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Arresto Matteo Messina Denaro, De Lucia: catturato l’ultimo stragista

Non ha opposto resistenza durante l’arresto. Era latitante dall’estate del 1993

di Nino Amadore

Mafia, Matteo Messina Denaro arrestato in una struttura sanitaria

8' di lettura

«Abbiamo catturato l’ultimo stragista responsabile delle stragi del 1992-93». Così il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha aperto al conferenza stampa per l’arresto di Matteo Messina Denaro, il bosso fermato in una clinica di Palermo il 15 gennaio 2022. «Siamo particolarmente orgogliosi del lavoro portato a termine questa mattina che conclude un lavoro lungo e delicatissimo». Si tratta, ha detto De Luca, di un «debito che Repubblica aveva con le vittime della mafia che in parte abbiamo saldato». Ovviamente, ha aggiunto, «la mafia non è sconfitta, sarebbe un grave errore pensarlo».

Messina Denaro era in un day hospital in una clinica del capoluogo siciliano, la Clinica Maddalena, specializzata in cure oncologiche. È lì, da quanto si apprende da fonti investigative, che i carabinieri del Ros hanno individuato e arrestato il boss, il figlio di don Ciccio e uomo fidatissimo di Totò Riina detto u curtu. Matteo Messina Denaro non ha opposto resistenza durante l’arresto, dopo essersi presentato a un carabiniere che gli domandava le generalità.

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È finita così la latitanza del mafioso di Castelvetrano in provincia di Trapani: mafioso Matteo Messina Denaro era latitante dall’estate del 1993. L’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Tp) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Insieme al boss è stato arrestato un fiancheggiatore: si tratta di Giovanni Luppino che faceva da autista al boss.

Il procuratore De Lucia: «Stiamo indagando sulla rete che lo ha coperto»

«L’arresto di Matteo Messina Denaro è il frutto di un lavoro di squadra portato a termine dai carabinieri del Ros in modo eccezionale, ma che viene da lontano perché è un lavoro sostanzialmente congiunto nella ricerca del latitante, tanto dalla Polizia di Stato che ha chiuso alcuni spazi, quanto dei carabinieri che poi appunto hanno portato a termine l’operazione di questa mattina –. dice il Procuratore di Palermo Maurizio De Lucia su Rai Radio1, all’interno dello Speciale Che giorno è condotto da Francesca Romana Ceci e Massimo Giraldi –. Per noi è un fatto di estrema importanza e la Repubblica che ha dei doveri da compiere nei confronti dei suoi martiri e la cattura di Messina Denaro acquista una valenza storica in quanto era l’ultimo stragista rimasto in libertà. Un debito che abbiamo cercato di onorare e ci siamo riusciti». «Il boss è un uomo con evidenti coperture sulle quali sono in corso in questo momento delle indagini, in queste ore stiamo acquisendo documenti, individuando soggetti e cercando di determinare la rete che lo ha coperto fino a questo momento», ha osservato De Lucia.

Messina Denaro era in clinica per la chemioterapia

Matteo Messina Denaro si era recato nella clinica privata, dove si è presentato con il nome di Andrea Bonafede nato il 23 ottobre 1963, e dove è stato arrestato «per sottoporsi a terapie» ha confermato il comandante del Ros dei carabinieri Pasquale Angelosanto dopo l’arresto del boss compiuto dagli uomini del raggruppamento speciale assieme a quelli del Gis e dei comandi territoriali. Secondo quanto si apprende in ambienti sanitari della clinica Maddalena di Palermo Messina Denaro era in cura per un tumore e aveva l’appuntamento per il ciclo di chemioterapia. Nella scheda di accettazione della clinica è scritto “Prestazioni multiple - infusione di sostanze chemioterapiche per tumore”.

Subito dopo l’arresto Matteo Messina Denaro è stato trasferito in luogo sicuro dai carabinieri del Ros. Non si conoscono le reali condizioni di salute del superlatitante, che era nella clinica per sottoporsi a terapie. Da anni si sospettava che la primula rossa, così veniva chiamato il boss originario di Castelvetrano, fosse malato e avesse bisogno di continue terapie.

