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Arriva il «Piano Inglese» per Air Italy: base a Bologna e 200 riassunzioni

Al capezzale della ex Meridiana si fa avanti una cordata anglo-francese-americana. Il capofila è l'imprenditore-finanziere Oleg Evdomikov

di Simone Filippetti

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3' di lettura

Una nuova Air Italy, snella e con il cuore a Bologna. Dall'Inghilterra arriva un piano per salvare la defunta compagnia aerea sarda. Al capezzale della ex Meridiana si fa avanti una cordata anglo-francese-americana. Il capofila è L'imprenditore-finanziere Oleg Evdomikov, ma dietro le quinte, dalla Gran Bretagna, è al lavoro il consulente strategico Longheadland, società inglese di investimento e gestione. Ha un piano di salvataggio che ruota attorno a due cardini: spostare la base operativa allo scalo Guglielmo Marconi e ri-assumere circa 200 persone (come punto di partenza).

I nuovi azionisti sarebbero una cordata composta dalla statunitense Ateo Air di Oleg Evdokimov, più fondi americani e francesi. Evdokimov, finanziere-imprenditore russo basato a Cipro, è comparso sulla scena già da qualche mese, facendosi avanti per la compagnia. Finora non ha trovato molte orecchie disposto ad ascoltarlo.

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La cordata Ateo Air

Adesso però la cordata si arricchisce anche di un nuovo partner: è la Longheadland di Paul Whelan, decano del settore aereo in Italia: ex azionista di Aviapartner, società che smista i bagagli di 38 aeroporti del mondo, e ceo di Prima Vista che gestisce sale d’attesa e servizi “laterali” negli aeroporti (corsie preferenziali, sale riunioni, eccetera), un business che esploderà nel mondo post-Covid.

Il salvataggio di Air Italy passa da una forte discontinuità: addio alla storica base operativa di Olbia, dove negli Anni '60 il leader religioso Aga Khan fondò la AliSarda per portare turisti nel suo resort, la Costa Smeralda (poi ceduta al finanziere americano-libanese Tom Barrack e ora di proprietà di Smeralda Holding del Qatar). E proprio il Qatar aveva preso in mano la compagnia dal principe ismaelita, che nel corso del tempo era diventata Meridiana e poi aveva inglobato la defunta Eurofly, ridenominandola Air Italy con grandi ambizioni di compagnia internazionale che facesse concorrenza ad Alitalia. La sede legale era rimasta Olbia, ma una parte della base operativa era stata spostata a Milano Malpensa, da dove partivano voli per Miami e New York. Ma l'avventura degli emiri è durata poco: a febbraio la compagnia ha alzato bandiera bianca, mettendosi in liquidazione volontaria: i circa 1.400 dipendenti sono finiti in cassa integrazione.

Tra Covid ed errori del Qatar

Il Covid ha dato la mazzata finale al vettore sardo, ma c'è stato un errore strategico, secondo l'analisi di LongheadLand: il Qatar ha sottovalutato il tema del costo del lavoro che nei paesi del Golfo è una voce poco rilevante mente in Italia è un fattore economico cruciale. E poi la troppa grandeur: Air Italy ha voluto fare troppe cose e tutte troppo presto. Ma il marchio ha una sua forza e spostando la compagnia in un aeroporto più strategico per il paese, anche se pur sempre regionale, l'attività può stare in piedi e avere prospettive. I punti chiave sono: Bologna gode di una posizione geografica ottimale, al centro del paese; il bacino di viaggiatori che attrae è ad alto potere di spesa e ricca di aziende; la società aeroportuale ADB ha un ottimo management. In più la nuova monorotaia che collega lo scalo alla stazione ferroviaria collega aerei e alta velocità: atterrando a Bologna, si può raggiungere tutto il paese: Milano, Firenze, Roma, Venezia e tutta la riviera Adriatica.

Oltre alla nuova base, ci sarà anche da rimettere in piedi la flotta, oggi azzerata: gli 11 aerei sono rimati tutti a terra, ma oggi c'è sovraofferta di aeromobili da parte dei lessor (noleggiatori) a prezzi scontati. La nuova Air Italy abbandonerebbe i precedenti Boeing per i più flessibili Sukhoi 100, il jet regionale italo-russo, costruito da Alenia del gruppo Leonardo. Evdomikov ha sempre ribadito la centralità di Olbia, ma il nuovo, e più solido, piano industriale, che il finanziere e il suo advisor stanno studiando, non prevede più l'aeroporto sardo.

Una terza vita per AliSarda?

L'eventuale terza vita della storica compagnia aerea sarda potrebbe avere un pedigree multi-nazionale, tra Regno Unito, Stati Uniti e Francia. E questo porrebbe il tema dell’azionariato extra Ue: così come per Etihad anni fa con Alitalia e per il medesimo Qatar, che si era fermato al 49% di Air Italy, anche la nuova cordata che si candida a salvare Air Italy dovrà avere passaporto Ue per la maggioranza del capitale, pena la perdita degli slot.

Longheadland ha preso contatti con i commissari, Enrico Laghi e Franco Lagro: al momento l’advisor inglese sta conducendo una due diligence interna allo scopo di presentarsi ai liquidatori con una proposta credibile e certezza sulla natura degli investitori. Il tempo stringe: a metà maggio non è stato trovato un accordo per i 1400 dipendenti: dal 1 luglio, salvo proroghe, partiranno i licenziamenti collettivi. L'unica speranza di salvezza per Air Italy è appesa alla cordata Ateo Air; oppure diventare, com'è stato proposto, una costola della nuova Alitalia, ma la ex compagnia di bandiera ha già molti nodi interni da dover affrontare.

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