mercato tedesco

Art Berlin ancora alla ricerca di un’identità

Con i suoi 8.000 artisti che ci vivono e le circa 400 gallerie è la seconda città per la produzione dell'arte contemporanea dopo New York, eppure la fiera non decolla

di Silvia Anna Barrilà


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4' di lettura

Si è svolta a Berlino la terza edizione di Art Berlin (12-15 settembre), una fiera nata nel 2017 grazie alla collaborazione tra la precedente fiera della capitale tedesca Abc - Art Berlin Contemporary e la più antica fiera d'arte moderna e contemporanea d'Europa Art Cologne di Colonia. Un tentativo di dare slancio ad una manifestazione che già in passato ha faticato ad affermarsi.
La ricerca di un'identità. Abc , infatti, era nata nel 2008 come fiera alternativa, priva di stand, in contrapposizione alla più ufficiale Art Forum Berlin, organizzata dall'ente fieristico di Berlino dal 1996 e chiusa nel 2011 perché disertata dai galleristi berlinesi più influenti. Il formato proposto sembrava più adatto a rispecchiare lo spirito sperimentale della città, da sempre restia a parlare apertamente di mercato. Tuttavia l'idea non ha soddisfatto le aspettative commerciali dei galleristi, per cui neanche dieci anni dopo si è tornati al formato tradizionale attraverso la collaborazione con l'ente fieristico di Colonia, che finanzia la fiera e la co-organizza. Ancora oggi, tuttavia, Art Berlin sembra faticare a trovare una propria identità: l'inclusione di sporadici stand di arte moderna (Art Berlin si definisce ora una “fiera per l'arte moderna e contemporanea”) non aiuta a creare un'identità forte che, invece, sarebbe favorita se si concentrasse solo sui giovani. D'altro canto Berlino, con i suoi 8.000 artisti che ci vivono e le circa 400 gallerie, è la seconda città per la produzione dell'arte contemporanea dopo New York.

Art Berlin sceglie i giovani artisti

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I costi e le vendite. Purtroppo, però, Berlino continua a non essere la città dei collezionisti e questo si ripercuote sulle vendite in fiera. Sebbene la partecipazione all’evento costi poche migliaia di euro e abbia visto l'applicazione di ulteriori incentivi quest'anno, tanti galleristi di Berlino quest'anno hanno deciso di rinunciare alla fiera (così come gli italiani che erano presenti l'anno scorso), perché nelle passate edizioni non hanno venduto (il numero delle gallerie partecipanti è diminuito da 121 a 110, mentre è rimasto stabile il numero dei visitatori intorno a 35.000 presenze). Certo alcune vendite ci sono state, come hanno riportato, per esempio, Daniel Marzona , E sther Schipper, Kraupa Tuskany Zeidler, Ebensperger Rhomberg . Per la prima volta era presente anche la commissione acquisti della Collezione d'arte contemporanea della Repubblica federale tedesca, che ha acquistato diverse opere. Ma per molti altri la fiera non è andata così bene. D'altro canto Berlino ha il Gallery Weekend , il fine settimana delle gallerie tra fine aprile e inizio maggio, che funziona molto bene e riesce ad attirare meglio i collezionisti internazionali rispetto alla fiera, dove il pubblico rimane prevalentemente locale (il weekend è diretto dalla stessa direttrice della fiera, Maike Cruse).

Il rapporto con le istituzioni. Fa discutere anche il rapporto con la Berlin Art Week , la settimana dell'arte che coincide con la fiera, organizzata da sei anni dalla non-profit Kultuprojekte Berlin : l'influente gallerista berlinese Johann König (figlio del famoso curatore Kaspar König) si è fatto portavoce del malcontento di tanti galleristi in un'intervista rilasciata alla rivista Monopol , lamentando il fatto che il mercato dell'arte non benefici affatto della Berlin Art Week, che invece si pregia di essere il momento culminante del calendario dell'arte insieme al Gallery Weekend (altro evento iniziato dai galleristi e non dalla città) e riceve finanziamenti da parte del Senato per la cultura e da quello per l'economia (rispettivamente 300.000 e 150.000 euro, secondo dati riportati dalla stessa rivista), da cui le gallerie, invece, sono escluse nonostante il loro lavoro di sostegno dell'arte giovane. Appare, invece, diversa la strategia di Monaco, dove nello stesso weekend di Art Berlin si è svolta la prima edizione di Various Others , una collaborazione tra gallerie sul modello dell'iniziativa Condo , finanziata dalle istituzioni cittadine.

L'offerta in fiera. Nonostante il sottotitolo della fiera, l'offerta si concentrava, comunque, sul contemporaneo. La galleria berlinese ChertLüdde presentava uno stand molto minimalista tutto dedicato all'americano David Horvitz (classe 1982) e al suo sforzo di intrappolare lo spazio e il tempo (prezzi dai 250 euro per un'edizione a 14.000 euro per un neon, Iva esclusa, i dettagli nella Photo-gallery). La galleria Roehrs & Boetsch di Zurigo, che si concentra sull'arte digitale, ha mostrato le opere del canadese di base a New York Shawn Maximo (classe 1975), ispirate ad una vita rintanata in uno spazio sotterraneo in un luogo e momento non specificato (5.000-19.000 euro). Stand collettivo, invece, per Esther Schipper , con un richiamo al tema del ritratto che ritornava attraverso diverse opere (prezzi non dichiarati). Un'altra mostra personale, invece, da Daniel Marzona con la tedesca Sarah Loibl (classe 1987), una nuova collaborazione della galleria molto apprezzata in Italia, tanto che la sua opera più grande della prima mostra in galleria, all'inizio di quest'anno, è stata venduta proprio nel nostro paese (prezzi in fiera tra 3.500 e 8.000 euro). Soy Capitán mostrava, invece, l'artista norvegese che lavora con la scultura Camilla Steinum (classe 1986) con una serie di opere sulle relazioni interpersonali (2.000-10.000 euro).

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