Londra in fiera

Arte italiana e pittura del ‘900 in primo piano a Frieze Master

Salvo eccezioni, i dipinti antichi in secondo piano. Bene il dialogo in galleria tra antico e arte del dopoguerra

di Giovanni Gasparini


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5' di lettura

L'ormai tradizionale appuntamento con ‘l'altra Frieze ', ovvero la fiera nata dalla costola di quella che ad oggi è nota con Frieze London, ha offerto una dal 3 al 6 ottobre buona occasione per fare il punto sull'evoluzione del gusto dei collezionisti. Frieze Master , ovvero la fiera di tutto ciò che non è arte contemporanea, inclusi oggetti, libri e design, non ha un vero tema comune, se non la qualità dei lavori proposti nell'ottica di stimolare un collezionismo eclettico.
Alle 104 gallerie principali si sono affiancati 25 stand minori che offrivano un progetto di un solo artista e sette di collezioni. A differenza di Tefaf Maastricht dove le diverse aree di collezionismo sono in zone separate, marcate da colori diversi, la mappa di Master è unitaria e presenta commercianti di antichità a fianco di galleristi di arte concettuale o minimalista, nonché libri rari o opere non occidentali.

Bilancio. Il clima in chiusura la domenica 6 ottobre sera era piuttosto positivo fra i galleristi, tutto sommato da vendite e contatti positivo nonostante le premesse all'opening del 2 ottobre fossero non propriamente rosee.

Arte italiana attraverso i secoli. Nonostante il prevalere dell'arte del ‘900, il lavoro che ha avuto maggior successo mediatico è un dipinto di una grande nome del Rinascimento italiano: un ritratto del Botticelli proposto dal gallerista milanese Carlo Orsi tramite l'inglese Trinity Fine Art . Il volto maschile, già in prestito a lungo termine presso il Prado di Madrid, è sottoposto a vincoli di esportazione spagnoli. La richiesta di 30 milioni di euro sembra tener conto di questa limitazione importante, data la qualità museale del lavoro che ha richiamato una folla in coda per vederlo.
Per dare un paragone, quella che è probabilmente la seconda opera più cara della fiera, un ritratto femminile dipinto da Picasso nel 1937 raffigurante l'allora amante e musa Marie-Therese Walter, era proposta da Nahmad per circa 17 milioni: una comparazione di certo favorevole al maestro fiorentino che esemplifica bene i rapporti fra i diversi mercati.

