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Arredo, la Germania consolida il sorpasso sul made in Italy nell’export

di Giovanna Mancini

(ANSA)

3' di lettura

Il confronto internazionale è tra primi della classe e la richiesta di mobili italiani cresce nel mondo, nonostante gli scambi di arredamento abbiano invece registrato, nel 2016, un rallentamento a livello globale. Se si esclude la frenata degli anni 2008 e 2009, l’export di design made in Italy aumenta ininterrottamente da vent’anni, come testimoniano le statistiche sul commercio mondiale di prodotti di arredamento e illuminazione elaborate dal Centro studi di FederlegnoArredo.

Il nostro Paese ha venduto all’estero, l’anno scorso, il 51,3% della produzione (circa 20 miliardi), per un totale di 10,6 miliardi di euro, l’1,6% in più rispetto al 2015. I valori sono tornati così quasi ai livelli record pre-crisi, con i 10,9 miliardi del 2007.

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Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché se la leadership italiana è ben salda nell’alto di gamma (segmento in cui il nostro Paese detiene il 30% della quota globale, contro il 20% di Germania e Stati Uniti, secondo il Design Market Monitor di Bain&Company e Fondazione Altagamma), in questi venti anni l’Italia ha invece perso il primato che deteneva nel 1997, tra gli esportatori mondiali di arredo, quando esportava 8,5 miliardi di euro contro i 4 miliardi della seconda in classifica, la Germania. Ora l’Italia è al terzo posto, superata da Cina e Germania e incalzata dai nuovi player come la Polonia. Tra il 1997 e il 2016, mentre l’export di prodotti italiani cresceva del 25%, quello della Cina aumentava del 2.415% e quello della Germania de 191%.

NOI E GLI ALTRI

Valori dell'export di prodotti per arredamento e illuminazione dei principali esportatori mondiali. Dati in milioni (Note: clicca sulla Cina per confrontarla con gli altri Paesi - Fonte: Centro Studi FederlegnoArredo)

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Il punto non è la classifica in sé: la Cina ad esempio (che ha superato l’Italia per esportazioni nel settore nel 2003), con i sui 72 miliardi non è un reale competitor del made in Italy, perché si rivolge a una fascia di mercato bassa e perché, spiegano dal Centro studi di Fla ha creato una sorta di «mercato proprio in tutto il mondo, sostituendo la produzione locale in molti Paesi, attraverso la leva del prezzo».

L’aspetto di queste statistiche che deve far riflettere è piuttosto la “galoppata” della Germania, che l’anno scorso ha raggiunto gli 11,6 miliardi di esportazioni. Il sorpasso è avvenuto nel 2010 e, spiegano ancora dal Centro studi Fla, è in gran parte dovuto alla solida partnership che la Germania ha saputo creare con la Polonia. L’Italia resta infatti il primo esportatore europeo verso i Paesi extra-Ue, con una quota del 30% sul totale dell’export europeo verso quei mercati. È inoltre il primo fornitore di mobili della Cina e il secondo (dopo la Cina stessa) degli Usa, dove peraltro continua ad aumentare la propria quota a scapito dei competitor. Infine, è il secondo Paese al mondo (sempre alle spalle della Cina) per saldo commerciale netto.

Il punto, osserva però Franco Caimi, ad dell’azienda di arredi per l’ufficio Caimi Brevetti, è che «in un mercato globalizzato si apre una partita completamente nuova, in cui non è detto che i punti di forza del made in Italy, ovvero qualità, creatività, innovazione e flessibilità, saranno ancora gli elementi vincenti. Serviranno risposte nuove e in certi casi la soluzione per competere potrebbe essere unire le forze». In questo i tedeschi vanno presi come modello: «Riescono da sempre a fare gruppo – aggiunge Caimi – e a mettere insieme competenze anche diverse, dalla finanza all’edilizia, fino al mobile. Sono una forza economica e politica che sui mercati mondiali conta, anche per aggiudicarsi le migliori commesse».

Dello stesso avviso Giovanni Del Vecchio, ad di Giorgetti: «Il confronto si perde dove contano di più la solidità finanziaria e politica di un Paese e la sua capacità di fare sistema», dice, ma subito precisa: «Sul prodotto e sull’alto di gamma le aziende italiane restano molto competitive, più di quelle tedesche». Anche sul fronte della distribuzione retail, secndo Del Vecchio, il made in Italy è un punto di riferimento nel mondo: «Tutti i brand italiani, anche i medi, hanno investito per riposizionare sul segmento medio-alto la distribuzione nel mondo, meglio di altri competitor».

Una leadership sulla qualità in grado ancora di fare la differenza sui mercati internazionali e sul segmento contract. «Questo non significa che possiamo sederci sugli allori – osserva Del Vecchio – perché è proprio questa continua ricerca che spinge i prodotti del made in Italy».

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