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Art Market Report: se il 2019 ha rallentato il 2020 inchioda

Dall’analisi della McAndrew mercato in difficoltà frenato dai dazi e da maggiore regolamentazione. Sul podio Millennial e donne. Christie’s Italia rinvia asta

di Marilena Pirrelli

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Dall’analisi della McAndrew mercato in difficoltà frenato dai dazi e da maggiore regolamentazione. Sul podio Millennial e donne. Christie’s Italia rinvia asta


8' di lettura

Il Coronavirus sta fermando tutta l'economia e anche ridisegnando la mappa del mercato dell'arte. In particolare, ha messo in ginocchio il sistema delle fiere con rinvii a catena e provocando una battuta d'arresto da cui probabilmente trarrà beneficio il mercato online, che ha già dato segni di vitalità con il lancio delle Viewing Rooms di Art Basel (dal 20 al 25 marzo al posto dell'edizione di Hong Kong), con le molteplici piattaforme di scambio e con le numerose gallerie, come Gagosian e David Zwirner , che da tempo hanno investito in questa direzione. Idem per le case d’asta che hanno deciso di rinviare alcune sessioni di vendita come Christie’s Italia che ha spostato a novembre l'incanto «Thinking Italian Milan», previsto ad aprile nella città meneghina. Fa sapere la casa d’asta di François Pinault che: «Nel frattempo l'offerta di opere d'arte italiana continuerà presso le nostre sale d'asta internazionali: le prossime vendite di New York saranno il 14 e 15 maggio; a Parigi il 3 e 4 giugno; a Londra, il 26 e 27 giugno e di nuovo a Londra l'8 ottobre per il lancio di «Thinking Italian Art and Design». Mentre Sotheby’s conferma per il momento l’asta milanese del 23 aprile con opere di maestri italiani e internazionali dal XX secolo ai giorni nostri: da Giorgio de Chirico, Alberto Burri, Giorgio Morandi a Lucio Fontana e a una selezione di ceramica di Fausto Melotti e a due collezioni di opere in vetro con Venini e Carlo Scarpa.

Aste a parte, come il mondo dell'arte uscirà dal contagio è una storia ancora da scrivere. Oggi possiamo ipotizzare molti cambiamenti e sicuramente la presenza più vitale di un collezionismo più giovane e più attivo in rete, che all'estero inizia a farsi sentire anche a livello istituzionale. La forza dei nuovi mecenati della generazione dei Millennial già nel 2019 è stata evidente: hanno comprato più opere d'arte e hanno speso di più, in media 3 milioni di dollari in due anni, secondo lo studio «The Art Market Report 2020» di Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics , prodotto da Art Basel e Ubs . Una cifra che rappresenta sei volte quanto hanno speso i Boomers. Se il loro potere d'acquisto rimarrà così forte in questo 2020 iniziato con il Coronavirus è tutto da vedere. Già nel 2019 le guerre commerciali tra Cina e Usa, l'impeachment di Trump, i disordini a Hong Kong e la Brexit hanno influenzato negativamente gli investimenti in arte, decretando una frenata del mercato a livello globale. Dopo due anni di crescita, infatti, nel 2019 le vendite globali di arte e antiquariato sono scese a 64,1 miliardi di dollari, cioè il -5% sul 2018, ma comunque il 62% in più rispetto ai valori di un decennio fa. I volumi, invece, hanno continuato a crescere lentamente (+2%), con un numero di transazioni stimato di 40,5 milioni, il livello più alto del decennio: +34% sul 2009, forse effetto di un progressivo ampliamento della base del collezionismo.

