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Arriva il reato di tortura nel nostro ordinamento. Orlando: ok del Senato è passo decisivo

(ANSA)

3' di lettura

Il disegno di legge che punta ad introdurre il reato di tortura nell'ordinamento italiano ha ottenuto il via libera dal Senato con 195 sì, 8 no e 34 astenuti. Il provvedimento, che era già stato approvato dal Senato una prima volta il 5 marzo del 2014, poi dalla Camera il 9 aprile del 2015, torna ora a Montecitorio perché nuovamente modificato. Tra le novità approvate dall'assemblea di Palazzo Madama è l'aumento della pena minima da 3 a 4 anni. Soddisfatto il ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Ok del Senato passo decisivo».

Pene inasprite
L'inasprimento della pena minima è l'effetto dell'emendamento presentato dai relatori Nico D'Ascola ed Enrico Buemi al ddl l tortura e approvato dal Senato. La pena massima resta fissata invece a 10 anni.

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Orlando: «Atto decisivo»
«Oggi è stato compiuto un passo decisivo per l'introduzione del delitto di tortura nel nostro ordinamento, e il voto a larghissima maggioranza del Senato ci consente finalmente di sbloccare una fase di stallo che è durata troppo». Così il commento del Guardasigilli Orlando, che spiega come l'ok del Senato «ci avvicina all'obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento una nuova figura di reato, su cui anche molti organismi internazionali sollecitano da tempo il nostro Paese». «Ora l'auspicio - si augura il ministro - è che la Camera approvi in tempi rapidi e in via definitiva la legge».

Manconi non vota: «Brutto testo»
Stamane in Aula il presidente della Commissione per i diritti umani e primo firmatario del provvedimento, Luigi Manconi, ha annunciato che non avrebbe partecipato al voto. «Il primo giorno della legislatura, il 15 marzo del 2013, presentai un ddl sulla tortura - spiega - e quanto accaduto in questi anni è stato lo stravolgimento di quel testo che ricalcava lo spirito profondo che aveva animato le Convenzioni e i trattati internazionali sul tema». Manconi ha quindi spiegato che si tratta di «un brutto testo», innanzitutto perchè «il reato di tortura viene definito comune e non proprio», «come vogliono invece tutte le convenzioni internazionali» visto che si tratta di un reato «derivante dall'abuso di potere di chi tiene sotto la propria custodia un cittadino».E poi «nell'articolato precedente - aggiunge - si pretendeva che le violenze o le minacce gravi fossero "reiterate", formula che è stata sostituita nel testo attuale da "più condotte"». E «ancora, la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico.
Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi». «Come si fa - si chiede dunque Manconi - a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima?».

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Pd: traguardo importante
Per la senatrice dem Monica Cirinnà invece con l'ok del Senato «abbiamo raggiunto un traguardo importante: quello di veder riconosciuto anche in Italia il reato di tortura», «è un passo di civiltà giuridica a tutela dei cittadini», ha detto. Cirinnà ha sottolineato come «particolare attenzione è stata poi posta al fine di non ostacolare l'attività delle forze dell'ordine, ma allo stesso tempo si è voluto fare chiarezza affinché non vi possano essere comportamenti che prevarichino la legge». «Mi auguro che la Camera giunga al voto definitivo in tempi brevi», ha concluso. Gli fa eco Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia: «Sono state vinte resistenze e perplessità - ha detto e si è riusciti a trovare una larghissima intesa su un terreno delicato e che aveva diviso profondamente i gruppi parlamentari».

Astenuti Sinistra Italiana e Idea
Il provvedimento non piace nemmeno a Sinistra Italiana, che si è astenuta dal voto perchè il testo, ha detto il senatore Corradino Mineo, «è un accordo al ribasso» per «accontentare» il centrodestra. «Da sempre chiediamo di introdurre il reato di tortura in Italia - spiega Mineo - ma questo provvedimento proprio non ci piace». Astenuti anche i senatori di Idea: «Pur riconoscendo la correzione di inaccettabili forzature della Camera tese a paralizzare con pregiudiziali ideologiche l'attività delle forze dell'ordine - ha detto il senatore Carlo Giovanardi - il testo votato contiene ancora inaccettabili ambiguità che ci hanno portato ad un voto di astensione».

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