Basilea

Art Basel conquista i collezionisti europei

Nonostante l'assenza di americani e asiatici, i galleristi in fiera hanno registrato buone vendite e hanno potuto approfondire le conversazioni con i clienti, finalmente in presenza

di Silvia Anna Barrilà

Lo stand di Massimo Minini ad Art Basel a Basilea 2021 con due opere di Enzo Mari, un Peter Halley e un'opera di Sheila Hicks

6' di lettura

Dopo quasi due anni, Art Basel ha riaperto le porte fisicamente a Basilea da lunedì 20 a domenica 26 settembre attirando 60.000 visitatori. Collezionisti e galleristi, muniti di braccialetti a riprova dell'avvenuta doppia vaccinazione o tampone negativo, non hanno nascosto l'incredulità e l'entusiasmo di ritrovarsi di persona all'interno della fiera, accolti dal direttore Marc Spiegler, altrettanto emozionato dopo mesi molto difficili. Ma, soprattutto, è stato il mercato a rispondere positivamente all'evento, confermando un trend positivo di ripresa che si è già palesato alle recenti fiere, da Miart all' Armory Show a New York.

La forza dei collezionisti europei

“Ci aspettavamo buone vendite” ha commentato Spiegler, “perché il mercato dell'arte si è dimostrato resiliente alla crisi, ma naturalmente temevamo la mancanza dei collezionisti americani e asiatici, che rappresentano la fascia dei super-ricchi. Ebbene, avevamo sottostimato l'amplissima base di collezionisti europei: tedeschi, italiani, francesi, belgi, che aspettavano il momento di tornare in presenza. Il mercato si è dimostrato molto forte per l'arte di qualità, sia storicizzata che emergente. Non ritengo ci sia un settore più forte dell'altro: forse durante la pandemia ci si è rivolti maggiormente alle blue-chips, ma i collezionisti hanno continuato a studiare e aspettavano di vedere le opere di persona per comprare”. Per far fronte al nervosismo pre-fiera, Art Basel ha istituito un fondo di solidarietà di 1,5 milioni di franchi per mitigare il rischio finanziario delle gallerie: se tutte le 272 gallerie partecipanti ne dovessero usufruire (dovranno dare una risposta circa una settimana dopo la conclusione della fiera), riceverebbero uno sconto del 10% sul costo dello stand, ma già durante la conferenza stampa, avvenuta alle ore 14 del primo giorno di fiera, Marc Spiegler ha potuto annunciare che alcune gallerie hanno rinunciato alla loro parte, favorendo così le altre gallerie.

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Buone vendite in fiera

Tra i corridoi, sebbene non stracolmi di persone come un'edizione pre-Covid, le gallerie si sono dichiarate soddisfatte delle conversazioni più pacate e delle vendite sin dalle prime ore di anteprima riservata ai Vip. La galleria cinese ShangART, che ha dovuto optare per la presenza “fantasma”, vale a dire con il personale di Art Basel presente in fiera e quello della galleria collegato su Zoom, è riuscita addirittura a vendere in questa modalità due opere da 465.000 dollari del cinese Ding Yi. Il gallerista milanese Massimo De Carlo ha venduto entro il secondo giorno di anteprima almeno una decina di opere, tra cui due nuove di Maurizio Cattelan (in stand anche da Perrotin e da Marian Goodman) a 1,2 milioni di euro e 475.000 euro. Tra le opere più care in assoluto, un Basquiat da Van De Veghe Fine Art da 40 milioni di dollari del 1983, acquistato direttamente dall'artista e da allora nella stessa collezione. La mattina di giovedì non era stato ancora venduto ma c'erano tre collezionisti interessati. Da Thaddaeus Ropac sono state vendute due opere di Baselitz a 1,2 e 1,350 milioni di euro e una di Sean Scully, presente anche nella sezione dedicate alle opere di grandi dimensioni, a 1,250 milioni di dollari.

La pittura ad Art Unlimited

Anche ad Unlimited si sono registrate delle vendite, come il Rauschenberg “Rollings (Salvage)” del 1984 a 4,5 milioni di euro, venduto sempre da Ropac ad un museo europeo, e “Die Doppelgängerin” di Valie Export a 350.000 euro. In questa sezione, curata quest'anno per la prima volta da Giovanni Carmine, ha prevalso la pittura di grandi dimensioni, con un risultato di maggior equilibrio rispetto all'effetto “wow” che solitamente caratterizza le grandi installazioni. Varie le opere minimaliste, come il Dan Flavin venduto a 3 milioni di dollari da David Zwirner. Molti lavori giocavano sul tema della ripetizione. “L'idea di lavorare in serie è molto importante negli ultimi 60 anni di storia dell'arte e nasce quando l'artista cerca di andare a fondo di un'idea o una tecnica che sta esplorando” ha commentato Giovanni Carmine. Per esempio, il lavoro di Mario García Torres “It Must Have Been a Tuesday”, presentato da Taka Ishii, Jan Mot, neugerriemschneider e Franco Noero e venduto il primo giorno (prezzo richiesto 90.000 euro), è composto da 164 fotocopie che l'artista ha affisso sulla porta del suo studio ogni giorno in cui è rimasto chiuso durante il lockdown nel 2020.

