correzione e Def

Arriva nella «manovrina» la rottamazione delle liti con il Fisco

di M. Mobili e M. Rogari

(ANSA)

4' di lettura

Rottamazione delle liti fiscali e mediazione per i contenziosi fino a 50mila euro (oggi il tetto è fissato 20mila euro). Una nuova stretta sulle compensazioni di crediti e debiti fiscali e una spinta in più ai pignoramenti. Sono solo alcune delle ultime misure messe a punto dai tecnici del Mef sia per ampliare il pacchetto delle riforme, come quella della giustizia e del contenzioso tributario, sia per provare a potenziare il piano antievasione della manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta da Bruxelles. Tra ampliamento dello split payment alle controllate pubbliche per ridurre il tax gap Iva, che ieri ha ricevuto il primo via libera della Commissione europea, e gli altri interventi antievasione il Governo punta a recuperare non meno di due miliardi di euro.

Il resto arriverà da un aumento delle accise sui tabacchi, da una mini-stangata sul mercato dei giochi da 700-800 milioni, su cui la partita è ancora aperta, e da un nuovo giro di vite sulla spesa pubblica. Che potrebbe però rivelarsi meno pesante di quello indicato dal ministro Pier Carlo Padoan nella prima delle lettere inviate a Bruxelles (650 milioni anziché 800-900).

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Il varo
«Delle riforme future parleremo più compiutamente martedì in occasione dell’approvazione del Def e del piano nazionale delle riforme», ha precisato ieri al termine del Cdm sulla scuola (si veda pagina 2) il premier Paolo Gentiloni. Dal Pnr sembra destinato ad uscire, anche per il pressing del Pd, la riforma del catasto, mentre dovrebbe essere dedicato un apposito capitolo al contrasto della povertà con una possibile rivisitazione del reddito di inclusione. Il riferimento alle privatizzazioni è confermato ma dovrebbe risultare più sfumato rispetto a quanto prevedevano le bozze iniziali di Def e Pnr, che saranno sicuramente varati martedì 11. Per la manovra correttiva e il Dl enti locali resta aperta una seconda opzione: il varo differito di due giorni rispetto al documento di economia e finanza. Al Mef, comunque, stanno lavorando per dare l’ok a un unico pacchetto. Ma andiamo con ordine.

La riforma delle liti fiscali
Sotto la voce riforme, e con il via libera di Palazzo Chigi, potrebbe arrivare già la prossima settimana la rottamazione delle liti pendenti. Come ha spiegato ieri a Napoli il viceministro all’Economia Luigi Casero a margine del congresso dei giovani commercialisti «vorremmo estendere la rottamazione alle liti pendenti per proporre un nuovo patto con i contribuenti a prescindere dal momento in cui è arrivato l’accertamento». Non un condono e senza sconti mirati come è stata l’ultima edizione della chiusura agevolata delle liti, ma una vera e propria rottamazione delle cause fiscali sulla falsariga di quanto fatto con la “rottamazione” delle cartelle di Equitalia. L’idea sarebbe di riportare i contribuenti in lite con il Fisco all’atto di accertamento o alla cartella che ha originato il contenzioso: ad esempio se un contribuente è in causa per un accertamento da 30mila euro già da qualche anno potrebbe decidere di chiudere il conto senza versare sanzioni e interessi ma pagando solo quanto richiesto inizialmente dal Fisco.

Mediazione, compensazioni e pignoramenti
Il taglio del contenzioso fiscale passa anche per una misura strutturale come il rilancio della mediazione. Oggi l’istituto del reclamo-mediazione è possibile per le liti fino a 20mila euro. L’ipotesi allo studio è quella di elevare fino a 50mila il valore delle cause ammesse alla mediazione per evitare la lite.

Sul fronte lotta all’evasione potrebbe arrivare una nuova stretta sulle compensazioni e una spinta ai pignoramenti per chi è in debito con il fisco. Sul primo versante l’ipotesi sarebbe quella di rendere obbligatoria la simultaneità tra il visto di conformità del professionista abilitato o del Caf e la richiesta di rimborso. In questo modo si eviterebbe il fenomeno della “fuga” dei visti annunciati ma mai presentati nonostante l’avvenuta erogazione del rimborso. Sui pignoramenti potrebbe arrivare il cumulo del valore dei beni immobili (la prima casa resta sempre esclusa) per il calcolo del tetto dei 120mila euro a partire dal quale il Fisco può ricorrere alla misura esecutiva.

Tagli di spesa e accise tabacchi
Non è comunque ancora completato il cantiere della manovrina, che conterrà anche misure prevalentemente a costo zero per la crescita (a partire dall’estensione a tutto il 2018 per la consegna dei beni legati all’iperammortamento e del cosiddetto meccanismo acchiappa-fondi), la prima tranche da 1 miliardo del fondo triennale per il post-terremoto e il correttivo-pensioni sull’Ape sociale per i lavori «gravosi». Ieri mattina restavano ancora da individuare misure per 3-400 milioni. Anche perché l’asticella dei tagli semi-lineari ai ministeri non riusciva a superare quota 650 milioni. Il ritocco sulle accise tabacchi garantirà dai 100 ai 200 milioni, a seconda se l’onere fiscale minimo aumenterà di 2, 3 o 5 punti.

Ipotesi stangata sui giochi
Più complessa la partita sui giochi. Si partiva con una richiesta al mercato del gaming di almeno un terzo della manovra (circa 1,1 miliardo). Attualmente le maggiori entrate richieste ammonterebbero a 700-800 milioni: la tassa della fortuna dall’attuale 6% fino a un massimo del 9% (100 milioni); il prelievo erariale unico di un punto percentuale sulle new slot (Awp, 200 milioni) e di un altro 0,5% sulle Videolotteries (Vlt, 100 milioni). Sul tavolo anche l’anticipo della gara per la concessione del Gratta&Vinci in scadenza nel 2019 (400 milioni). Bocciata in partenza invece l’ipotesi di aumentare di 100 milioni la base d’asta per l’assegnazione del Superenalotto.

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