Le sorprese a Frieze Master

Le sorprese a Frieze Master

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Alcuni galleristi hanno tentato di giustapporre arti di diversi periodi, ad iniziare dal primo spazio all'ingresso frutto della collaborazione fra la galleria internazionale Hauser & Whirt , che controlla diverse fondazioni di artisti italiani, e lo specialista di dipinti antichi e ‘fondi oro' Moretti .
Sebbene più complicati da vendere, Moretti ha trovato un cliente per una piccola tavola del Maestro della Madonna Strauss da un prezzo di richiesta di 185mila euro, mentre un fondo oro di Jacopo di Cione (prezzo richiesto 850mila euro) condivideva una ‘stanza' dell'elegante appartamento ricreato per l'occasione con un dipinto di Fabio Mauri, rappresentato da H&W. La collaborazione è stata apprezzata da entrambe le gallerie che hanno visto ampliare le loro liste di clienti e rapporti. Oltre a Mauri, la galleria svizzero/tedesca proponeva opere italiane degli anni ‘50 e ‘60 con Dadamaino, Rotella, Novelli, Burri, Manzoni, Castellani e l'onnipresente Fontana.
La galleria italo-inglese R obilant & Voena, specialista di Fontana e Spazialismo, ha proposto un intero spazio con ben 22 ceramiche del maestro italo-argentino, a coprire la sua ampia attività sia figurativa che legata al decennio Spazialista. La galleria ha riposto la vendita di quattro ceramiche a circa 200mila euro ciascuna, oltre diverse trattative per le rimanenti, prezzate fra 140mila e 1,5 milioni (richiesti per una grande ballerina del 1952). Oltre a Fontana, la galleria proponeva anche diversi dipinti classici fra cui un ritratto di società di Boldini venduto attorno al milione di euro.
La galleria milanese Tega presentava solo arte italiana del dopoguerra, con due focus sulla Milano di Fontana e la scuola romana degli anni ‘60, con nomi come Schifano, Rotella con due caratteristici poster strappati dal prezzo richiesto di 70mila e 200mila euro, e statue in metallo di Melotti attorno ai 250-280mila euro. Anche Mazzoleni di Torino proponeva lavori di Melotti e due lavori su gommapiuma di Turcato, meno noti al mercato internazionale, mentre Tornabuoni offriva una selezione di lavori di grande formato fra cui uno specchio storico di Pistoletto, una ‘Combustione Plastica' di Burri e un inusuale Casetellani dai toni mattone.
Ma non sono state solo le gallerie italiane a proporre la nostra arte, sintomo di una crescente internazionalizzazione del mercato.
La parigina Kamel Mennour ha coraggiosamente proposto un solo show in omaggio a Gina Pane, di cui rappresenta in esclusiva l'estate.
I prezzi delle opere variavano dai 50-70mila per alcuni dipinti venduti e i 250mila euro per un lavoro storico in attesa di un cliente istituzionale, mentre una complessa installazione con vetri richiedeva 130mila euro; si tratta di prezzi tutto sommato contenuti in relazione al valore storico dell'artista deceduta due decenni fa.
L'inglese Ben Brown proponeva arte italiana in congiunzione con oggetti archeologici proposti da Colnaghi .
Un complesso lavoro su carta su cinque pannelli di Alighiero Boetti è andato venduto per circa 1 milione di euro, così come il vaso di porfiro egiziano che lo accompagnava visivamente, mentre era disponibile una particolare composizione di Fontana con tagli e graffi del 1957-58 su campo bianco per in prezzo a richiesta appena oltre il milione di euro.

Altri mercati. Anche la galleria Chenel di Parigi proponeva nuovo e antico insieme: ceramiche di Picasso e sculture greco-romane. L'italiana Massimo De Carlo presentava opere del francese Bertrand Lavier per prezzo fra i 50 e 150mila euro, mentre Massimo Minini presentava un progetto di soli disegni architettonici dell'olandese Georges Vantongerloo. La divertente e sempre all'avanguardia Gallery of Everything proponeva lavori di artisti fuori dai canali ufficiali per prezzo a partire da 5-10mila euro, fino a qualche centinaio di migliaia per lavori di grandi dimensioni, a dimostrazione che si può esser collezionisti senza per forza essere milionari. Prezzi abbordabili nonostante la grande qualità e impatto visivo per lo specialista delle mappe Daniel Crouch, con una mappa di Roma del 1748 per 40mila £, Parigi nel 1739 per 30mila, Londra nel 1745 per 110mola, tutte di grandi dimensioni a pannelli multipli. La più cara mappa cinese del 1811 a colori intesi blu era proposta a 440mila euro.

La pittura europea del dopoguerra. Il colosso delle gallerie Nahmad proponeva vari grandi nomi della pittura europea, a partire dal già citato Picasso, e una serie di lavori di Mirò su masonite venduti con successo a 2,5 milioni ciascuno. L'inglese Dickinson , mantenendo fede alla sua missione di trasparenza, prosegue a pubblicare i prezzi dei dipinti proposti. Quest anno il tema era ‘Lyrical Abstraction' in pittura, con artisti come Dubuffet (lavoro del 1949 a 1,3 milioni di £), Fontana con un piccolo lavoro rosso accesso del 1964-65 a 475mila £, Chillida con una scultura del 1989 per 240mila £ e De Stael con una «Natura Morta» del 1954 dai toni vivaci per 1,3 milioni. In vendita anche due Burri milionari, un ‘Bianco Plastica' di grandi dimensioni del 1957 per 3,5 milioni e un più piccolo ‘Bianco Nero' del 1952 per 2 milioni di £.

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