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Armi a Kiev, terzo decreto del governo. Lista segreta, scontro sui mezzi pesanti

Un punto politico decisivo divide tuttora la maggioranza. È l’invio di armi considerate «offensive» a differenza di quelle definite invece «difensive».

di Marco Ludovico

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3' di lettura

Il terzo decreto di forniture militari all’Ucraina decolla. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, firmato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, insieme ai titolari di Economia ed Esteri, Daniele Franco e Luigi Di Maio. La lista dei materiali in partenza per Kiev, voce per voce, è in dirittura d’arrivo. Segreta come le precedenti, sarà illustrata lunedì da Guerini al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). Al comitato le riunioni sono altrettanto segrete per legge.

Un punto politico decisivo divide tuttora la maggioranza. È l’invio di armi considerate «offensive» a differenza di quelle definite invece «difensive». Distinzione quasi surreale, certo. Ma, in concreto, l’ipotesi di mandare alle forze armate ucraini gli obici 155/39 FH-70, in dotazione all’Esercito, può infiammare lo scontro già teso nella maggioranza.

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M5S e Lega contrari ad armi più pesanti, gli altri partiti cauti

Il dibattito finora ha visto M5S in prima linea, e poi Lega contrari alle armi più pesanti. Gli altri partiti non si sono finora opposti ma restano cauti. La lista del terzo decreto, insomma, è materia scottante. Lorenzo Guerini, nella recente audizione alle commissioni Difesa di Camera e Senato, ha parlato dell’invio già fatto nelle precedenti due volte. «Riguarda sistemi controcarro, sistemi di difesa aerea a cortissimo raggio, mortai, munizionamento di artiglieria, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale e kit di sopravvivenza». Indiscussa fede atlantica ma altrettanto senso politico, il ministro della Difesa ha poi sottolineato come il rifornimento di armi all’Ucraina «non può essere disgiunto dal lavoro e dallo sforzo che stiamo facendo insieme agli altri Stati europei, uno sforzo diplomatico per il cessate il fuoco e per avviare i negoziati».

Una lista di forniture militari con mezzi più combattivi

La posizione di Guerini coincide con la linea ormai assunta dal presidente del Consiglio Mario Draghi. La lista delle forniture militari, in fase di chiusura, non è dunque identica alle precedenti. Alcuni materiali si sono esauriti. Altri sono stati integrati. Ma, soprattutto, sono in ballo mezzi più combattivi e reattivi disponibili nel nostro parco della Difesa. Ci sono, per esempio, gli M113, veicolo cingolato da trasporto truppe, progettazione anni ’50 del secolo scorso, non proprio modelli ultima versione. Sono spuntati i Lince Vtlm (veicolo tattico leggero multiruolo), già attivo in Libano, Afghanistan e Somalia.

Più a rischio sul piano politico, così come gli obici FH-70, forse ancora di più, sono i Leopard, carri armati a tutti gli effetti, costruzione metà anni ’60 del secolo scorso. In Parlamento i Leopard hanno in discussione un programma di ammodernamento. Per la «prontezza operativa» potrebbero avere una revisione rapida in Germania fatta dall’industria Rheinmetall, un colosso del settore.

Verso un nuovo decreto missioni in Cdm

Va detto come la scorsa audizione di Guerini al Copasir, lo ha sottolineato il presidente Adolfo Urso, filò liscia come l’olio. Ma il clima ora è cambiato. In continuo peggioramento sul tema delle armi. Molto più aspro, in proporzione, del merito concreto sui mezzi inviati o da inviare. Lo stesso Guerini ha dovuto e voluto precisare come le armi saranno «a munizionamenti a cortissimo raggio funzionali al solo scopo difensivo e per proteggere città e cittadini». Poi, al più presto possibile, in Consiglio dei ministri andrà il nuovo decreto missioni. Prevede, come ha già annunciato il ministro, nuovi «impegni in Bulgaria e Ungheria». Le schede operative sono pronte e il Mef (ministero economia e finanze) deve chiudere sulle coperture, circa 70 milioni. La carne al fuoco, insomma, è tanta. L’ostilità dentro la maggioranza altrettanta. Ma Draghi andrà avanti.

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