Guerra delle bollicine

Prosecco contro Prosek, Zonin trova incisione del 1585 per vincere la causa

Il documento chiave che la difesa italiana è pronta a presentare a Bruxelles si basa su alcuni reperti storici recuperati dalle teche della famiglia

di Micaela Cappellini

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2' di lettura

Un’incisione in rame, una mappa del 1585. Dove la città triestina di Prosecco è chiamata Prosek perché a quel tempo il Friuli Venezia Giulia era sotto la dominazione asburgica e i nomi venivano riadattati alla lingua del sovrano. È questo l’asso di briscola della documentazione che la task force italiana ha appena terminato di preparare per difendere a Bruxelles il Prosecco dalle pretese di riconoscimento del Prosek croato. Ed era una carta che è stato possibile giocare grazie al contributo della famiglia Zonin, che tra i cimeli storici di famiglia aveva proprio un documento così cruciale: «Siamo felici di aver potuto contribuire al reperimento delle prove utili alla Regione Veneto per dimostrare e tutelare la storicità tutta italiana del Prosecco - ha detto Domenico Zonin, presidente della Zonin1821, l’azienda vinicola di famiglia -. Dai nostri archivi storici, abbiamo potuto condividere le carte geografiche citate dal Presidente Zaia risalenti rispettivamente al 1585, al 1590 e al 1770, che sono state tramandate di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Attraverso queste incisioni di rame si evince il collegamento storico tra l'area geografica intorno a Trieste e il vino Prosecco».

Martedì 2 novembre a Venezia, durante la riunione finale della task force in difesa del Prosecco organizzata dal sottosegretario all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ha ricordato anche che «le prime citazioni del termine “Prosecco” con riferimento al vino risalgono addirittura al 20 settembre 1382, quando la città di Trieste ha siglato un accordo tale per cui, entrando nei domini del sovrano austriaco, si impegnava a consegnare annualmente 100 orne del miglior vino di Prosecco al Duca d’Austria».

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«Abbiamo lavorato sodo per mettere a punto l’opposizione dell’Italia - ha detto il sottosegretario Centinaio - sono fiducioso che vinceremo. Ci aspettiamo ora che la Commissione Ue metta un freno a un goffo e maldestro tentativo di copiare la nostra Dop più importante, e che fermi un pericoloso precedente che istituzionalizzerebbe l’Italian sounding e che quindi va contrastato con ogni mezzo».

Con una crescita delle esportazioni del 35% nei primi sei mesi del 2021, ricorda la Coldiretti, il Prosecco è il vino italiano più consumato al mondo. Nel 2020 sono state prodotte 500 milioni di bottiglie, per 2,4 miliardi di euro di fatturato. Negli ultimi cinque anni sia l’export sia il valore della produzione sono aumentati del 30%, arrivando a sfiorare una quota del 25% del valore di tutte le Dop italiane del vino. Ora, l’Italia ha meno di 20 giorni di tempo per presentare queste conclusioni davanti alla Commissione Ue.

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