nuovo disciplinare

Arriva il Prosecco Doc Rosé, e va incontro ai nuovi gusti (all’estero ma non solo)

Approvata la proposta di modifica del disciplinare dal ministero, la produzione potrebbe iniziare dalla prossima vendemmia

di Giorgio dell'Orefice

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(AdobeStock)

Approvata la proposta di modifica del disciplinare dal ministero, la produzione potrebbe iniziare dalla prossima vendemmia


3' di lettura

Il vino che non c’era adesso, o meglio presto, ci sarà. Si tratta del Prosecco Rosé la variante delle celebri bollicine prodotte del Nord Est e che con ogni probabilità potranno essere prodotte a partire dalla prossima vendemmia. È stata infatti approvata nei giorni scorsi dal Comitato nazionale vini del ministero delle Politiche agricole la proposta di modifica del disciplinare di produzione del Prosecco Doc (quello che può essere prodotto nella macro Doc che va da Padova al comune di Prosecco in provincia di Trieste e che si differenzia dalle due Docg di Conegliano Valdobbiadene e dei Monti Asolani) che introduce appunto la variante rosa.

Per passare alla fase produttiva occorre ancora la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore del successivo Decreto Ministeriale, che ufficializzerà la modifica a livello nazionale avviando l'iter comunitario che culminerà con la definitiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Dopo l’importante step concluso nei giorni scorsi un ringraziamento è stato rivolto a tutta la filiera e alle istituzioni dal presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Stefano Zanette: «A tutti coloro i quali hanno contributo all’ottenimento di questo importante risultato – ha detto Stefano – va il nostro ringraziamento che, in considerazione del momento che stiamo vivendo, è particolarmente sentito».

Oltre all’inserimento della nuova tipologia, nel disciplinare di produzione andava anche contemplata la possibilità di utilizzare oltre al vitigno Glera percentuali di Pinot Nero (tra un minimo del 10 e un massimo del 15%). Altrimenti, senza il ricorso a una varietà a bacca rossa, è impossibile conferire al vino il colore rosato.

Strana storia quella del Prosecco Rosé un vino che di fatto finora non poteva essere ancora prodotto ma che in tanti ritenevano di aver già visto se non addirittura assaggiato.

In un’indagine realizzata da Wine Monitor di Nomisma e presentata all’edizione 2019 di Vinitaly all'indomani dell’annuncio dell’intenzione dei produttori di avviare l’iter per inserire la versione rosé del Prosecco emerse che negli Stati Uniti ben il 74% dei consumatori era convinta di aver visto il Prosecco Rosé sugli scaffali e il 46% di loro aveva sostenuto di averlo anche assaggiato. Percentuali leggermente inferiori nel Regno Unito con il 49% degli inglesi che l’aveva intravisto e il 25% che l’aveva testato. Una “allucinazione” dalla quale non ne risultavano esenti neanche gli italiani visto che alla medesima indagine il 54% dei consumatori conosceva il Prosecco rosa e il 23% era certa di averlo bevuto.

Una storia, quella dello “spumante fantasma” che in realtà si spiega in maniera piuttosto semplice. Il punto è che il termine “prosecco” è ormai ovunque utilizzato come sinonimo di spumante e pertanto è accaduto che molti in giro per il mondo abbiano ribattezzato qualsiasi bollicina in rosa “Prosecco rosé”.

La scelta di introdurre una nuova tipologia è poi dettata dall’esigenza di individuare delle leve di differenziazione in quello che è il mare magnum del Prosecco. Basti pensare che lo scorso anno ne sono stati prodotti poco meno di 600 milioni di bottiglie, quasi 500 per il Prosecco Doc ai quali vanno aggiunti i 92 milioni della Docg. E la strada rosa è stata indicata dal magic moment dei vini rosati (compresi gli spumanti) negli Usa dove in quattro anni sono passati da un fatturato di 118 a uno di 496 milioni di dollari con un ritmo di crescita annuo del 43 per cento.

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