta anche nelle altre sedi di via Borgonuovo, vicino al quadrilatero della moda. È lunghissimo l’elenco di iniziative degli ultimi mesi che hanno mostrato la flessibilità e allo stesso tempo la “proattività” del gruppo, dalle donazioni per la ricerca alla riconversione di impianti per la produzione di camici. Sarà interessante vedere se – come auspicato da più parti in Italia e all’estero – il gruppo si ritaglierà un ruolo di “privato attento alla salute pubblica” nella campagna vaccinale contro il Covid.

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