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Arredo e pelletteria, sostenibili per vocazione

I settori sono diversi ma i punti di forza sono simili: dalla visione di medio-lungo periodo alla capacità di adattarsi ai cambiamenti

di Giulia Crivelli

2' di lettura

Settori, dimensioni e strategie di crescita diverse, ma punti di forza simili: dalla visione di medio-lungo periodo alla capacità di adattarsi a cambiamenti interni e crisi globali. Potremmo raccontare così il quadro tratteggiato da Andrea Sasso, Giulia Molteni e Gianni Giannini, protagonisti, con le rispettive aziende, di due settori del made in Italy – arredo-design e Tma (tessile-moda-accessorio) – che sono da una parte motore del Pil e dell’export nazionale e dall’altra volani dell’immagine del nostro Paese nel mondo. «Il nostro gruppo ha un portafoglio di nove brand di arredo e illuminazione, con fatturati da 5 a 30 milioni, che incarnano perfettamente la struttura della filiera – ha spiegato Sasso, chairman e ceo di Italian Design Brands –. Sono radicate sul territorio e interessante a rispettarlo e a trasmettere il know how, ma sono anche da sempre vocate all’export e capaci di adattarsi alle crisi. Oggi si parla di Esg: questo settore è sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale da sempre».

Immagine confermata da Giulia Molteni, chief marketing officer del gruppo Molteni, fondato dal suo bisnonno nel 1934 e che oggi ha in portafoglio anche Dada, Unifor e Citterio ed è il più grande del settore, con ricavi di circa 400 milioni. «Il momento, nonostante tutto, per l’arredo è positivo e il rimbalzo dei mercati nordamericani ha largamente compensato le difficoltà della Cina – ha sottolineato Giulia Molteni –. In quasi 90 anni abbiamo visto tanti cambiamenti nella mappa dell’export e li abbiamo sempre affrontati con successo: le aziende italiane non conoscono la parola rigidità. La vera sfida alla quale lavoriamo anche come aziende capofiliera è la sostenibilità, che deve essere considerata un percorso».

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Attenzione al territorio e alle persone sono i valori ricordati con forza e passione da Gianni Giannini, fondatore di Doucal’s, azienda marchigiana di calzature di alta gamma. «I costi e la scarsità delle materie prime, energetiche e non solo, sono senz’altro un problema, ma confido che nel medio termine si risolva. Mi preoccupa molto di più la mancanza di persone giovani che si avvicinino al settore delle calzature e del tessile-moda nel suo complesso – ha spiegato Giannini –. Serve una grande opera di sensibilizzazione, per spiegare alle nuove generazioni che lavorare nel made in Italy di qualità dà grandi soddisfazioni, anche economiche, e che preservare l’artigianalità è un modo per fare la differenza, per custodire davvero ciò che di buono e bello ha costruito chi è venuto prima di noi».

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