Il Capo dello Stato telefona a Piantedosi e Luzi

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al comandante generale dei carabinieri Teo Luzi, congratulandosi per l’arresto di Messina Denaro.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Desidero rivolgere il mio sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito all’arresto di Matteo Messina Denaro, la cui cattura è una notizia bellissima per la nostra Nazione. All’indomani dell’anniversario dell’arresto del capo dei capi Totò Riina, magistratura e Forze dell’ordine hanno inferto oggi un altro colpo durissimo alla criminalità organizzata. Bene così, la lotta alla mafia non conosca tregua».

«Desidero esprimere i sentimenti della più viva soddisfazione per la cattura di Matteo Messina Denaro e rivolgere a tutte le istituzioni e all’Arma dei Carabinieri la più sentita riconoscenza per questo risultato straordinario – afferma il presidente della Camera Lorenzo Fontana –. Oggi hanno vinto lo Stato e gli italiani che credono nei valori della legalità e della giustizia. Un pensiero commosso va a tutte le vittime della mafia, alle loro famiglie e a tutti i magistrati che hanno sacrificato la propria vita nella lotta alla criminalità organizzata come i giudici Falcone, Borsellino e il Beato Rosario Livatino».

«L’importanza di questo arresto è sotto gli occhi di tutti, frutto del lavoro dei colleghi sul territorio, Ai quali ho già espresso la mia solidale e affettuosa vicinanza» dice Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia.

Messina Denaro, detto Diabolik, latitante dal 1993

In quell’estate del 93 u siccu o Diabolik, così i mafiosi chiamavano Matteo Messina Denaro, in una lettera scritta alla fidanzata dell’epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l’inizio della sua vita da Primula Rossa. «Sentirai parlare di me - le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue - mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità».

Il capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma. Messina Denaro era l’ultimo boss mafioso di “prima grandezza” ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell’ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale. Una latitanza record come quella dei suoi fedeli alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernando Provenzano, riuscito a evitare la galera per 38 anni.

Meloni: «Una grande vittoria dello Stato»

Arrivano intanto le prime reazioni. «Una grande vittoria dello Stato che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia – dice il presidente del Consiglio Giorgia Meloni –. All’indomani dell’anniversario dell’arresto di Totò Riina, un altro capo della criminalità organizzata viene assicurato alla giustizia. I miei più vivi ringraziamenti, assieme a quelli di tutto il governo, vanno alle forze di polizia, e in particolare al Ros dei Carabinieri, alla Procura nazionale antimafia e alla Procura di Palermo per la cattura dell’esponente più significativo della criminalità mafiosa. Il governo - prosegue il presidente Meloni - assicura che la lotta alla criminalità mafiosa proseguirà senza tregua, come dimostra il fatto che il primo provvedimento di questo esecutivo - la difesa del carcere ostativo - ha riguardato proprio questa materia».

E il vicepremier e ministro Matteo Salvini: «Dopo trent’anni di latitanza è finito in manette il superboss Matteo Messina Denaro. È con profonda emozione che ringrazio le donne e gli uomini dello Stato che non hanno mai mollato, confermando la regola che prima o poi anche i più grandi criminali in fuga vengono braccati e assicurati alla Giustizia.
È una bella giornata per l’Italia e che serve da ammonimento per i mafiosi: le istituzioni e i nostri eroi in divisa non mollano mai».

In un tweet, il ministro della Difesa Guido Crosetto scrive: «Arrestato Matteo Messina Denaro! Complimenti alle forze dell’ordine, alla magistratura, alle migliaia di persone che ogni giorno, in silenzio, lavorano per difendere la giustizia. Grazie ai ROS ed ai magistrati per il loro lavoro!”.

