mercato dell’arte

Art Cologne, Daniel Hug tira le somme di dieci anni a capo della fiera

di Silvia Anna Barrilà

3' di lettura

La 52ª edizione di Art Cologne , la fiera per l'arte moderna e contemporanea che si è appena conclusa a Colonia (19-22 aprile), è stata la decima sotto la direzione di Daniel Hug, 50 anni, ex-gallerista americano, nipote dell'artista László Moholy-Nagy e dal 2008, appunto, direttore della fiera Art Cologne, che in questi dieci anni è riuscito a riposizionare, restituendole rilevanza nel panorama internazionale. ArtEconomy24 lo ha incontrato a Colonia nel giorno dell'inaugurazione della fiera.

Quale è stata la sua strategia per riposizionare la fiera in questi dieci anni?
È stata quella di ricostruire la fiera lentamente. All'inizio ho apportato una grande modifica, e cioè ho trasferito l'evento da uno spazio interno al complesso fieristico, senza diretto accesso all'esterno, alla hall 11, dando alla fiera un ingresso importante. Ho dato un volto alla fiera.

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Come ha modificato il numero del partecipanti?
Ho ridotto le dimensioni della fiera, abbassando il numero dei partecipanti da 260 a 190. Non sono andato a cercare le gallerie di tendenza, ma le blue chip che hanno fatto la storia di Art Cologne, come Karsten Greve, Hans Meyer e Annely Juda. Gradualmente ho ristrutturato la fiera per permettere una più facile lettura da parte del visitatore: ho fatto sì che le gallerie affermate avessero gli stand più grandi e quelle emergenti degli stand più piccoli, altrimenti si rischia di dare al visitatore un'impressione sbagliata. L'ente fieristico Koelnmesse mi ha dato grande libertà, perché non mi ha costretto a vendere metri quadri, ma mi ha permesso di concentrarmi sulla qualità.

Come ha attratto le gallerie internazionali?
All'inizio attraverso una collaborazione con la New Art Dealers Alliance americana, con la quale abbiamo dato vita alla fiera Nada Cologne. Poi abbiamo incorporato questa fiera all'interno di Art Cologne, inizialmente come una fiera nella fiera e poi come una sezione, dando vita alla sezione “Collaborations”.

Che cosa definisce oggi Art Cologne?
Tutte le fiere hanno una propria originalità perché sono legate al territorio. Per noi è necessario avere un focus sul mercato tedesco, inserendolo nel contesto globale. Personalmente apprezzo il fatto che una fiera sia locale, altrimenti è tutto uguale.

In che modo è cambiato il mercato tedesco in questi anni?
L'Iva al 19% rappresenta un problema, soprattutto per la generazione delle gallerie più giovani, ma nonostante ciò ci sono nuove gallerie che aprono.

E la vostra collaborazione con la fiera Art Berlin come ha cambiato il panorama?
Ha cambiato la nostra immagine. Colonia ha sofferto per lo spostamento della scena artistica a Berlino dopo la caduta del muro, ma oggi le due città sono sullo stesso piano e sono i due centri più importanti per l'arte in Germania, ognuna con i suoi punti di forza e le sue debolezze. Non credo che si cannibalizzino a vicenda.

E le nuove fiere Art Düsseldord e Discovery Art Fair Frankfurt?
Non sono certo di quali ripercussioni ci saranno. Quello che mi interessa è che Art Cologne funzioni e che i galleristi siano soddisfatti. Non mi interessa essere alla moda.

Che cosa vede nel futuro delle fiere?
Le fiere ci saranno sempre, perché non sono solo luoghi di vendita, ma anche d'incontro, e questo non si può rimpiazzare in altro modo. Le mode vanno e vengono, anche Colonia è stata una fiera leader e poi ha perso la sua posizione. Se andiamo indietro di 30 anni c'erano solo Colonia, Bologna, Chicago, Basilea, Fiac e Arco. Poi con Frieze è iniziata le brandizzazione delle fiere, e questo secondo me è stato un errore, perché adesso non si tratta più di portare le persone ad una fiera in una determinata città, ma di portarle ad uno stesso evento che si ripete in varie parti del mondo. Ecco perché noi abbiamo deciso di lasciare alla fiera di Berlino la propria identità e il proprio team e di non riproporre Art Cologne a Berlino.

Quali sono le sue strategie per il futuro?
Di continuare a migliorare lentamente, anno dopo anno. Il futuro sta in sezioni come “Collaborations”, che invita due o tre gallerie ad unire le forze. In questo modo partecipare ad una fiera torna ad essere divertente. Se hai uno stand molto grande, infatti, devi vendere il più possibile, ma se dividi le spese, puoi concentrarti su progetti interessanti.

Quali artisti tedeschi e internazionali sotto i 20.000 euro consiglierebbe di tenere d'occhio ad un collezionista italiano?
Klaus Richter (ad Art Cologne con la galleria Clages), Tiril Hasselknippe (Galerie Drei), Nicolas Pelzer (Future Gallery), Grace Weaver (Soy Capitan), Adriano Costa (Supportico Lopez) e Max Ruf (Union Pacific).

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