Arte

Art Basel, la prima dopo la pandemia introduce 24 nuove gallerie

Per i galleristi molti artisti hanno impiegato il tempo rarefatto in pandemia per effettuare una sintesi estetica del proprio lavoro

di Maria Laudiero

Da sinistra: Kapwani Kiwanga, Potomitans, 2021. Thirty nine chains, varying diameters, twenty-five handmade solid silver sculptures (mimosa Pudica flowers and leaves, phytolacca Americana flowers and leaves). Dimensions variables. Edition of 3. Courtesy Galerie Poggi. Photo credit @The Farm, Juan Downey, My Balcony - Chilean Nitrate of Soda Potash, 1971, Juan Downey, Video Trans Americas (Map series),1976

3' di lettura

Art Basel epicentro internazionale del mercato dell'arte che muove diversi milioni di euro, è finalmente ritornata con la sua prima edizione dopo la pandemia in una versione ibrida in cui si sono alternati eventi in presenza e da remoto. Hanno potuto infatti esporre anche galleristi che non erano fisicamente a Basilea ma che sono stati rappresentati da factotum nominati dall'organizzazione della fiera.

Seguendo la rotta tracciata dai curatori, ci si rende perfettamente conto di quanto sia importante per i fruitori dell'arte poter tornare in presenza ed assistere ad eventi di questa scala. Sulla ripresa dopo l'emergenza sanitaria Marc Spiegler, direttore globale di Art Basel, dice: “Sebbene la pandemia sia stata un momento di resilienza e innovazione, non è sempre stato un momento di scoperta: i mecenati non hanno avuto l'opportunità di conoscere il lavoro di nuovi artisti; allo stesso modo, le gallerie non hanno avuto ampie opportunità di incontrare nuovi collezionisti che possano sostenere i loro programmi. Ecco perché è così importante poter mettere in scena di nuovo il nostro spettacolo di persona, sfruttando allo stesso tempo le innovazioni digitali dell’anno scorso per continuare a coinvolgere il pubblico più ampio possibile'.

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Dal 1970

Fondata nel 1970 dai più importanti galleristi della città di Basilea, Art Basel diventa ben presto un punto di riferimento dell'arte moderna e contemporanea. Attraverso le edizioni che vedono protagoniste Miami Beach e Hong Kong nel tempo si è amplificato ulteriormente l'eco fino all'approdo sulle piattaforme digitali per le quali vengono costruiti eventi specifici.

Le Gallerie

Gli stands sono stati concepiti come vere e proprie “pop-up”galleries più che spazi espositivi. La Fondazione Beyeler presieduta da Sam Keller, si segnala come una delle presenze più prestigiose registrare in questa edizione in una occasione speciale ovvero commemorare i 100 anni dalla nascita di Ernst Beyeler, fondatore del museo e cofondatore di Art Basel attraverso due artisti di eccezione; Francis Bacon (con tre opere monumentali non destinate al mercato) e Felix Gonzales-Torres.

Ancora la Landau Fine Art con sede a Montréal e Lucerna, che ha esposto un numero incredibile di opere fra cui Picasso (sculture, dipinti e disegni), Giacometti, Mirò, Kandinsky, De Chirico, Magritte, Léger, Klee e Kandisnky, Braque, (senza citarli tutti), per la gioia dei collezionisti, dei direttori dei musei e dei “poveri mortali”.

Art Basel, il meglio della fiera

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La presenza italiana

Per l'Italia hanno partecipato fra le altre gallerie storiche come Alfonso Artiaco, che ha presentato degli artworks fra gli altri di Paolini, Vera Lutter, Lia Rumma che ha omaggiato (con quella che può essere considerata una installazione a tutti gli effetti) gli artisti che rappresenta da lungo corso come Kounellis, Kentridge, Kosuth, Spalletti (con l'opera Rosa dedicata anche nella sezione Unlimited). Ed ancora Massimo De Carlo, A arte Invernizzi. Raffaella Cortese. Sguardi Inclusione, sostenibilità e arte al femminile, i temi declinati attraverso i lavori e gli artisti selezionati.

Si sono succedute visioni emergenti e consolidate di artisti come Cindy Sherman, Mappelthorpe, Basquiat, Warhol, Schiele. La galleria 1 Mira Madrid ospita il lavoro dell'artista cileno Juan Downey in collaborazione con la Fondazione che si occupa del patrimonio di uno dei primi “esploratori” della videoarte che si è dedicato nell'arco della carriera ad esperimenti che spaziavano dalle installazioni interattive alle sculture cinetiche, si è sempre definito un “comunicatore culturale e antropologo estetico, il cui mezzo di espressione visiva è il video”. La sezione Feature invece ha offerto un focus intitolato Drag, Lazy Art, and Belgian bohème: how three artists foreshadowed contemporary culture. La mostra prende in esame tre artisti nati fra il '35 e il '61 ( Jean Dupuy, Stèphane mandelbaum e Michel Journiac) che hanno indagato attraverso il proprio lavoro la dimensione fluida (ante-litteram) dell'essere umano.Per gli sguardi contemporanei presentata dalla Galerie Jérôme Poggi di Parigi il lavoro di Kapwani Kiwanga che si è aggiudicata con The Botanics of History il Prix Marcel Duchamp 2020.

La maggior parte dei galleristi ha sostenuto che gli artisti abbiano impiegato il tempo rarefatto in pandemia per effettuare una sintesi estetica del proprio lavoro. Le sezioni emergentiAccanto a Galleries la sezione principale di Art Basel, si sono affiancate le rassegne speciali quali Feature, Statements, Edition, Unlimited, Parcours, Film, Magazins, che insieme alle Conversations (talks che approfondiscono tematiche della scena del mercato) rivestono di anno in anno un ruolo sempre più preponderante rispetto alla nuova scena artistica internazionale.


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