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Arte contemporanea, nasce a Firenze il primo master italiano

Venticinque i posti a disposizione; un anno la durata del corso divisa tra lezioni in aula, cantieri didattici, stage e tesi

di Silvia Pieraccini

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Venticinque i posti a disposizione; un anno la durata del corso divisa tra lezioni in aula, cantieri didattici, stage e tesi


2' di lettura

L’arte contemporanea conquista il primo master in Italia diretto ad approfondire la conservazione e gestione delle opere realizzate dopo la seconda guerra mondiale.
La sede è a Firenze, città conosciuta soprattutto per l’arte rinascimentale che però questa volta ha messo in campo collaborazioni prestigiose con musei e istituzioni votate al contemporaneo presenti nel resto della regione, e anche fuori: dal Centro per l’arte contemporanea Pecci al museo del Tessuto, entrambi a Prato; dalla Fattoria di Celle di Santomato (Pistoia) all’associazione Arte Continua e galleria Continua di San Gimignano (Siena); fino al Peggy Guggenheim Collection di Venezia e, nella stessa Firenze, al museo Marino Marini e alla Fondazione Palazzo Strozzi.
Il supporto specialistico al master – organizzato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Firenze attraverso la sua Fondazione Opificio – arriva da un laboratorio di restauro conosciuto a livello internazionale per la capacità di lavorare sulle opere antiche, l’Opificio delle Pietre dure di Firenze, che però ha da tempo acquisito competenze anche nel settore dell’arte contemporanea e ha già restaurato opere di Pollock, Duchamp, Moore.
«Con l’Opificio abbiamo recentemente collaborato al restauro di un’opera d’arte contemporanea, il Memoriale italiano di Auschwitz – ha spiegato l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, presentando il master – salvato dallo smantellamento ma in pessime condizioni di conservazione, e che abbiamo fortemente voluto a Firenze. Il master è quindi un gradito viatico al moltiplicarsi di occasioni come questa».

Venticinque i posti a disposizione; un anno la durata del corso divisa tra lezioni in aula (320 ore), cantieri didattici (200), stage (150) e tesi (150). Tra i docenti ci sono Tom Learner (Getty Conservation Institute, Los Angeles), Arturo Galansino (direttore Palazzo Strozzi, Firenze), Giorgio Bonsanti (già soprintendente dell’Opificio delle Pietre dure e docente di teoria e storia del restauro), Stefano Pezzato (Centro Pecci, Prato), Karole Vail (direttore Guggenheim Collection, Venezia) e Alessandra Donati (Università di Milano-Bicocca). I partecipanti al master impareranno a riconoscere e esaminare i problemi delle opere d’arte contemporanea attraverso studi tecnico-conservativi e strumenti operativi e scientifici. Attenzione sarà data alla catalogazione, alla costruzione e alla gestione di archivi di opere d’arte contemporanea sia privati che pubblici. «Il Master vuole rispondere alle nuove esigenze di un ambito assai specialistico quale è l’arte contemporanea, che richiede competenze di altissimo livello ed estremamente profilate», ha spiegato il presidente della Fondazione Opificio, Duccio Maria Traina.

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