L’ARRESTO DELL’EX TERRORISTA

Arrestato Cesare Battisti. Conte: «In Italia nelle prossime ore». Bonafede conferma: «Sconterà l’ergastolo»


Cesare Battisti catturato in Bolivia

6' di lettura

L’ex terrorista Cesare Battisti è stato arrestato in Bolivia, a Santa Cruz de La Sierra. «Congratulazioni e conta sempre su di noi» ha scritto subito il presidente brasiliano Jair Bolsonaro in un tweet in italiano rivolto al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Battista, ha fatto sapere il premier Giuseppe Conte, sarà riportato in Italia nelle prossime ore (molto probabilmente arriverà alle 12,30 di domani) su un volo che partirà direttamente da Santa Cruz. In base a un accordo con Brasilia, l’Italia si era impegnata a garantire la non applicazione dell’ergastolo, vietato dalla costituzione carioca. Un obbligo che non varrebbe nel caso di partenza da un altro paese, come fa sapere via Twitter il ministro della Giustizia Bonafede: «Tornerà in Italia direttamente dalla Bolivia. In questo modo, l’ex terrorista sconterà la pena che gli è stata comminata dalla giustizia italiana: l’ergastolo!».

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L’arrivo domani alle 12,30 a Ciampino
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso soddisfazione per l’arresto con l’augurio che adesso Cesare Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana «affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all’estero». «Finalmente giustizia per le famiglie», il commento nell’immediato del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Più tardi il premier può annunciare su Facebook che «Cesare Battisti rientrerà in Italia nelle prossime ore, con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma. Poco fa ho sentito al telefono il Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ho voluto ringraziare a nome di tutto il governo italiano per l’efficace collaborazione che ha portato alla cattura di Battisti». La partenza di Battisti dalla Bolivia è prevista intorno alle 17 ora locale, mentre l’arrivo del volo è previsto intorno alle 12,30 di domani a Ciampino.

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Nel post di Bolsonaro è incluso il messaggio con il quale Salvini ha commentato l’arresto dell’ex terrorista dei Pac ringraziando le forze dell’ordine italiane e straniere. «Spero che si parli di ore, perché in passato questo infame ci ha abituato a scherzi di ogni genere. Spero che arrivi in galera in Italia prima possibile e saranno tempi ristretti, c’è piena collaborazione con le autorità boliviane e brasiliane, c’è stato un bellissimo lavoro di squadra», aggiunge il vicepremier che a Milano ha incontrato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Proletari armati per il comunismo, che nella sparatoria rimase colpito e paralizzato. L’arresto dell’ex terrorista, «non è stato un regalo a me ma a tutti gli italiani. Bolsonaro è stato di parola: era stato uno dei suoi primi impegni dopo l'elezione alla presidenza della Repubblica in Brasile. Ripeto, ci sono troppi morti e feriti che da troppi anni attendevano giustizia». Battisti, ha aggiunto Salvini, «non è l’ultimo e non è l’unico. Ci sono decine di terroristi e vi do la mia parola che non ne lasceremo sfuggire neanche uno, andremo a prenderli uno per uno e li riporteremo in galera». E perciò chiederà «domani stesso al presidente del Consiglio Conte di scrivere al presidente Macron perché la Francia ci restituisca alcuni delinquenti». La Lega, inoltre, fa sapere attraverso il suo capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che presenterà una mozione alla Camera «per sollecitare con determinazione l’estradizione degli oltre 50 terroristi condannati in via definitiva e latitanti in Francia, Nicaragua, Argentina, Cuba, Algeria, Libia, Angola».

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Un aereo del governo italiano con a bordo anche uomini dell’Aise - l’Agenzia d’intelligence che si occupa dell’estero e il cui contributo è stato fondamentale per arrivare all'arresto di Battisti - e investigatori della Polizia è già partito per la Bolivia. Vanno ancora espletate alcune procedure e non è ancora stato chiarito se prima di esser estradato in Italia Battisti passerà o meno dal Brasile. Una volta riportato in Italia, Battisti sarà condotto nel carcere più vicino al luogo di atterraggio come prevede la procedura in situazioni di questo genere. Presumibilmente Rebibbia, stando alla previsione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Per quanto riguarda l'iter dell'estradizione, l'Italia non deve formalmente compiere alcun atto, perché l'intera procedura era già del tutto espletata nel dicembre 2018 gravando, su Battisti, condanne definitive.

