Il caso Durigon

Arnaldo Mussolini, il fratello del duce tra corruzione e delitto Matteotti

Il deputato socialista era pronto a denunciare la corruzione dietro l’affare Sinclair, la convenzione tra il governo fascista e la compagnia petrolifera americana per il monopolio della ricerca petrolifera. Una vicenda che coinvolgeva anche Arnaldo Mussolini

Arnaldo Mussolini (Gettyimages)

2' di lettura

Di fronte alla pioggia di reazioni ha provato ad aprire l’ombrello: «Io non pensavo ad Arnaldo Mussolini, io pensavo a mio nonno Raffaele, non un fascista ma vero democristiano e uomo di Chiesa... L’ha fatta lui Latina, anzi Littoria, assieme a tutti gli altri coloni, gli altri pioneri poverissimi che arrivarono dal veneto nel 1930». Ma Claudio Durigon da Latina, anzi Littoria, classe 1971 ed esponente pontino della Lega, oltre che sottosegretario all’Economia del governo Draghi, non è riuscito a deviare il flusso delle polemiche innescate dalla sua proposta: togliere al giardino comunale della sua città il nome “Parco Falcone-Borsellino” per omaggiare il fratello del duce.

Uomo di fiducia del duce

Il fratello minore la cui immagine Benito Mussolini aveva cercato di “ripulire”, subito dopo la morte (avvenuta per infarto nel 1931), dalle voci di affarismi e speculazioni economiche che ne avevano accompagnato la carriera sempre al fianco del duce: uomo di fiducia con un ruolo centrale nella riorganizzazione della stampa ma anche nella definizione del rapporto tra il fascismo e la Chiesa cattolica. Un attore nella stabilizzazione del regime di cui incarna anche una caratteristica tenuta ben nascosta dalla dittatura ma ormai portata alla luce da tempo dagli studi storici: la corruzione.

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La «convenzione Sinclair»

La vicenda più grande fu l’affare Sinclair Oil: dopo lunghe trattative, nel 1924 la compagnia petrolifera americana si assicurò il monopolio di ricerche sul territorio italiano pagando tangenti a membri del governo fascista ma anche ad Arnaldo Mussolini. Qualcuno, però, era riuscito a ottenere le prove di quei finanziamenti occulti ed era pronto a denunciare: si chiamava Giacomo Matteotti. Gli fu impedito. Il 10 giugno 1924, giorno del suo omicidio, il deputato socialista avrebbe dovuto tenere un discorso alla Camera dopo quello celebre (e rimasto suo ultimo) sui brogli elettorial del fascismo. Secondo molti storici (tra questi Emilio Gentile) fu questo il motivo della sua uccisione. Venne ucciso perché non svelasse uno scandalo finanziario che coinvolgeva anche Arnaldo Mussolini. Di cui restano celebri le dichiarazioni a favore del fascismo durante tutta la vicenda Matteotti e ormai accertati i legami con gli esecutori di quel delitto.

La guerra toponomastica a Latina

A Latina, quello che la defascistizzazione della toponomastica aveva ribattezzato già nel 1943 semplicemente “Parco Comunale”, nell’uso cittadino ha continuato a essere “Parco Mussolini”. Solo nel 2017 la giunta di centrosinistra decise di chiamarlo ufficialmente “parco Falcone-Borsellino”. Ora Durigon, pensando a suo nonno nonno Raffaele, vorrebbe tornare al fratello del duce Arnaldo.

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