Operazione di Procura e Carabinieri

Arrestato il paladino dell'archeologia a Crotone

di Roberto Galullo

(Marka)

3' di lettura

Se sono sempre i migliori che se ne vanno, a maggior ragione sono gli insospettabili che tradiscono la propria missione.
Questa volta lascia a bocca aperta l'arresto, eseguito a Crotone, di Pasquale Giuseppe Attianese, molto noto negli ambienti culturali e accademici per aver partecipato, come relatore, a numerosi consessi e corsi di archeologica.

Una sorta di Doctor Jekyll e Mister Hyde
Numismatico competente, autore di volumi sulla monetazione “Magno-Greca” calabrese e perito stimato in ambienti giudiziari, Attianese, secondo le indagini (operazione Tempio di Hera) - coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone e delegate al Comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri coadiuvato dal Comando provinciale di Crotone e dall'8° Nucleo elicotteri di Vibo Valentia - in realtà era una sorta di Doctor Jekyll e Mister Hyde.

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Investigatori ed inquirenti (procuratore Giuseppe Capoccia e sostituto Luisiana Di Vittorio) lo descrivono come una persona «avida e ben addentrata nel vasto mondo della ricerca clandestina di reperti archeologici». Secondo l'accusa, grazie alle sue vaste conoscenze, era diventato il principale promotore del traffico illecito di reperti archeologici, indirizzava le squadre di tombaroli, «traendone i frutti del saccheggio» verso le aree del crotonese non ancora indagate dall'archeologia ufficiale, incurante dei metodi di ricerca utilizzati.

Indagini dal 2014
L'indagine è partita nell'ottobre 2014, a seguito dei numerosi scavi clandestini nei siti archeologici del crotonese. Conclusasi nell'ottobre 2015, ha consentito di identificare i componenti di un presunto sodalizio criminale ramificato e ben strutturato, in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici. Bersaglio prediletto dei tombaroli era il sito archeologico di Capo Colonna, uno dei luoghi simbolo della grecità d'occidente, tra i più famosi della Calabria e uno dei santuari più importanti e conosciuti della Magna Grecia.
Le fasi del traffico illecito, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti, arresti in flagranza di reato e sequestri.

L’immissione dei reperti sul mercato cladestino
Particolarmente efficace si è dimostrata la gestione dei reperti archeologici trafugati che, attraverso una fitta e collaudata rete di contatti, senza difficoltà venivano immessi sul mercato clandestino, garantendo lauti guadagni. I video girati nel corso delle investigazioni svelano immagini del sito archeologico di Capo Colonna aggredito a colpi di zappa e vanga, inferti all'ombra della colonna superstite, «con l'esclusivo intento, incurante del danno prodotto, di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodisce».
A capo delle squadre di tombaroli, secondo l'accusa, un ventinovenne di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), soprannominato “l'archeologo”, che indirizzava, guidava e coordinava i suoi uomini, addestrandoli all'uso di sofisticati e costosi metal-detector, capaci di rilevare la presenza di preziosi monili anche a elevate profondità.

Principale ricettatore un altro “paladino”
Il principale ricettatore, a livello locale, è un ottantenne di Torretta di Crucoli (Crotone) anch'egli apparentemente paladino della tutela dei beni archeologici ma, in sostanza, sempre secondo l'accusa, collezionista senza scrupoli. La brama di oggetti storici lo ha portato, negli anni, ad accumulare quasi duemila reperti archeologici, che espone nel suo museo privato.
I 12 soggetti indagati sono a vario titolo ritenuti responsabili di associazione per delinquere dedita all'esecuzione di scavi clandestini, impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, con conseguente danneggiamento delle aree vincolate, e ricettazione dei beni illecitamente rinvenuti.
r.galullo@ilsole24ore.com

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