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Arredi in plastica, il futuro tra bio e riciclo

L’ecosostenibilità è al centro di ricerca e strategie aziendali: la via del recupero è più frequente, ma la sperimentazione spinge verso componenti di origine vegetale.

di Sara Deganello


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Una sala dell'Art & Design Atomium Museum di Bruxelles che raccoglie circa duemila oggetti in plastica

4' di lettura

La vita della plastica nell’arredo al tempo dell’economia circolare è soprattutto un percorso votato al recupero e al riutilizzo. Con qualche puntata nel mondo delle bioplastiche, materiali di derivazione non fossile ma vegetale.

È il caso delle microsfere BioFoam brevettate da Synbra Technology, ottenute dalla canna da zucchero: sono riciclabili, biodegradabili e hanno proprietà paragonabili a quelle del polistirene espanso sinterizzato, l’aka polistirolo.

È proprio per questo che vanno a sostituirlo nell’imbottitura di Sacco Goes Green, riedizione ecofriendly numerata del celebre pouf ideato nel 1968 da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro e prodotto da Zanotta. Il rivestimento dei 100 pezzi – caratterizzati da un pattern ispirato alle reti disegnato da Pierre Charpin – è realizzato in Econyl, il filo di nylon rigenerato e riciclabile all’infinito ricavato da reti da pesca e scarti plastici vari.

Sacco Goes Green, riedizione ecofriendly in 100 pezzi del pouf Zanotta ideato nel 1968 da Gatti, Paolini e Teodoro

È lo stesso materiale utilizzato da Prada nella linea di borse Re-Nylon: primo passo verso l’uso di Econyl in tutti i capi della maison entro la fine del 2021. Anche Giuliano Mosconi, presidente e ad di Zanotta, dà un orizzonte più ampio all’operazione: «Sacco Goes Green è l’inizio di un nuovo percorso di ricerca e sperimentazione sui materiali riciclati e i biomateriali che intendiamo portare avanti come strategia aziendale. Da gennaio 2020 entrerà a far parte del catalogo Zanotta mantenendo gli stessi materiali ecosostenibili dell’edizione limitata. Il rivestimento esterno non avrà più il decoro di Pierre Charpin ma sarà declinato a tinta unita in diverse varianti cromatiche».

Anche Kartell ha presentato all’ultimo Salone del Mobile il manifesto Kartell Loves The Planet, in cui la sostenibilità si inserisce nel cuore del processo produttivo. E da qualche anno, a partire dal progetto della Bio Chair di Antonio Citterio, sperimenta con le bioplastiche.

Duna 02 di Lievore Altherr Molina per Arper: riedizione del modello del 2014 con scocca in materiale riciclato

Nel campo dei polimeri di origine vegetale non mancano progetti più arditi. Lo studio Carlo Ratti Associati ha presentato con Eni Feel The Peel, una macchina spremi arance itinerante: attraverso l’essiccazione, la macinazione e la miscelazione con acido polilattico delle bucce, le trasforma nella bioplastica che la stampante 3D integrata utilizza per produrre i bicchieri per nuove spremute.

Viviamo in un momento storico in cui la plastica sembra essere il nemico numero uno, o come minimo una colpa da trasformare e capovolgere come nell’iniziativa GuiltLess Plastic della galleria milanese Rossana Orlandi all’interno della quale dal 2019 vengono premiati i migliori progetti di riutilizzo degli scarti plastici, come Substantial Furniture Line di Alexander Schul, vincitore nella categoria “design”: arredi termoformati a partire dal polistirene antiurto recuperato e pressato in fogli.

Una delle grandi mistificazioni che riguarda la plastica è che è tutta uguale. Lo spiega bene il designer Jacopo Foggini che lavora esclusivamente con metacrilato e policarbonato, con il quale ha progettato per Edra le sedie Ella, Gina, Gilda, oltre a numerosi altri oggetti e arredi fantastici: «Stiamo parlando di materiali completamente riciclabili. Il mio fornitore a Varese recupera la materia base da varie fonti come vecchi giocattoli. È un derivato del petrolio che si può riutilizzare decine di anni».

N02 Recycle di Nendo per Fritz Hansen, sedia con scocca in polipropilene riciclato

È invece in polipropilene riciclato la scocca della sedia N02 disegnata da Nendo per il marchio danese Fritz Hansen, che, come spiega Oki Sato dello studio giapponese, enfatizza la circolarità: «L’origine del materiale, ovvero il fatto di essere generato da bottiglie e contenitori di plastica di uso quotidiano in ambito domestico, è un elemento di connessione tra la sedia e chi la usa».

La sedia impilabile On & On di Barber & Osgerby per Emeco si affida a un principio analogo: è riciclabile “on and on”, essendo realizzata per il 70% da rPet (recycled Pet), un materiale che Emeco conosce dal 2010, da quando ricreò in plastica la sua iconica 111 Navy Chair in alluminio.

Nello stesso filone si inserisce l’iniziativa di Slide, azienda che da circa vent’anni produce alle porte di Milano arredi in polietilene: ha cominciato a utilizzare quello riciclato, che quest’anno si presenta nel nuovo colore Mahogany Leather della collezione Mara, col design di Lorenza Bozzoli.

Broom di Philippe Starck per Emeco, composto per il 75% da scarti di polipropilene e per il 15% da fibre di legno recuperate

Il marchio spagnolo di arredi da esterni Vondom sposta l’asticella ancora più in là, cercando di coniugare la scelta di produrre pezzi in plastica riciclata con l’esigenza di ripulire il mare: reti da pesca abbondonate, rifiuti provenienti dalle Baleari e bottiglie di plastica raccolte nel Mediterraneo sono la materia prima per le sue collezioni.
Vondom collabora con pescatori e associazioni per realizzare questa «rivoluzione», che prende vita poi nelle creazioni dei designer. Eugeni Quitllet firma le sedute Ibiza, che descrive così: «Mi sono ispirato ai ricordi della mia infanzia dei pezzi di plastica portati dal mare: erano come tante conchiglie artificiali».

Hexa di Taeke Halma per Slide versione Chocolate Brown in polietilene riciclato

Un’altra designer iberica, Inma Bermúdez, ha disegnato una collezione che trasforma i rifiuti in Pet pescati dal mare dai pescatori spagnoli in una borsa, due fodere per cuscini e una tovaglia: è Musselblomma. La troveremo sugli scaffali Ikea a partire dal 2020.

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