Surgelati

Arpor (Orogel) di Policoro diventa fabbrica 4.0

di Luigia Ierace

1' di lettura

Dal campo alla tavola nello stabilimento di Policoro (Matera) dell’Arpor, cooperativa agricola Gruppo Orogel: 120mila mq di superficie di cui 24mila coperti, 32mila tonnellate di prodotto fresco lavorato.

È tra i più avanzati tecnologicamente in Italia nel campo della lavorazione e surgelazione di prodotti vegetali. «Una “filiera produttiva” – spiega il direttore dello stabilimento Gianmario Massocchi – che va dalla programmazione e produzione agricola passando per la trasformazione e surgelazione, sino al confezionamento dei prodotti che andranno nei freezer e sulle tavole degli italiani».

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Questi i numeri: 955 ettari di superfici lucane coltivate (198 nel 2009 quando Arpor acquisì l’impianto); oltre 21.200 tonnellate di vegetali surgelati (erano 8.700); 42,3 milioni di fatturato (13 milioni); 328 unità lavorative, con un picco di 491 lavoratori tra marzo-maggio. L'intera produzione, venduta da Orogel, è dello stabilimento lucano. Ingenti gli investimenti: 42,3 milioni spesi (2009-2020), altri 25 milioni da spendere (2021-2023) in chiave 4.0. Installati due forni di grigliatura per melanzane, zucchine e peperoni pronti, si sta ultimando il reparto di confezionamento con le nuove linee ed è prevista una nuova cella a bassa temperatura di stoccaggio del tutto automatizzata.

«Il progetto di valorizzazione della filiera dei Vegetali surgelati lucani Velusur consente di pianificare le produzioni in base alle richieste di mercato », sottolinea Nicola Vallinoto, agronomo di Agrifood Design, che ha progettato e coordina il progetto (capofiliera Arpor), finanziato per 8 milioni dalla Regione Basilicata con il Psr 2014/2020.

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