in edicola dall' 8 maggio

Con “How to spend it” ecco arte moda bellezza nel segno del colore

Vedere a colori, dopo un lungo nero continuo. Abituarsi, per gradi, alle sfumature della luce, fuori dalla camera buia di questi giorni chiusi e cupi

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Vedere a colori, dopo un lungo nero continuo. Abituarsi, per gradi, alle sfumature della luce, fuori dalla camera buia di questi giorni chiusi e cupi


3' di lettura

How to Spend it esce in edicola l'8 maggio ed è una finestra spalancata per gli occhi. Campiture giallo-arancio, patchwork di rose, accensioni di moda, arte e bellezza per guardare avanti e ritrovare l'ottimismo di un nuovo inizio. «Vedo e sento tutto in modo intenso», racconta il pittore sinestesico Jack Coulter, i cui dipinti sembrano spartiti cromatici.

Mescolando le sensazioni del suono e della vista, l'artista nordirlandese è entrato nelle collezioni di Paul McCartney e Patty Smith, lavora con gli Abbey Road Studios e il Freddie Mercury Estate. La sua anomalia percettiva è una rarità, spesso associata alla genialità - ne erano affetti Vladimir Nabokov, Arthur Rimbaud, Duke Ellington - e consiste in una mancata distinzione e differenziazione dei cinque sensi.

Coulter, soffrendo di cromestesia, vede la musica e le sue note come una sequenza di colori. «E' un po' come fissare il sole e poi distogliere lo sguardo: tutto risulta trasformato», racconta.

Altro artista, altro gioco di mutamenti: sul numero di maggio di How to Spend it, la metamorfica Cindy Sherman, in mostra alla Fondation Louis Vuitton, accompagna una riflessione sulla bellezza e la cura di sè, mentre l'intervista al concettuale, rivoluzionario Thomas Demand esplora i mille volti di una città.

Dialoga con l'arte anche la moda, grazie al servizio realizzato all'interno di Galleria Vik Milano dove ognuna delle 89 fra camere e suite è decorata da un artista diverso. Così lo spagnolo Felipe Cardeña dialoga con gli stilisti Dolce & Gabbana, componendo la copertina di questo numero. Hermès apre una conversazione con la tela di Ilaria Del Monte, Fendi con i mosaici di Tiziano Cortelli, Chanel con le statue di tulle e rete metallica di Giorgio Tentolini. E poi i murales di Marta Mezynska con Prada, l'action painting con Issey Myake, l'optical di Sandi Renko con Tod's.

L'esperta d'arte di How to Spend it, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che proprio quest'anno festeggia i 25 anni della sua Fondazione, incontra l'esploratore, editore e collezionista appassionato Erling Kagge, insieme al quale riflette sul fatto che «costruire una collezione sia come scrivere un'autobiografia: intensamente personale».

Di qui i consigli per chi vuole cominciare: «Prima di comprare un'opera, come prima cosa, ascolta te stesso. E chiediti: crescerò con quest'opera? Posso amarla? Io trovo difficile amare ciò che capisco e preferisco l'arte che non comprendo del tutto», conclude Kagge.

Visto che l'immaginazione si nutre di orizzonti, anche se i viaggi reali sono ancora lontani, How to Spend it sbarca su alcune delle più spettacolari isole-parchi d'arte a cielo aperto. Per visitare, almeno per immagini, il Benesse Art Site, nato negli anni Novanta dalla visione dell'imprenditore e collezionista Soichiro Fukutake: una sorta di “Arty-pelago”, un arcipelago dell'arte, con musei e installazioni distribuiti su tre isole – Naoshima, Teshima e Inujima – nel mare interno di Seto, in Giappone. Il complesso include il Chichu Art Museum, progettato dall'archistar Tadao Ando sottoterra per non intaccare il paesaggio, che sfrutta la luce naturale per illuminare grandi capolavori come le ninfee di Monet, le installazioni di luce di James Turrell e la sfera di granito circondata da sculture dorate di Walter De Maria.

Di qui ci si trasferisce, virtualmente, sull'isola di Fogo in Canada e poi sull'isola della Tasmania, a sud dell'Australia, per quel parco dei divertimenti per gli occhi che è l'eccentrico Mona – Museum of Old and New Art dell'altrettanto eccentrico collezionista David Walsh.

Infine, una seconda esperienza sinestesica, che coinvolge sensi diversi ed è volta ad esplorare una nuova professione dell'intrattenimento: l'aromajockey. Si tratta di una sorta di d-jay olfattivo, che mixa fragranze da diffondere nell'aria modulandole al ritmo della musica. Sul nuovo numero di How to Spend it, l'intervista al suo inventore, l'olandese Erich Berghammer, alla scoperta di che cosa significa comporre playlist a portata di naso.

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