A Napoli

Arte e imprese, con don Loffredo riparte il rione Sanità

Avviato un nuovo restauro. Si lavora a una mostra d'arte in Brasile

di Vera Viola

Padre Antonio Loffredo è arrivato nel rione Sanità nel 2001 dalla Chiesa del Purgatorio di Poggioreale

4' di lettura

C’è chi parla di una rivoluzione sociale pacifica, chi addirittura pensa a un “miracolo”. Ai ragazzi del rione piace dire che Sanità è sinonimo di “utopia”. Di fatto, la trasformazione – da terreno di stese di camorra in agorà animata da un nuovo fermento culturale e sociale – continua, cresce, si rafforza.

La storia, iniziata con l’arrivo nel 2001 di padre Antonio Loffredo, parroco venuto dalla Chiesa del Purgatorio di Poggioreale, e grazie ai “suoi ragazzi”, è un percorso di riscoperta dei luoghi e delle bellezze monumentali di uno dei quartieri più antichi della città e allo stesso tempo di rieducazione e riabilitazione sociale. Il bilancio del primo decennio dalla nascita della prima cooperativa La Paranza è molto positivo. Si va avanti per fare di più.

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Il nuovo cantiere è partito: proprio affianco alla Chiesa di Santa Maria della Sanità, nucleo vitale del rione. In un locale attiguo, acquistato dopo lunghe trattative con una partecipazione di alcuni giovani, due restauratrici riportano alla luce affreschi del ’600 e dell’800. Qui, un tempo retro-bottega della storica farmacia, poi falegnameria, sarà collocato un Infopoint (con biglietteria) per turisti e cittadini che vogliano visitare le innumerevoli bellezze della Sanità. Vi lavora la Coop 4ART, in cui si sono consorziate Dafne Srl (restauri) e le cooperative Officina Talenti e la più nota “La Paranza” che gestisce le Catacombe di Napoli. La Coop4ART ha le carte in regola per partecipare ad appalti integrati in tutta Italia.

Intanto, padre Antonio lavora al progetto di una importante mostra d’arte per partecipare al bando del Mibac, che si è chiuso il 2 marzo, per la promozione degli artisti italiani all’estero. Il progetto prevede una ricca esposizione in un Museo di San Paolo del Brasile delle opere di Jago, l’artista che al quartiere ha donato l’opera “Il Figlio velato”. Le opere del giovane scultore di fama internazionale al ritorno verranno collocate tra la Sanità, Capodimonte e il Mann.

Una delle iniziative nate negli ultimi anni è la Casa editrice “San Gennaro” – un ossimoro in un quartiere con i tassi di abbandono scolastico da record – il cui esordio è stato un successo. Il libro di Chiara Nocchetti, “Vico esclamativo, voci dal rione Sanità”, edito a fine 2018, ha venduto 12mila copie in un anno, di cui 800 nel quartiere a metà prezzo, ed ha vinto il Premio “Elsa Morante Nisida Dinacci” 2019. Si tratta di uno dei numerosi racconti sulla Sanità, fatti da scrittori, giornalisti, registi, che portano l’esperienza anche fuori dai confini nazionali. Del resto l’internazionalizzazione del progetto non è nuova, anzi. «I giovani pionieri muovono i primi passi proprio uscendo dal quartiere ghetto – racconta padre Antonio Loffredo – per misurarsi con il mondo». Negli anni l’esperienza è stata esportata in Giappone, in Spagna, in Germania.

Intanto, la camorra continua a sparare e a intimorire. L’anno spartiacque è il 2015, quello dell’uccisione, per errore, di Genny Cesarano, di 17 anni: il quartiere si sveglia, si ribella, si contamina. Il successo dell’esperienza che si snoda intorno alla seicentesca Chiesa di Santa Maria della Sanità è acclarato. Lo studio realizzato dai Dipartimenti di Economia dell’Università Vanvitelli e di Scienze sociali della Federico II lo misura: le Catacombe dai 5.160 visitatori del 2006 arrivano ai 129.830 del 2018. La cooperativa La Paranza che le gestisce, prima della Sanità, che parte con un organico di 5 persone, arriva ad averne 34 nel 2018. I visitatori delle Catacombe si allungano a visitare il quartiere. L’impatto generato nel 2018, secondo le stime del prof. Francesco Izzo che ha curato lo studio, è di 33 milioni. E la spesa dei visitatori delle Catacombe nella Sanità supera i 5 milioni.

Ma questo è solo un aspetto. Accanto alle iniziative molto note, come Sanitansamble, due orchestre sinfoniche di 45 elementi, con annessa scuola di musica per i piccoli del quartiere; accanto alla compagnia “Nuovo Teatro Sanità” che ha fatto 90 repliche di Gomorra e comincia a chiudere il bilancio in utile, ci sono altre numerose iniziative. Come nascono? Qualcuno propone un’idea a padre Antonio, questi offre una stanza in chiesa, in sagrestia ...e si parte. Così sono nate la sala di registrazione Apogeo, il B&B Monacone. E nel campo del welfare, la Casa famiglia, la Casa dei Cristallini, il Centro educativo Sane Stelle. «Vogliamo una economia che non ha bisogno dello Stato e delle istituzioni», chiarisce il parroco.

A finanziare ci pensa la Fondazione di Comunità, i cui soci sono, oltre alla Parrocchia, le cooperative, 25 commercianti della zona riuniti in un contratto di rete, le Fondazioni Riva e Vismara, Feudi di San Gregorio, Grimaldi Line, Caronte navigazione, la Fondazione con il Sud e L'Altra Napoli Onlus. E le coop stesse. Il principio è che le coop che producono utili conferiscono risorse per supportare le attività che non possono sostenersi. Come la nuova iniziativa, quella delle “Forti guerriere”, un manipolo di donne, che cresce di giorno in giorno, per proteggersi dalla violenza in casa.

La comunità cresce, nonostante i numerosi ostacoli che incontra sul cammino. È storia nota la vertenza con le gerarchie ecclesiastiche che dalla gestione delle Catacombe chiedono il 50% degli introiti annui. Vertenza sopita, ma non risolta. È meno nota la lunga trattativa con il Comune di Napoli (che ha appena concesso una palestra): il parroco e i suoi ragazzi vorrebbero gestire il cimitero delle Fontanelle, da far visitare gratis e tutti i giorni. Ma il Comune non si decide a firmare la convenzione.

La vera novità per ora viene solo sussurrata: si racconta che da qualche mese la camorra locale non esprime un capozona. Il quartiere a quanto sembra avrebbe fatto la sua scelta. Ma è presto e pericoloso cantare vittoria.

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