PROMOZIONE

Arte in azienda, il Veneto laboratorio per l’Europa

Via al progetto internazionale Smath finanziato con i fondi Interreg, selezionati i sei artisti Panozzo: i risultati di anni di impegno innovativo

di Barbara Ganz


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All'interno di Electrolux

4' di lettura

Due mondi che inizialmente non si parlavano, e che - messi uno di fronte all’altro - non sapevano nemmeno che cosa dirsi. Da un lato le imprese (di tutti i generi, dalla multinazionale alla Pmi), dall’altro gli artisti. L’esperimento è stato ideato e coordinato da Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di management di Ca’ Foscari e responsabile scientifico del progetto, e ha mosso già diversi passi. Ora la teoria è diventata sperimentazione pratica con il progetto internazionale Smath, che consente a sei artisti di entrare in altrettante imprese del Veneto con una residenza artistica finanziata, per sviluppare le idee progettuali nate nei mesi scorsi da un percorso di dialogo e confronto reciproco.

«Alla base c’è Art&Business - evidenzia Panozzo -, la metodologia di art thinking fondata sull’interazione tra arte e impresa che la nostra ricerca ha ideato e codificato in questi ultimi anni. Vogliamo diffondere tra le imprese l’opportunità di attivare forme più concrete di relazione tra economia e cultura e che il pensare artisticamente possa anche renderle più competitive e innovative. Le imprese stanno capendo che bellezza e ragionamento estetico possono stimolare l’innovazione di prodotto e di processo, e anche sollecitare nuove visioni strategiche. Ma l’arte può aiutare anche a capire e a guidare anche i processi di cambiamento organizzativo agendo sul versante della coesione e del welfare aziendale».

L’approccio fra arte e impresa non inizia con il progetto Smath: tutto è cominciato nel 2014, quando sono stati avviati i primi tentativi di portare il linguaggio artistico direttamente nei luoghi di produzione: «Fin da subito abbiamo voluto andare oltre i modelli classici: la sponsorizzazione, il collezionismo, la filantropia. Certo, impresa e cultura si collegano soprattutto in questi modi ma anche qui c’è bisogno di innovare e passare all’azione concreta: mettere realmente l’artista, che è operaio e imprenditore, a lavorare in fabbrica, accanto ad altri operai e imprenditori» spiega Panozzo.

In un convegno internazionale su creatività, arte e cultura per la competitività delle imprese, hanno sfilato le testimonianze di aziende quali Asolana Group, Bevilacqua tessuti, Arbos, Lunardelli, Duca D’Aosta, Oikos. Da collaborazioni come quella fra Lineasette Ceramiche e Andrea Santini è nato un diffusore audio vibrazionale in grès e legno, mentre Ugolini, azienda metalmeccanica fondata a Schio nel 1974, è stata fra i primi partner di Ca’ Foscari nell’ospitare progetti di residenza artistica nello spazio della fabbrica, a partire dalla collaborazione con la danzatrice e coreografa Silvia Gribaudi nel 2014.

Simona Sala e Alessio Ballerini (Sound recording)

Poi, con il progetto Artificare, sono state esaminate le interazione tra soggetti e processi tipici della produzione artistica e Pmi venete: «Al fine di sviluppare la creatività aziendale - è la tesi - non sono sufficientí le tradizionali forme manageriali di incentivazione e motivazione e nemmeno la semplice esposizione dell’impresa alla produzione artistica. Appare necessaria una relazione più strutturata e un’interazione maggiore, una artificazione dell’azienda, in cui il lavoro artistico si inserisce tra le tradizionali attività aziendali, dialoga con esse, le arricchisce di nuovi significati e metodi» dice Panozzo. A mettersi in gioco sono state realtà di diversi settori come De Castelli, Delineo Design, Fallani Venezia, Cantieri Manin. Omp Engineering. «Il sostegno costante della Regione Veneto - sottolinea il docente - ha reso possibile destinare a questi obiettivi fondi europei come Fse e Fesr, nei capitoli dedicati al capitale umano. Smath è un tassello di questo quadro complessivo e la novità è che punta a essere un progetto esportato in altri cinque Paesi europei. Le sei progettualità sono state selezionate tra le tredici giunte alla fase finale premiando la creatività artistica espressa in installazioni, video, soundscaping, arte relazionale e data-visualization. Ma accanto alla qualità della proposta, la giuria di esperti ha guardato anche sostenibilità e riproducibilità dell’intervento artistico».

Giorgia Severi (Rilievi di roccia)

La realizzazione delle residenze artistiche in azienda rappresenta la fase clou del progetto internazionale finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che vede capofila la Regione Veneto assieme al Dipartimento di management di Ca’ Foscari Si tratta della prima iniziativa in Italia di questo genere, in cui viene introdotto un modello di progettazione artistica attraverso modalità competitive innovative, sostenute da un finanziamento pubblico.

Oltre venti imprese dalla scorsa primavera, grazie a Smath, hanno lavorato insieme a numerosi artisti in un percorso condiviso, «che ha dato alla fine forma e consistenza a un vero e proprio nido creativo: una comunità al cui interno lo scambio ha consentito ai due mondi di accogliere le opportunità e condividere le sfide offerte dall'incontro reciproco». Ad accompagnarli con attività di intermediazione, supporto e tessitura delle relazioni i docenti e ricercatori del Laboratorio di management dell’arte e della cultura di Ca’ Foscari (MacLab).

Nell’intero percorso - fra incontri, workshop in azienda, meeting individuali tra artista e imprenditore - sono emerse complessivamente quaranta possibilità di collaborazione. Tredici le idee progettuali sono giunte alla fase finale, sei le vincitrici. «I benefici per le aziende sono diversi - conclude Panozzo -. L’incontro con gli artisti crea il contesto per pensare fuori dagli schemi e va quindi visto come un investimento in innovazione. Può, ad esempio, accompagnare la trasformazione digitale promessa da Industria 4.0 ma spesso percepita come minaccia dai lavoratori. Il timore per la sostituzione del lavoro umano con quello digitale può acquisire senso nuovo e forse diventare un’opportunità di coesione, se trasfigurato dallo sguardo e dalle azioni di un artista. Manipolare, ibridare e anche farsi gioco della tecnologia esistente per inventare il nuovo è un atteggiamento da sempre nel Dna delle Pmi nel NordEst. Forse si è un po’ perso negli ultimi tempi e forse gli artisti possono aiutare a ritrovarlo».

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