Come si è arrivati all’arresto
L’arresto risale alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da parte di una squadra speciale dell'Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell'entroterra boliviano. L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola.

La squadra speciale dell’Interpol aveva indirizzato le ricerche intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Ieri infine è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto, sono stati quindi compiuti appostamenti in almeno tre-quattro aree differenti, finché l'ex terrorista è stato accerchiato e bloccato con il supporto della polizia boliviana. Cesare Battisti si sarebbe collegato anche ai social network durante la sua latitanza. È quel che risulta dalle indagini condotte dalla Digos di Milano e coordinate dal sostituto pg Antonio Lamanna. Indagini partite dai controlli su 15 tra cellulari, tablet e pc intestati a vari prestanome o riconducibili all'entourage dell'ex terrorista e da lui usati per connettersi ai social. Dai 15 supporti informatici è stata fatta una scrematura e sono stati individuati tre telefoni usati personalmente da Battisti.

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L’uomo aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux. Il 13 dicembre ne aveva ordinato l’arresto per “pericolo di fuga” in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell'insediamento di Jair Bolsonaro il 1° gennaio 2019.

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Era stato proprio Bolsonaro a imprimere un deciso cambio di passo alla vicenda, esprimendosi prima ancora di essere eletto a favore della riconsegna all'Italia di Battisti e rovesciando così la decisione dell’allora presidente Lula da Silva di concedere asilo politico all'ex terrorista condannato all'ergastolo in Italia per quattro omicidi.

«È fatta. Credo sia la volta buona»: così commenta l'arresto in Bolivia di Cesare Battisti Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l'uso delle gambe. «Forse davvero è una buona giornata», ha detto. «Non oso pensare che ora possa trovare un escamotage. Sarebbe da scriverci un libro».

Iter di estradizione concluso dal 2011
Sul piano tecnico «per quanto riguarda la procedura di estradizione di Cesare Battisti non c'è più nulla da espletare, l'intero iter è già formalmente chiuso dal 2011».. Per l'ex direttore degli Affari di Giustizia del ministero di via Arenula Raffaele Piccirillo, che seguì il dossier «dopo il 2011 sono seguite sollecitazioni sul piano politico e diplomatico e la vicenda ha avuto ulteriori sviluppi anche in sede giudiziaria, ma tecnicamente l'iter per la richiesta di estradizione era ed è concluso». Sull'intera procedura, spiega Piccirillo, ha pesato il veto posto dall'ex presidente brasiliano Lula. «Il tribunale federale brasiliano, pur dichiarando Battisti “estradabile”, disse infatti che quel veto non era impugnabile. Come ovunque le procedure di estradizione seguono, anche in Brasile, un doppio canale di controllo: quello giudiziario e quello politico», piano quest'ultimo su cui in Brasile ad un certo punto la vicenda si arenò.

Piccirillo riferisce ancora che in Brasile non c'è l'ergastolo, è vietato dalla Costituzione, per questo l'Italia si è impegnata per garantire che non sarà applicato all’ex terrorista. «Questo è frutto dell'accordo, della cosiddetta “condizione accettata”, concluso il 5 e 6 ottobre del 2017». Per cui a Battisti, una volta estradato, sarà applicata la pena massima di 30 anni. «L'autorità che doveva concedere l'estradizione, ossia il Brasile, ha apposto la condizione legata all'ergastolo e il ministro della Giustizia l'ha accettata» e questo è legato all'asimmetria tra il sistema giudiziario brasiliano che «non prevede l'ergastolo e anzi lo considera incostituzionale e quello italiano, dove invece l'ergastolo è formalmente ancora previsto», anche se di fatto non trova più concreta applicazione. Senza questa intesa, il via libera all'estradizione, il cui iter era già stato espletato, si sarebbe arenato.

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