tangenti nella sanitÀ

Arrestato primario milanese: «Ho rotto un femore per allenarmi»

di Redazione online

(ANSA)

3' di lettura

Corruzione, turbativa d’asta e lesioni. Sono queste le accuse a carico di Norberto Confalonieri, responsabile di Ortopedia e Traumatologia all'ospedale Gaetano Pini di Milano arrestato oggi dal Nucleo di Polizia tributaria della Gdf, su disposizione del gip Teresa De Pascale nell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Letizia Mannella. Secondo l'accusa, avrebbe sponsorizzato l'acquisto di protesi e in cambio avrebbe ottenuto soldi e inviti a convegni e programmi tv per i suoi rapporti con dipendenti delle aziende Johnson & Johnson e B. Braun.

L’inchiesta
Sono «in corso ulteriori attività investigative al fine di definire eventuali responsabilità del chirurgo in relazione a taluni interventi conclusi con danni
fisici per i pazienti», scrive il procuratore di Milano Francesco Greco in un comunicato. Confalonieri sarebbe stato «al centro di una ramificata e consolidata rete di relazioni corruttive». Il medico, scrive la Procura, «in situazione di conflitto d'interessi e in violazione dei propri doveri di
ufficio, in un arco temporale tra il 2012 e il 2015, ha costantemente asservito la sua funzione agli interessi delle società fornitrici Johnson & Johnson e B. Braun».

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Gli inquirenti milanesi stanno inoltre facendo accertamenti sui danni fisici subiti da almeno tre o quattro persone (al vaglio, però, ci sono anche altri casi) che sono state operate, soprattutto per protesi alle ginocchia, con la tecnica della «navigazione chirurgica computerizzata» alla casa di cura San Camillo di Milano, dove il medico faceva interventi in regime privato. Stando alle indagini, poi, alcuni pazienti, viste le complicazioni dopo gli interventi al San Camillo, sarebbero stati operati al Pini in regime pubblico.

Le intercettazioni
Nell'ordinanza firmata dal gip di Milano Teresa De Pascale viene
riportata una telefonata intercettata del 22 marzo 2016 nella quale il medico parla appunto di aver rotto il femore di un'anziana durante un intervento in regime pubblico al Pini. Tale Mariagrazia Colombo, che parla con Confalonieri, gli chiede: «Come è andato il femore?». E lui: «Eh l'ho rotto (...) l'ho lasciato lì così perché ... gli ho fatto la via d'accesso bikini (...) per allenarmi no (...) per allenarmi su quella lì ... quella lì che devo fare privatamente (...) quella lì che
devo fare (...) il 30 (...) oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no (...) gli ho cacciato dentro sta protesi e ho visto che era rotto». Tra l'altro, sempre dall'ordinanza emerge che quella rottura del femore che avrebbe provocato Confalonieri non sarebbe l'unica. In una telefonata intercettata del 12 aprile 2016, infatti, il primario dice in relazione ad un'altra paziente: «Poi ho deciso quella lì... che ho rotto il femore la ricovero al Cto (ossia al Pini, ndr) e poi la opero (...) con la mutua». Paziente che sarebbe stata da lui prima operata privatamente con la rottura del femore anche in questo caso.

In un’altra intercettazione un paziente dice a Confalonieri in lacrime: «Per evitare di aspettare nove mesi perché altrimenti l'infezione sarebbe andata avanti ho dovuto pagare di tasca mia, ripeto sono senza lavoro, senza casa, con
35mila euro di debiti, io mi suicido». Il paziente, come scrive il gip, avrebbe subito «complicanze post operatorie» a seguito di un «impianto di protesi al
ginocchio» al Pini eseguito da Confalonieri. E le «conseguenze negative dell'intervento di protesizzazione apparivano prevedibili già a priori, alla luce del quadro clinico». Di fronte alle contestazioni del paziente sul suo operato il
medico, scrive il gip, manifesta la «sua spregiudicata propensione all'intervento» e ridendo gli dice: «Lei è un bel tipo ... abbiamo tentato gliel'ho già detto abbiamo tentato».

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