CAMBIAMENTI CLIMATICI

Arnaldo Caprai investe nelle maxi ventole antigelo «salva vigneti»

La ventola montata su una pala eolica permette di generare un vortice di aria che innalza la temperatura contribuendo a contrastare le gelate

di Giorgio dell'Orefice

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Nebbia artificiale nei vigneti Arnaldo Caprai

La ventola montata su una pala eolica permette di generare un vortice di aria che innalza la temperatura contribuendo a contrastare le gelate


3' di lettura

L'emergenza Covid-19 non fermerà i cambiamenti climatici ed è per questo che alcune aziende vitivinicole, chiudendo il cerchio di investimenti avviati prima della crisi, non smettono di affrontare i nodi critici emersi prima della pandemia.

È il caso ad esempio della Arnaldo Caprai, cantina umbra e vera e propria griffe del Sagrantino di Montefalco (900mila bottiglie prodotte per un giro d’affari di 6,5 milioni di euro realizzato per il 30% all’estero) che nei giorni scorsi ha presentato il proprio ultimo investimento in campo: una maxi ventola in grado di generare un vortice di aria che modifica, innalzandola, la temperatura al terreno e dando così un importante contributo a risolvere l’emergenza delle gelate nei vigneti.

«Si tratta di un problema con il quale i vignaioli hanno sempre convissuto – spiega il titolare Marco Caprai – ma che negli ultimi anni ha assunto una frequenza sconosciuta. Diciamo che mentre in passato ogni decennio si registrava in media una gelata in grado davvero di compromettere i raccolti, negli ultimi dieci anni questi eventi si sono moltiplicati e se ne contano almeno 4 con l'ultimo, quello del 2017 che dalle nostre parti ha distrutto fino al 60% del raccolto. Dovevamo correre ai ripari».

L'assist è venuto dalla misura innovazione del Psr Umbria che prevede che si possano trasferire tecnologie che non hanno avuto ancora implementazione nella regione.

Una fase dell’installazione della maxi-ventola nei vigneti Arnaldo Caprai

«Si tratta di una grande ventola – spiega Caprai – montata su una pala eolica alta però non più di una decina di metri e che è mossa da un motore con una potenza di 130 cavalli. Col freddo e con le gelate accade che l’aria fredda si stratifica a livello del suolo mentre già a 6-8 metri di altezza sia più calda. In media man mano che si va più in alto la temperatura cresce di un grado centigrado al metro. Questa grande ventola crea un vortice che spinge l’aria calda verso il basso contribuendo a innalzare la temperatura a livello del terreno, scongiurando così le gelate. La ventola funziona con un alert che la mette in moto quando la temperatura a livello del suolo scende sotto 1 grado e si spegne al raggiungimento di 5 gradi».
Ognuna di queste ventole copre una superficie di circa 60mila metri quadri, quindi 6 ettari.

L’azienda Caprai ha 150 ettari di vigneto (110 dei quali di proprietà), «ma l'area sensibile – aggiunge Marco Caprai – quella cioè più esposta alle gelate riguarda non più di 35 ettari per cui probabilmente ne acquisteremo in futuro altre».
L’investimento ammonta a circa 50mila euro a macchina anche se nel caso dell’impianto realizzato da Caprai si è arrivati a quota 70mila perché si è optato per un palo retrattile (che quindi minimizza l'impatto paesaggistico) e per la possibilità di orientare la ventola a 360 gradi.

«Rispetto alla grande emergenza coronavirus – conclude Caprai – nella quale soprattutto a causa del lockdown della ristorazione abbiamo il prodotto ma non il mercato, questo investimento ha per noi una valenza augurale, nel senso che ci consente di tornare a ripensare a prima della pandemia quando il mercato non era in discussione ma poteva capitare per eventi atmosferici di non avere il prodotto. Speriamo di tornare presto a quel tipo di scenario».

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