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Art Basel propone due nuove Online Viewing Rooms

La fiera lancia due nuove iniziative a settembre e ottobre, una dedicata alle opere create nel 2020 e l'altra nel XX secolo, continuano a moltiplicarsi appuntamenti digitali

di Silvia Anna Barrilà

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Art Basel

La fiera lancia due nuove iniziative a settembre e ottobre, una dedicata alle opere create nel 2020 e l'altra nel XX secolo, continuano a moltiplicarsi appuntamenti digitali


4' di lettura

Art Basel rivede il suo concept di Online Viewing Rooms e lancia due nuove iniziative questo autunno: due appuntamenti online, uno a settembre e uno a ottobre, con non più di 100 gallerie ciascuno, di cui il primo sarà dedicato alle opere realizzate nel 2020, mentre il secondo sarà incentrato sul XX secolo. “Si tratta di un nuovo formato, organizzato indipendentemente dalle fiere fisiche, per offrire un supporto continuo alle gallerie” scrive la fiera in un comunicato. Le piattaforme presenteranno anche una nuova funzione di chat dal vivo per creare un'esperienza più immediata per i visitatori di ogni ambiente virtuale. Per la prima volta, a ciascuna galleria partecipante verrà richiesto il pagamento di una tariffa fissa, pari a 5.000 franchi.

Il nuovo formato

Gli eventi online avranno la durata di quattro giorni. Il primo, intitolato “OVR:2020”, sarà online dal 23 al 26 settembre; il secondo, “OVR:20c”, dal 28 al 31 ottobre. Ogni galleria potrà presentare mostre curate con un massimo di sei opere simultaneamente (erano dieci nell'ultima edizione a giugno e non era richiesto un concept). Le gallerie possono presentare le loro proposte, che saranno analizzate da nuove commissioni selezionatrici, formate da galleristi. Per l'edizione di settembre, le gallerie selezionatrici saranno: Sadie Coles dell'omonima galleria di Londra, Massimo de Carlo di Milano, Mills Morán di Morán Morán di Los Angeles, Prateek Raja della galleria indiana Experimenter, Lisa Spellman di 303 Gallery di New York e Jasmin Tsou di JTT , sempre di New York. La commissione di ottobre sarà formata da Emi Eu di STPI di Singapore, David Fleiss di Galerie 1900-2000 di Parigi, Thiago Gomide della brasiliana Bergamin & Gomide , Steven Henry di Paula Cooper di New York, Lucy Mitchell-Innes di Mitchell-Innes & Nash di New York e Mary Sabbatino di Galerie Lelong & Co . di Parigi e New York. Per dicembre, a prescindere dal fatto che l'edizione di Miami Beach si tenga o meno, Art Basel ha già annunciato un'altra edizione delle Online Viewing Rooms, i cui dettagli verranno annunciati in seguito. “Mentre il mercato dell'arte si trova ancora ad affrontare tempi difficili, riteniamo che sia fondamentale per noi continuare a esplorare diversi modi di sostenere le gallerie e coinvolgere il nostro pubblico” ha dichiarato Marc Spiegler, Global Director di Art Basel. “Le edizioni molto concentrate di settembre e ottobre delle Online VIewing Rooms offrono alle nostre gallerie nuove opportunità in questo momento molto dinamico”.

Il sovraffollamento online

Oramai le iniziative online non si contano più. In questo momento è online la versione della fiera June sul sito di Hauser & Wirth e la preview della fiera dei paesi nordici Chart su Artsy . La settimana prossima ci sarà la versione online di SP-Arte di San Paolo. A settembre ci aspettano quelle di Miart e di Liste , a ottobre quelle di Frieze , solo per nominarne alcune. Oltre a moltiplicarsi le fiere online, aumentano le piattaforme per gallerie e le iniziative delle stesse gallerie. Ma funzionano? Di che cosa hanno veramente bisogno le gallerie in questo momento?

Manca il contesto

“Ritagliare un'opera e metterla in un sito anonimo riduce molto la qualità e la percezione del lavoro” lamenta la gallerista milanese Francesca Minini , “dopo quattro o cinque piattaforme ci siamo accorti che l'effetto è molto riduttivo, le opere d'arte sono ridotte a immaginette o francobolli. Ci vuole il contesto, per cui partirei dalle mostre che allestiamo in galleria. E, poi, più contenuti. Inoltre, sta diventando complesso attirare l'attenzione del pubblico e, soprattutto, di un pubblico nuovo, che alla fine è il motivo per cui noi partecipiamo alle fiere”.

Installation view, Noah Barker, “A False Belief in the Stars”, un progetto di Fanta-MLN per RISORGIMENTO su Massimo De Carlo VSpace - 9.6-21.06.20 - Courtesy of the artist and Fanta-MLN, Milano

Sviluppare progetti digitali ad hoc

Sicuramente, comunque, la situazione va affrontata, perché l'arte deve compiere il grande passo nel digitale, ma non può essere lo stesso approccio di altri settori, come la moda, poiché l'arte necessita approfondimento e studio. La stessa esigenza di contestualizzare l'opera è stata espressa da Fanta MLN. Per una giovane galleria di ricerca come questa, che non lavora con il magazzino, la partecipazione alle piattaforme digitali ha significato anche lo stimolo a dialogare con l'artista per sviluppare progetti dedicati, com'è successo in occasione della partecipazione a Fondamenta di Artissima con l'artista Roberto Fassone e il suo software che generava istruzioni per generare un'opera al giorno. “Ci sono molte piattaforme e strumenti per proporre opere online” dichiarano Fabrizio Padovani e Alessandro Pasotti di P420 , “è vero, anche prima del Covid si presentavano opere online, ma in genere in relazione a una fiera, ad esempio, e seguiva sempre una verifica fisica che ora spesso manca, così come manca il contatto diretto con il collezionista e il dialogo viso a viso. Ciononostante crediamo nel fatto che l'online possa essere un potente strumento per una prima presentazione e stiamo, infatti, mettendo a punto un nuovo progetto, che sarà lanciato in autunno, che giocherà molto tra il virtuale e il reale.

Mostrare di esserci

Per quanto le piattaforme siano tante, le gallerie continuano a parteciparvi, “perché è importante comunicare e far vedere che ci sei e che continui a creare progetti per gli artisti, nonostante il momento difficile”, come sottolinea Federica Schiavo della Schiavo Zoppelli Gallery. In un frangente così complicato per le gallerie, è bene analizzare con cura a quali progetti partecipare, per evitare di investire in fuochi fatui, così com'è fondamentale la collaborazione tra le gallerie.

L’unione fa la forza

Lo hanno dimostrato progetti come quello di Massimo de Carlo intitolato “Rinascimento”, molto apprezzato dalle gallerie che vi hanno partecipato, oppure quello di Perrotin chiamato “Restons Unis”, articolato tra mostra fisica e viewing room online. “È andato molto bene, abbiamo venduto opere a ottime collezioni americane” commenta Antoine Levi, che vi ha partecipato con opere di Piotr Makowski. “La galleria si è impegnata anche a proporre ai propri clienti e vendere per noi. La partecipazione è stata gratuita, Perrotin non ha richiesto una commissione, ma solo un 10% del 50% che va a noi galleristi per il direttore che ha effettuato la vendita”. Anche secondo Levi, fondamentale rimane la contestualizzazione dell'opera. “C'è ancora sospetto sull'acquisto online, chi offre opere a prezzi troppo elevati ne paga le conseguenze. Ci vuole il contesto, la qualità. Le viewing room che somigliano troppo ad Artnet non funzionano” conclude, “ci vuole un po' di sapore”.

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