tecnologia

Arriva la legal tech al servizio delle vittime dell'odio online

E' una startup milanese fondata un anno fa da Francesco Inguscio, impreditore seriale e ceo dell'acceleratore Nuvolab. L'idea è quella di dichiarare guerra all'odio online.

di G.Rus


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2' di lettura

Si chiama COP e il claim che si cela dietro questo acronimo (Chi Odia Paga) - spiega molto della missione che si è data questa startup “legal tech” milanese fondata nel marzo del 2018 (dopo aver vinto il bando per Startup Innovative a Vocazione Sociale della Regione Lombardia e Unioncamere) per iniziativa di Francesco Inguscio, imprenditore seriale in ambito tecnologico e già Ceo dell'acceleratore italiano Nuvolab.

L'idea, sviluppatasi sotto la supervisione di un team di avvocati penalisti specializzati in digital forensics e sostenuta finanziariamente dal fondo di impact investing Oltre Venture (che ha investito 200mila euro in un primo round seed), è quella di offrire alle vittime di misoginia, xenofobia, omofobia e antisemitismo e dei relativi reati di diffamazione, stalking, revenge porn, cyberbullismo, hate speech e via dicendo perpetuati in forma digitale una piattaforma che rende fruibile, direttamente online e in modalità “as a service”, l'accesso a tutte le azioni necessarie per rispondere legalmente agli attacchi degli hater. Il team della società, ed è una particolarità da sottolineare, è tutto al femminile e vede la presenza dell'avvocato Nicole Monte sul fronte legale e di Cristina Moscatelli sul fronte marketing.

I numeri dell'odio online
Secondo stime dell'International Center for Research on Women, il 73% delle donne nel mondo ha subìto un qualche tipo di violenza di genere tramite strumenti digitali: è solo uno dei numeri che illustrano lo scenario in cui andrà ad operare COP, considerano che il fenomeno dell'odio online rivolto contro qualsiasi gruppo sociale è diffuso anche in Italia.

L'ultima “Mappa dell'intolleranza” redatta a inizio 2019 da Vox Diritti su un campione di oltre 215mila tweet analizzati ci dice per esempio che il 70% dei “cinguettii” conteneva messaggi di odio diversamente distribuiti fra migranti (il 32%), donne (27%), islamici (15%), disabili 11%) ed omosessuali (5%). E si tratta tutte di percentuali in crescita rispetto alla rilevazione dell'anno precedente.

Come funziona la piattaforma
A un anno e mezzo dalla fondazione, come confermano i diretti interessati, la startup è uscita dalla sua fase “invisibile” e ha iniziato ad invitare associazioni, aziende, influencer, professionisti del settore a registrarsi al sito www.chiodiapaga.it in vista del lancio ufficiale che avverrà a inizio 2020. I servizi offerti spazieranno dalla gestione delle richieste di rimozione degli insulti ricevuti online sui social network alla gestione delle attività tecniche di preistruttoria per arrivare all'invio di diffide, esposti al questore, denunce e querele, in base alla gravità del reato commesso dagli hater.

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