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Case d'asta: come cambia il mercato

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Case d'asta: come cambia il mercato

Il mercato delle aste per i collezionisti di arte e di oggetti in Italia è in evoluzione: dopo la liquidazione a luglio di Finarte, sono da poco entrati sulla scena milanese aprendo nuovi uffici l'inglese Bonhams e la fiorentina Pandolfini. Anche Sotheby's ridurrà il numero delle aste, passando da sei a due appuntamenti l'anno concentrati solo su moderno e contemporaneo. I clienti di Sotheby's e di Finarte, che negli anni d'oro muoveva un volume d'affari da 50 milioni di euro, ora sono territorio di caccia: sono soprattutto le collezioni del Nord a far gola alle case d'asta. Ma il mercato italiano è in sofferenza, molto difficile resta il segmento dell'antiquariato, dell'arte antica e dell'800 e la concorrenza è alta. La lotta tra le case d'asta si gioca sull'acquisizione di collezioni o di singole opere estremamente importanti: le commissioni su chi vende possono arrivare fino al 15%, mentre i margini si realizzano sulle commissioni di chi acquista (dal 20 al 30%). Il mercato è segmentato per fasce di prezzo, soffre il segmento medio e la crisi ha ridotto per la maggioranza degli operatori i ricavi. L'Italia del resto per molte case d'asta straniere (e anche gallerie) rappresenta un mercato di approvvigionamento di arte e oggetti da vendere su piazze internazionali a prezzi decuplicati, visto che qui il timore della notifica dell'opera ne riduce la valutazione anche in asta.
Una guida all'asta
Per guidare il collezionista nella scelta più adeguata alle sue esigenze di vendita e di acquisto di opere, «ArtEconomy24» ha analizzato i bilanci dei principali operatori del mercato evidenziando la difficoltà di questo business, troppo spesso compresso dalle leggi sull'esportazione di beni d'arte. Chi sono i protagonisti delle aste in Italia?
Leader del mercato sono i player internazionali, Christie's (basata a Ginevra) e Sotheby's, ma il panorama è composto da diverse realtà, alcune operano concentrandosi su quest'unica attività, altre allargando il business al commercio in galleria o all'intermediazione di "beni rifugio" come il gruppo Bolaffi che genera la maggior parte dei risultati economici con la filatelia e la numismatica.
Luci e ombre
In generale dall'analisi dei bilanci emerge lo scarso utilizzo della leva finanziaria con un ricorso molto contenuto ai debiti finanziari e, quando, al contrario, vi è un maggior indebitamento di solito la struttura risente di un debole equilibrio patrimoniale. Nei bilanci quasi mai viene indicato il volume d'affari, ma solo i ricavi generati dalle commissioni d'asta. Solo Casa delle Aste Meeting Art Spa ha fornito una serie storica dell'andamento del volume d'affari, comprensivo dei valori di aggiudicazione, nel quale si evince una costante crescita passata da 20,5 milioni del 2008 a 22,1 milioni del 2010 e una struttura patrimoniale solida con disponibilità finanziarie per 4,4 milioni, confermata nel corso nei due esercizi precedenti.
Tra le case d'asta più indebitate troviamo la Galleria Poleschi Casa d'Aste che presenta debiti finanziari netti per 84mila euro e un patrimonio netto negativo per 86mila euro in seguito alle perdite registrate negli ultimi due anni. «È prevista a breve una prossima ricapitalizzazione – ha spiegato ad ArtEconomy24 Andrea Poleschi, amministratore della Gallleria Poleschi Casa D'Aste srl – ed è probabile che la stessa avvenga durante il corso dell 2011. Oltre alla ricapitalizzazione è prevista una chiusura in attivo del bilancio 2011 in seguito all'ottimo andamento dell'asta dello scorso maggio e in previsione della prossima asta d'arte moderna e contemporanea del 16 e 17 novembre».
Elevato anche l'indebitamento netto di Porro & C. che a fine 2010 aveva raggiunto oltre 3,2 milioni con una struttura patrimoniale non particolarmente equilibrata in quanto i mezzi propri erano scesi a 129mila euro da 1,13 milioni per la perdita evidenziata nel 2010 pari a oltre un milione di euro. «Lo squilibrio tra le poste patrimoniali è stato risolto in parte con un'iniezione di fondi da parte della proprietà e da un miglioramento dei margini nel primo semestre dell'anno» spiegano dalla casa d'aste. «La Porro & C. ha sempre creduto nella fascia più alta del mercato: per ottenere risultati migliori in un comparto presidiato ormai da diversi anni, la società ha riconfigurato le proprie attività, mutando la forma giuridica da Spa in Srl, ed affiancando – sin dal primo semestre 2011 – aste e mostre a tema, puntando sulla qualità e provenienza delle opere» riferiscono.
E se Sotheby's da New York punta sui paesi asiatici, in Italia ha avviato una ristrutturazione molto incisiva, tagliando circa una ventina di dipendenti (erano 38 a fine 2010). Il 2010 di Sotheby's Italia, controllata indirettamente dalla holding quotata al Nyse, si è chiuso con utile netto di 1,84 milioni rispetto a 1,65 milioni del 2009, interamente destinato a riserva, che insieme a quelle accumulate nel corso degli anni hanno permesso di distribuire nel 2010 dividendi per 6,9 milioni attraverso il prelievo parziale dalla riserva straordinaria. I ricavi commissionali a fine 2010 hanno raggiunto 10,7 milioni (9,5 milioni nel 2009), di cui 3,4 milioni relativi alla gestione Export (per il trasferimento di opere dall'Italia su altre piazze d'asta), valore superiore agli 1,8 milioni del 2009. Il distacco tra Sotheby's e le altre case d'asta in termini di fatturato è notevole, è tallonata solo dalla Casa delle Aste Meeting Art, che nel 2010 hanno generato ricavi per 5,1 milioni di euro. Infine, si è risolto per la Casa d'aste Sant'Agostino con l'iscrizione di oneri straordinari per 251.381 euro, l'uscita dalla attività di un socio da parte degli eredi.
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