lettera a wwd

Armani striglia il sistema moda: «Ora tagliamo gli eccessi e rallentiamo»

Per lo stilista è esasperato il ciclo di consegna senza fine del fast fashion, mentre il lusso richiede tempo per essere raggiunto e apprezzato

Red. moda

(AFP)

2' di lettura

Rallentare, tagliare gli eccessi, riprendersi le stagioni (commerciali). Giorgio Armani, da sempre paladino della idea di una moda senza tempo, e conosciuto in tutto il mondo per lo stile rigoroso delle collezioni, ha affidato in una lettera al quotidiano americano Wwd (Women’s Wear Daily) una serie di riflessioni e un vero e proprio sfogo su quanto «sia assurdo lo stato attuale delle cose, con la sovrapproduzione di capi e un disallineamento criminale tra il tempo e la stagione commerciale».

Tra i primi a riconoscere i rischi del virus
Lo stilista è stato tra i primi a prendere misure per garantire la sicurezza ai tempi del coronavirus, intuendo che la situazione era grave fin da febbraio. Il 23 febbraio decise infatti di far sfilare a porte chiuse e in diretta streaming la collezione Giorgio Armani autunno-inverno 2020-21, uno degli show che avrebbe chiuso la settimana della moda femminile di Milano di febbraio (quello stesso giorno Laura Biagiotti fece la stessa scelta e Moncler annullò l’evento aperto al pubblico della collezione Genius). Una sfilata senza pubblico, criticata da alcuni, si è rilevata una scelta corretta alla luce di quello che è successo in tutto il mondo nelle settimane dopo.

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Due mesi di riflessioni
Sono passati quasi due mesi, nei quali evidentemente Armani ha fatto le riflessioni contenute nella lettera a Wwd, il più importante quotidiano della moda e del lusso americano. Lettera in cui lo stilista definisce addirittura «assurdo» lo stato attuale del sistema moda e invita a rallentare, perché sarà «l’unica via d’uscita che riporterà valore al nostro lavoro». Armani ha la sua versione sulle cause del declino della moda «iniziato quando il segmento del lusso ha adottato i metodi operativi del cosiddetto fast fashion, imitando il ciclo di consegna senza fine di quest’ultimo nella speranza di vendere di più, ma dimenticando che il lusso richiede tempo, per essere raggiunto e apprezzato».

Il lato positivo della crisi
È allora il tempo di rallentare, approfittando dei nuovi ritmi dettati dalla crisi che è anche «un’opportunità per restituire autenticità e riallineare tutto. Lavoro con i miei team da tre settimane prosegue lo stilista in modo che, dopo il blocco, le collezioni estive rimarranno nelle boutique almeno fino all’inizio di settembre, come è naturale. E così faremo d’ora in poi». C’è bisogno di tempo per apprezzare qualcosa, che sia una persona o che sia un oggetto. È questo un altro dei tanti punti per cui insiste lo stilista: «Non ha senso che una delle mie giacche o tute viva nel negozio per tre settimane prima di diventare obsoleta, sostituita da nuovi prodotti non troppo diversi».

Le iniziative di solidarietà e per la sicurezza
Lo stilista è stato tra i primi ad annunciare la produzione di camici monouso anti Covid-19 per medici e infermieri e ha donato complessivamente 2 milioni di euro per sostenere la protezione civile e gli ospedali: lo Spallanzani di Roma, gli ospedali milanesi (Sacco, San Raffaele e Istituto dei Tumori), e quelli di Piacenza, Bergamo e della Versilia. Dal 10 marzo, un giorno prima della decisione del Governo, lo stilista ha chiuso al pubblico gli Armani Hotel e tutti i suoi esercizi commerciali.

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