Opinioni

Armi spuntate contro l’evasione fiscale

I provvedimenti previsti nel 2021 si annunciano timidi e costosi, mentre il nodo resta sempre l’iva

di Vincenzo Visco

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(Adobe Stock)

I provvedimenti previsti nel 2021 si annunciano timidi e costosi, mentre il nodo resta sempre l’iva


4' di lettura

Quando l’emergenza sanitaria sarà conclusa il bilancio pubblico italiano dovrà fare i conti con equilibri molto complessi. Da un lato, le spese per investimento dovranno rimanere sostenute se si vuole recuperare e consolidare un auspicabile aumento della crescita economica; dall’altro, le spese correnti (permanenti) relative a settori molto importanti e sacrificati dalle politiche di austerità degli anni passati, come la sanità e l’istruzione, saranno non di poco più elevate di quelle attuali.

Tornerà quindi d’attualità la questione dell’evasione fiscale e della sua riduzione. Argomento che continua a essere evocato come importantissimo e decisivo, ma che in realtà non viene affrontato con l’energia necessaria e secondo una strategia esplicita e coerente. In proposito due punti devono essere chiari: a) non si può sperare di contrastare l’evasione col consenso degli evasori; b) la lotta all’evasione non è un pranzo di gala.

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L’impressione che il governo non sia in grado di metabolizzare i due punti indicati è forte. Tuttavia non vi saranno molte alternative possibili se si vorranno mantenere i conti in ordine, affidando a una crescita più dinamica la possibilità di non dover aumentare la pressione fiscale. Inoltre riportare l’evasione italiana al livello di quella degli altri principale Paesi europei dovrebbe necessariamente far parte dei programmi di modernizzazione del Paese.

Nel prossimo anno entreranno in vigore alcuni provvedimenti che riguardano la questione dell’evasione. A gennaio dovrebbe aver inizio la trasmissione telematica dei corrispettivi. È una misura da tempo attesa che dovrebbe avere effetti positivi rilevanti in quanto diventerebbe impossibile la pratica, molto diffusa, di emettere gli scontrini e poi non dichiarare i ricavi relativi. Essa doveva essere accompagnata da una lotteria utile a fornire un incentivo ai consumatori a richiedere lo scontrino e quindi a far sì che la vendita sia registrata. Sfortunatamente la lotteria è stata congegnata in modo da mettere a rischio l’obiettivo perseguito: intanto non si tratta di una lotteria istantanea, i premi sono troppo ridotti, e soprattutto, a causa di una delle tante decisioni singolari della privacy, chi vorrà partecipare alla lotteria non dovrà limitarsi a fornire il proprio codice fiscale, come per gli acquisti in farmacia, ma dovrà registrarsi su un apposito sito, ottenere un codice alternativo a quello fiscale, fornirlo al venditore e attendere le estrazioni. Procedura che rischia di vanificare l’efficacia dello strumento.

A tutto ciò il governo ha aggiunto incentivi a favore dell’uso della moneta elettronica, molto costosi per il bilancio, a favore dei consumatori che effettueranno in un semestre almeno 50 operazioni di acquisto, pagando con bancomat o carta di credito, prevedendo la restituzione del 10% della spesa sostenuta entro un tetto di 1.500 euro ogni sei mesi (quindi 300 euro al massimo). Incentivo non particolarmente appetibile. Vi saranno poi altri premi (3.000 euro) per i primi 100 consumatori che nell’arco di 6 mesi avranno effettuato il maggior numero di transazioni elettroniche. Anche in questo caso sarà necessario registrarsi preventivamente utilizzando una apposita applicazione informatica, riconfermando così la vocazione a complicare le cose semplici. Questa misura si sovrappone, e non si aggiunge, all’invio telematico dei corrispettivi e alla lotteria (di cui appare come un duplicato), e rischia quindi di rappresentare un inutile spreco di pubblico denaro, tanto più che si applicherebbe anche a chi già oggi utilizza abitualmente i pagamenti elettronici. Inoltre si sopravvaluta la relazione tra pagamenti in contanti ed evasione, in quanto la parte più rilevante dell’evasione si verifica attraverso la manipolazione dei bilanci e delle registrazioni contabili, indipendentemente dalla modalità di pagamento. Una soluzione adeguata sarebbe stata: lotteria istantanea, premi frequenti anche se in maggioranza di importo contenuto, pagamenti e premi canalizzati attraverso i gestori delle carte in modo da evitare le stravaganze della privacy e le registrazioni aggiuntive.

In ogni caso, ridurre l’evasione fiscale nel nostro Paese rimane un obiettivo prioritario. Il fenomeno è noto, così come note sono le modalità con cui esso viene realizzato. Anche le proposte per contrastarlo esistono da tempo. Sarebbe necessario raccoglierle in un progetto coerente, varando una terapia d’urto, senza farsi condizionare dalle resistenze molto forti che si incontrerebbero, dal momento che un’evasione di massa come quella italiana coinvolge alcuni milioni di persone, e quindi di voti potenziali.

Occorre riorganizzare e rafforzare l’amministrazione, oggi allo sbando e delegittimata, e partire dall’evasione dell’Iva che è la premessa logica e contabile per l’evasione delle imposte sui redditi, ricordando che a 100 euro di evasione dell’Iva corrispondono 120-125 euro di evasione delle imposte a essa indirettamente collegate (Irpef, Ires, Irap). E va anche preso atto che le modalità con cui è stata attuata e viene gestita la fatturazione elettronica non stanno funzionando in quanto il recupero di gettito che essa ha prodotto è di gran lunga inferiore alle aspettative e potenzialità dello strumento. L’impressione è che siamo in presenza del varo sistematico di strumenti giusti, potenzialmente efficaci e persino decisivi, introdotti però sempre con carenze progettuali e operative che li rendono al dunque poco utili, quasi che ci fosse una remora ad affrontare seriamente la questione. Forse è arrivato il momento di fare sul serio.

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