PATTO SALUTE

Arriva l’infermiere di famiglia: sul territorio a fianco dei medici

di Mar.B.


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Bussare all’ambulatorio e trovare oltre al proprio medico di fiducia anche un infermiere pronto a un prelievo o a una medicazione oppure ad assistere il paziente a casa che ha bisogno di cure domiciliari perché non può muoversi. L’infermiere di famiglia potrebbe diventare presto una realtà in tutta Italia: già alcune Regioni hanno deliberato per la sua introduzione (Lombardia, Piemonte, Toscana e da poco il Lazio) mentre altre (Friuli, Emilia, Puglia e Valle d’Aosta) hanno attivato delle sperimentazioni. Ora la nuova bozza del Patto della salute lo scrive nero su bianco puntando sull’implementazione sul territorio di esperienze assistenziali efficaci «a partire dall'infermieristica di famiglia e comunità». E anche in Parlamento si moltiplicano le iniziative: nei giorni scorsi è stata presentato in Senato un Ddl a prima firma del senatore Gaspare Antonio Marinello (Cinque Stelle) a cui ne segue un altro in 12 articoli che sarà depositato in questi giorni alla Camera della deputata Stefania Mammì (sempre Cinque Stelle) . Che ne spiega così la filosofia: «Questo infermiere si occuperà dei bisogni complessive delle famiglie da chi è sano e deve salvaguardare la propria salute attraverso un’azione di educazione fino alle necessità assistenziali complesse dei pazienti cronici».Nel Ddl ci sarà anche il richiamo a un decreto con cui il ministero della Salute dovrà fissare un tariffario per le prestazioni, «anche perché questa figura produrrà risparmi per il Ssn riducendo accessi al pronto soccorso e alle degenze ospedaliere».

La via insomma è segnata: si passerà per il Patto per la salute e una intesa Stato Regioni oppure si seguirà la via della legge in Parlamento. Ma quale dovrebbe essere l’identikit e quanti infermieri di famiglia serviranno? La Fnopi - la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche - ha calcolato che per far fronte nell'immediato al bisogno di salute sul territorio delle persone con patologie croniche e non autosufficienza (in Italia oltre 16 milioni), oltre ai medici di medicina generale per quel che attiene alla diagnosi e alla terapia, servono per l'assistenza continua almeno 31mila infermieri (uno ogni 500 persone con queste caratteristiche).

Uno dei nodi fondamentali da sciogliere riguarda la forma contrattuale per questi infermieri: se non dipendenti delle aziende sanitarie - che potrebbe essere un problema dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro - potrebbe essere anche quella libero professionale o convenzionata con il Ssn proprio come i medici di famiglia. In questo modo l’infermiere di famiglia potrebbe anche dividere con il medico il rischio di impresa.

L’idea è quella di creare una micro-equipe sul territorio medico-infermieri per garantire cure e assistenza a 360 gradi. Con una attività ambulatoriale che finalmente potrà prevedere l’erogazione delle prestazioni di maggiore richiesta da parte dei pazienti (prelievi, medicazioni, iniezioni, infusioni, controllo e monitoraggio dei parametri vitali, ecc.) oltre all’orientamento e all’informazione sull’offerta sanitaria migliorando così l’accesso e l’utilizzo dei servizi sanitari pubblici. Ma medici e infermieri di famiglia insieme potranno lavorare anche su un fronte da sempre scoperto sul territorio: quello della promozione di interventi di educazione alla salute. Infine l’infermiere di famiglia potrà essere prezioso a livello domiciliare per garantire quella assistenza ai pazienti che non possono recarsi in ambulatorio per gravi patologie o che necessitano di assistenza infermieristica a medio- alta complessità a casa. «L’infermiere di famiglia è la naturale risposta in questo quadro di salute alla richiesta dei cittadini di interventi strutturati, di ampio respiro e che richiedono continuità e trasversalità», avverte Barbara Mangiacavalli presidente Fnopi. Che sottolinea come l’infermiere di famiglia sia «il “care manager”, il “welfare manager”, l'asso nella manica per soddisfare, con il medico di famiglia “clinical manager” , i bisogni emergenti e sempre maggiori di cronici e non autosufficienti i cui numeri sono in costante crescita».

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