Lo stand-vetrina di Lia Rumma ad Art Basel a Basilea 2021 curato da Andrea Viliani, Copyright Art Basel

Attenzione sugli artisti italiani

Presenti nella sezione dedicata alle opere di grandi dimensioni anche sei nomi italiani proposti da gallerie italiane e internazionali: Alighiero Boetti con l'americana Ben Brown, Ettore Spalletti con Lia Rumma, Luciano Fabro con un'altra americana, Paula Cooper, Pino Pinelli con Invernizzi, Francesco Clemente con Lévy Gorvy e Vito Schnabel ed Enzo Cucchi con ZERO… e Balice Hertling. Anche tra gli stand c'era attenzione per gli artisti italiani: Tornabuoni ha dedicato uno dei pochissimi stand monografici della fiera ad Enrico Castellani, con 16 opere che tracciavano la genesi del suo lavoro dal 1958 al ’68. Massimo Minini ha riservato uno spazio di rilievo ad Enzo Mari: dopo la mostra dedicata al maestro del design nel 2015, infatti, ora la galleria ha iniziato a lavorare con gli eredi e mira a posizionare il suo lavoro nel contesto storico-artistico (opere in fiera tra 40.000 e 120.000 euro). Magazzino di Roma ha allestito uno stand intitolato “Italian Influences”, tutto dedicato all'arte italiana, in cui ha messo in luce il labirinto di influenze tra gli artisti di diverse generazioni. Temi come il monocromo, la natura, l'azzeramento del linguaggio pittorico, la delegazione del processo artistico sono espressi nelle opere di artisti come Manzoni, Castellani, Boetti in conversazione con Elisabetta Benassi, Alessandro Piangiamore, Massimo Bartolini e altri (prezzi per gli artisti della galleria da 15.000 50.000 euro). Grande attenzione ha ricevuto lo stand di Lia Rumma, che ha celebrato il ritorno nella main section di Art Basel con una mostra curata da A ndrea Viliani che ha trasformato lo stand in una grande vetrina che da un lato permette l'osservazione delle opere, ma dall'altro impedisce l'accesso – una distanza che il Covid ha esasperato e che è servita anche a sottolineare i legami all'interno di una comunità di artisti basata sulla condivisione. Anche Raffaella Cortese è tornata nella sezione principale di Art Basel dopo una lunga assenza e ha omaggiato le artiste della galleria, da Yael Bartana a Joan Jonas, Simone Forti e Anna Maria Maiolino, in mostra anche alla Kunsthalle Baselland con una personale con fotografie e video (prezzi in stand da 11.000 a 145.000 dollari). Galleria Dello Scudo ha portato diversi capolavori, tra cui un importante Emilio Vedova della serie dedicata al rosso e un de Chirico museale appartenuto al mercante Rosenberg.

Lo stand di Magazzino ad Art Basel a Basilea 2021 intitolato “Italian Influences” e dedicato all'arte italiana

Le scelte dei collezionisti

I collezionisti hanno molto apprezzato l'offerta. “Art Basel per la qualità delle opere esposte è unica” ha affermato Vittorio Gaddi, notaio e collezionista toscano. “È lunghissimo l'elenco di lavori che avrei desiderato, mi limiterò a segnalare i miei acquisti: due lavori dell'artista brasiliana Ana Linnemann dalla galleria brasiliana A Gentil Carioca e un'opera composta da quattro tele affiancate dell'artista messicano Mario García Torres da Franco Noero. Un'artista che seguo da qualche tempo ma di cui non ho ancora nessun lavoro è la statunitense di colore Lauren Halsey esposta nello stand di David Kordansky”.

“È stato emozionante ritrovarsi dopo due anni a Basilea” così Andrea Fustinoni, Managing Director del Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure, “ad Unlimited mi hanno colpito lavori come “It must have been a Tuesday” di Mario García Torres e “Bread, Butter and Power” di Meleko Mokgosi. Poi mi è piaciuto lo stand di Peter Kilchmann con, tra gli altri, un bellissimo lavoro di Francis Alys, gli arazzi di Adrian Paci (una parte del ricavato dalla vendita andrà a favore della comunità di Sant'Egidio a Roma) e una grande tela del giovane pittore svizzero Andriu Deplazes, che merita grande attenzione. Bello anche lo stand di un'altra galleria svizzera, Tschudi, con lavori di Hamish Fulton e i poster sui rettili delle montagne svizzere sui quali è intervenuto Niele Toroni. Restando in Svizzera, una straordinaria fotografia di Roman Signer, “Sky” del 2000, veniva presentata da Art Concept.

”Lo stesso artista ha trovato il consenso della collezionista di Lugano Cinzia Sanvido, che ha apprezzato anche le sculture di Carla Black da Gisela Capitain e di Shilpa Gupta da Frith Street Gallery, un dipinto di Miriam Cahn da Meyer Riegger, così come le opere di altre artiste come Simone Forti, Candice Breitz, Roman Ondak e Gina Pane.

Anche Silvia Fiorucci e il curatore Cristiano Raimondi, con cui lavora, hanno molto apprezzato l'installazione di Mario García Torres ad Unlimited, le tele di Ettore Spalletti e la scultura di Enzo Cucchi. “Da non perdere nella sezione delle gallerie – hanno suggerito Fiorucci e Raimondi – Kay Althoff e Maureen Gallace da Barbara Gladstone, Sadamasa Motonaga da Fergus McCaffrey, Aref El Rayess da Sfeir Semler, le pitture degli anni 60 di Ruth Wolf Rehfeldt da Chert Lüdde, la stupenda pittura di Robert Breer del 1955 di gb agency, Lyn May Saeed da Nicolas Krupp, il film di animazione con i disegni di Francis Alys da Jan Mot e i teli di Jason Dodge da Franco Noero”.

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