«Vince lo Stato! È una giornata meravigliosa per l’Italia – dice l’ex presidente della Regione siciliana e oggi il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci –. È una giornata di riscatto per la Sicilia. A trent’anni dall’arresto di Riina. Complimenti ai carabinieri dei Ros che non si sono mai fermati per assicurare alla giustizia questo pericoloso latitante».

E Enrico Letta, segretario del Pd: «Complimenti alle forze dell’ordine, alla magistratura e a tutti coloro che hanno reso possibile la cattura di Matteo Messina Denaro. La mafia alla fine perde sempre. Un messaggio fondamentale di questo storico 16 gennaio».

«Oggi è un grande giorno per la Sicilia e per l’Italia intera, l’arresto di Matteo Messina Denaro è un colpo durissimo inflitto alla mafia. Tutti devono sapere che in questa Terra non ci possono essere spazi né di illegalità né d’impunità –. dice il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani –. Esprimo a nome mio e della giunta - aggiunge il governatore siciliano - un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura È la conferma che lo Stato c’è e che prima o poi tutti i mafiosi vengono assicurati alla giustizia. Oggi tutti i siciliani onesti devono festeggiare, da domani sarà opportuna una riflessione per capire come sia stato possibile che uno dei mafiosi più pericolosi sia rimasto in circolazione per più di trent’anni».

Sicindustria Trapani: «Restituito l’orgoglio di essere trapanesi»

Plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura dal sistema imprenditoriale. A parlare è Vito Pellegrino, presidente di Sicindustria Trapani: «Congratulazioni alla magistratura, ai carabinieri e alle forze di polizia che hanno posto fine a una latitanza iniziata nel lontano 1993. Congratulazioni a tutti coloro che in questi trent'anni, con un lavoro di squadra e di investigazione, hanno a poco a poco svuotato il sistema di protezione che ruotava attorno al latitante tanto da consentirne oggi la cattura –. dice il presidente di Sicindustria Trapani, Vito Pellegrino –. La latitanza di Matteo Messina Denaro ha costituito una macchia che ha avvelenato il territorio, gli abitanti, l'economia e talvolta le Istituzioni. Da oggi potremo parlare di rinascita della provincia di Trapani. A nome degli imprenditori associati a Sicindustria Trapani desidero ringraziare tutti quanti hanno partecipato all'operazione che ha condotto alla cattura di Matteo Messina Denaro. Grazie perché oggi ci restituite una buona dose di libertà e di orgoglio per il fatto di appartenere a un territorio che deve essere conosciuto per la sua storia, per la sua bellezza e per la sua operosità. L'operazione di oggi non ha con un colpo di spugna cancellato la presenza della mafia, ma è sicuramente un segnale importante per affrancarci da questa forma di criminalità pericolosa e abietta e per dare ancora più fiducia a tutti noi sulla forza e sulla presenza dello Stato»

E il presidente di Sicindustria, Gregory Bongiorno, anche lui trapanese, aggiunge: «Oggi è un giorno di festa e gli applausi e gli abbracci della gente per strada al fianco dei carabinieri rappresentano l'immagine più bella di questa giornata. L'arresto di Matteo Messina Denaro è la vittoria di tutti coloro che hanno sempre creduto nello Stato, non perdendo mai la speranza che un latitante potesse essere arrestato anche dopo trent'anni. C'era chi non ci credeva più, chi pensava fosse già morto, chi lo credeva all'estero – aggiunge Bongiorno – e invece uno dei più feroci mafiosi del nostro territorio era in Sicilia dove, indisturbato, si faceva curare presso una clinica palermitana come un comune cittadino. Grazie alle forze dell'ordine, però, finalmente, la latitanza di Messina Denaro è finita. Un sincero ringraziamento va a chi si è adoperato in tutti questi anni per raggiungere un obiettivo storico, affrontando enormi sacrifici anche di natura personale. Questo risultato, però, non è solo un punto di arrivo, ma anche una nuova base di partenza perché la lotta alla mafia deve continuare ogni giorno senza mai arretrare di un passo».

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