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Come si vende e si compra
Seppure il mercato dell'arte abbia dimostrato una certa resilienza di fronte agli eventi nel più ampio contesto economico e politico, in periodi d'incertezza chi vende preferisce la riservatezza affidandosi agli scambi privati. Si è visto con la consegna del lascito del miliardario americano Marron a tre mega-gallerie, Acquavella, Gagosian e Pace , e si è visto nel 2019 con l'aumento delle private sale e delle vendite in galleria (58% le vendite in gallerie contro il 42% in asta). Anche a livello di flussi transfrontalieri gli scambi di arte sembrano affrontare forze antitetiche, come la crescente regolamentazione degli scambi (l'introduzione della V Direttiva nella Ue e le nuove tariffe doganali in ingresso negli States) o la tendenza ad acquistare più localmente per ridurre l'impatto sull'ambiente.
«La globalizzazione del mercato dell'arte è stata la chiave della sua espansione negli ultimi venti anni – spiega Clare McAndrew – riducendo il rischio al ribasso grazie al supporto di una base più diversificata di acquirenti e venditori. È una tendenza che non si modificherà nel breve termine, ma l'aumento della regolamentazione e le misure protezionistiche potrebbero incidere sul futuro del mercato frenando le vendite transfrontaliere e, quindi, la crescita».

Le piazze di scambio
Se le misure adottate quest’anno più l’effetto della frenata economica avranno un impatto ancora tutto da stimare, è possibile invece osservare come si è mosso il mercato nelle diverse piazze di scambio nel 2019: i tre leader, Stati Uniti, Regno Unito e Cina, hanno continuato a scambiare la maggior parte delle vendite, sebbene la loro quota complessiva sia leggermente scesa all'82% (-2% su base annua). Gli Stati Uniti sono sempre il più grande mercato dell'arte con una stima di 28,3 miliardi di dollari scambiati (-5%) e una market share del 44%, stabile sul 2018. Il Regno Unito ha mantenuto il secondo posto con la quota del 20%, a circa 12,7 miliardi stimati, in calo del 9% su base annua: è il prezzo della Brexit e delle sfide conseguenti. La Cina è rimasta il terzo mercato più grande, con un leggero calo della market share dell'1% su base annua al 18% e scambi stimati per 11,7 miliardi (-10%), nonostante il rallentamento della crescita economica. In questo contesto l'Italia rappresenta una piccola pedina: la sua quota di mercato in Europa è pari al 2% del totale delle vendite di 20,4 miliardi di dollari (-4% sul 2018). Chi è cresciuta è stata la Francia (+7% fino a 4,2 miliardi di dollari e una market share passata dal 6 al 7%), ma è difficile che in futuro riuscirà a soppiantare Londra, che presto giocherà le sue carte per attrarre gli scambi riducendo probabilmente i vincoli normativi richiesti dalla Ue.

Dalle piazze ai canali di scambio
Per le gallerie il turnover è mutato a seconda della fascia di mercato: chi ha mosso fatturati tra 250.000 e 500.000 dollari ha registrato il miglioramento più grande (+17%), le gallerie con turnover dai 500mila dollari al 1 milione hanno perso il 9%, mentre coloro che si sono posizionati al vertice del mercato, cioè oltre 30 milioni, hanno registrato un +16% delle vendite. Cercare nuovi clienti è stata la sfida perenne di tutti, aumentati dal 5% al 34% per le gallerie.
In asta le opere superiori al milione di dollari hanno scambiato il 55% dei valori con meno dell'1% dei lotti venduti. Non hanno brillato le opere oltre i 10 milioni di $, segmento di prezzo che ha fatto peggio nel 2019: -39% in valore -35% per numero di lotti venduti.

I periodi più richiesti in asta
Quali periodi hanno registrato il miglior andamento nel 2019 in asta? Secondo il report della McAndrew l'arte postbellica e contemporanea, il più grande settore del mercato (53%) si è fermato a 6,1 miliardi di dollari con una perdita del 10% in valore e del 19% per lotti. Le opere create negli ultimi 20 anni hanno fatturato il 23% del valore nel segmento. L'arte moderna è rimasto il secondo settore più ampio aggiudicato in asta con una quota del 25%, sebbene, dopo due anni di forte crescita, gli scambi sono scesi del 32% a 2,9 miliardi. L'arte Impressionista e Post-Impressionista (15% di market share) è calata a 1,8 miliardi (-19%) e, infine, gli scambi di Old Master (7% del mercato) sono scivolati a 843 milioni flettendo del 10% e per il terzo anno consecutivo, circa la metà delle opere (46%) era di antichi maestri europei.

