MEPHISTO WALTZ

ARRIVEDÓOORCI!


2' di lettura

Anche Belzebù non ne può più e vuol prendersi una pausa. Non nella Hollywood di Tom Ellis, l’affascinante protagonista della serie tv americana «Lucifer»,  per cambiare vita e fare il buono nel night club di sua proprietà. Ma rannicchiato in un antro cupo, con affaccio sul mare procelloso, dove scatenarsi in tutte le versioni del «Mephisto-Walzer» di Franz Liszt, composte dal 1859 al 1885: una sciocchezza, per la sua tecnica pianistica diabolica e trascendentale. Ovviamente  suonate a memoria. Ma anche per rileggersi in pace, si fa per dire, il «Faust» di Goethe o per rivedere il «Maestro e Margherita» di Petrović, con Ugo Tognazzi; e divertirsi a impersonare il «Memnoch» di Anne Rice o il «Margoth» di Tolkien e magari nel comics di Scishi Kishimori, fare il 666 Satan. Non pago, per soddisfare appieno lo straripante ego sulfureo rivedrà ancora se stesso  interpretare il «Louis Cyphre», quello di Robert de Niro, o Mikey Rourke in «Ascensore per l'inferno» (ben diverso da quello per il paradiso di Lubitsch, ne «Il cielo può attendere») o Al Pacino di «Avvocato del Diavolo». Facendo il Totò che batte Coppi e Bartali al «Giro d’Italia» (1948). O inserendosi di soppiatto nell'orrida culla nera di fronte a sua madre Mia Farrow (scarrafone é bello a mamma sua) in «Rosemary's Baby» di Polánski (1968). O trasformandosi in Begnini nel «Piccolo Diavolo» (1987) o in Mel Gibson nella «Passione di Cristo» (2004). E magari in qualcun’altro degli oltre cinquecento attori che nella storia del cinema hanno interpretato il demone. Su tutti però il preferito resta il capolavoro «Fra Diavolo», del 1933. Con Mr.Laurel & Mr.Hardy, Stanlio e Ollio per l'Italia, doppiati alla grande da due debuttanti: Ollio, dalla voce baritonale di un Alberto Sordi, diciannove anni, fresco di vittoria (per cappotto) al Concorso MGM (1939) e per il falsetto di Stan Laurel da Mauro Zambuto, allora ventunenne e che diventerà poi cattedratico in Elettromagnetica quantistica all'Università del New Jersey. Ecco da dove viene l’«arrivedóoorci» di Albertone, un mantra, col quale vi do appuntamento al 1° settembre prossimo, insieme ai mille-e-tre personaggi che ho variamente pizzicato, in trentasette cabalistiche settimane, dal 18 novembre scorso ad oggi. E che vi racconterò ancora, in catalogo, meglio di Leporello. Repetita iuvant, for sure.

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