Gli acquirenti
Nell'indagine della McAndrew è stato mappato anche il comportamento di 1.300 individui HNW in sette mercati: Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Taiwan, Hong Kong e Singapore. Dal sondaggio è emersa la dinamicità dei Millennial HNW e, in particolare, delle donne: il 34% delle collezioniste negli ultimi due anni ha speso oltre 1 milione in media più degli uomini (25%) e il 16% oltre 10 milioni. In media le collezioni sono composte da 76 opere (con una mediana di 27) e più del 30% sono conservate in magazzini (storage, banche o porti franchi). Il 61% dei collezionisti HNW intervistati ha rivenduto le opere in collezione e più frequentemente i Millennial (71%), in meno di quattro anni. Insomma sono loro a dominare il mercato, tendenza che in pospettiva può solo aumentare. Sono, infatti, gli utenti più abituali del web: il 92% ha acquistato online, il 36% ha speso oltre 50.000 $ per un'opera o un oggetto comprato online, incluso il 9% che ha speso oltre 1 milione. Come si comprende la buona notizia, in questo contesto così incerto, è la crescita del ruolo delle donne nel mercato dell'arte, sia dal punto di vista delle collezioniste che delle artiste: nelle gallerie del primo mercato la presenza di artiste è salita dall'8% al 44% e contestualmente le vendite sono salite dal 32% del 2018 al 40% nel 2019.
“Il mercato dell'arte spesso rispecchia le tendenze e gli sviluppi economici che vediamo nella creazione di ricchezza – spiega Paul Donovan, Chief Economist di UBS Global Wealth Management –. La crescita del potere di spesa dei Millenial e delle donne oggi ne fa parte. Ma anche gli economisti devono ammettere che nella vita c'è molto più che l'economia. I veri collezionisti sono guidati dalla passione e dall'apprezzamento per la qualità. L'arte paga dividendi emotivi, arricchendo la vita in un modo che il Pil non potrà mai catturare “ conclude.

Dalle fiere al web
Quest'anno i cambiamenti che osserveremo a seguito della crisi da coronavirus saranno incommensurabili rispetto alla calma quasi piatta del 2019: le fiere d'arte sono rimaste centrali con una stima di vendite di 16,6 miliardi nel 2019 passate da meno del 30% del 2010 al 45% nel 2019 (-1% sul 2018). I galleristi hanno riferito che il 15% di queste vendite è stato concluso prima della fiera (2,5 miliardi $), durante il 64% (10,6 miliardi) e il 21% dopo, come risultato dell'esposizione (3,5 miliardi). L'anno scorso in media, i galleristi hanno partecipato a quattro fiere, come nel 2018; le gallerie con vendite superiori ai 10 milioni hanno esposto in oltre il doppio delle fiere (otto in media) con una quota del 47% degli scambi, mentre quelle con fatturato inferiore a 500.000 $ in media in tre, mettendo a segno il 30% delle vendite annuali. La spesa totale dei galleristi per partecipare alle fiere si può stimare in 4,6 miliardi , con un calo di 4% anno su anno. Difficile quest'anno per gli operatori ripetere le stesse performance e per i grandi collezionisti equiparare la media dei 39 eventi legati all'arte seguiti nel 2019, tra cui almeno sette fiere e altrettante visite a mostre in galleria.
Sull'online, che ci attendiamo registrerà un'accelerazione in questi mesi, sono state stimate nel 2019 vendite d'arte e di oggetti d'antiquariato per 5,9 miliardi di dollari (-2%) pari al 9% del mercato. In galleria hanno comprato online il 57% erano nuovi acquirenti (+5%), mentre nelle case d'asta il 34%. Anche se il 65% dei collezionisti di HNW non ha speso più di 50.000 dollari per un'opera, un quarto ha speso più di 100.000 e solo l'8% oltre il 1 milione.
Per il commercio globale d'arte sono stati spesi 19,9 miliardi di dollari per i servizi di supporto esterno, in lieve calo del 2%. La più grande area di spesa (23%) è stata sostenuta dai galleristi per essere in fiera, in un mercato mondiale che, tra arte, antiquariato e collectible, ha impiegato direttamente 3 milioni persone in 310.810 imprese, di cui 296.580 gallerie con 2,7 milioni di occupati, e 14.230 case d'asta con 285.100 dipendenti (+1%). Dopo quest'anno che si presenta horribilis cosa resterà?

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