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Che gran Leonardo quando si Sforza

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Che gran Leonardo quando si Sforza

Ci sono vari motivi per non lasciarsi sfuggire la grande mostra intitolata «Leonardo da Vinci pittore alla corte di Milano», aperta mercoledì scorso alla National Gallery di Londra a cura di Luke Syson e con la generosa sponsorizzazione di Credit Suisse. Il primo motivo è che la rassegna (già presa d'assalto da migliaia di visitatori) si concentra sugli anni più felici e creativi della vita di Leonardo. Il ventennio del primo soggiorno milanese (1482-1499) corrispose per il Maestro al vigore dell'età, al successo professionale, al benessere economico, alle committenze pubbliche, alla formazione di una bottega di allievi adoranti, alla possibilità di studiare liberamente i segreti dell'uomo e della natura. Coincise anche con tenere e discrete passioni amorose per giovanetti scapestrati dalle sembianze angeliche e persino con il recupero dell'affetto della madre Caterina, che – sola e anziana – raggiunse a Milano il figlio illegittimo, divenuto ormai ricco e famoso.
I vent'anni più felici di Leonardo ci vengono dunque illustrati in sette sale, dove assieme a un numero impressionante di disegni autografi è possibile vedere riunite, in via del tutto eccezionale, quasi dieci opere pittoriche attribuite – a torto o a ragione – alla sua mano. A torto o a ragione: ecco l'altro grande motivo per non perdersi la rassegna. Questa mostra solleverà un mare di discussioni, in particolare tra gli addetti ai lavori, perché propone attribuzioni nuove, demolisce dati che si credevano acquisiti, azzarda ipotesi che talvolta lasciano un po' sgomenti. E questo accade non solo attorno alla figura di Leonardo, ma anche attorno alle personalità dei suoi allievi milanesi – Gian Antonio Boltraffio e Marco d'Oggiono, soprattutto – presenti in mostra con disegni e tavole di grande bellezza.
Vediamo di inoltrarci nel percorso. Entriamo nella prima sala. Lasciata Firenze in cerca di migliori fortune professionali, il trentenne Leonardo raggiunge Milano nel 1482, in compagnia di un amico musico, Atalante Migliorotti. I padroni di casa sono Gian Galeazzo Sforza (presente in mostra in un bellissimo cammeo) e il suo potente e intrigante zio Ludovico Maria Sforza detto il Moro (da ammirare il sublime ritratto in miniatura fattogli da Ambrogio de Predis). Leonardo si recò alla corte con una celeberrima lettera di presentazione, di cui esiste la minuta, che i curatori della rassegna, però, non hanno ritenuto di esporre. La rassegna parte con il Musico dell'Ambrosiana. In passato s'è tentato di riconoscere in lui Josquin des Prez o Franchino Gaffurio, due celebri musici attivi in quegli anni a Milano, ma la rassegna propone di riconoscervi invece Atalante Migliorotti, il musico che accompagnò Leonardo a Milano e con il quale il pittore ebbe lunga frequentazione anche in anni successivi. Pur in assenza di dati certi, quest'ipotesi è, in effetti, piuttosto suggestiva.
Un colpo alle nostre certezze arriva, invece, nella seconda sala, dedicata alla bellezza femminile e dominata al centro dalla Dama con l'Ermellino di Cracovia, lo strabiliante ritratto che Leonardo fece a Cecilia Gallerani, amante prediletta del Moro. Accanto, a sinistra, occhieggia un'altra donna bellissima: è la Belle Ferronière di Parigi, che fino a ieri pensavamo essere Lucrezia Crivelli, un'altra favorita del Moro, e che invece i curatori ritengono sia da identificare nientemeno che nella moglie di Ludovico Sforza, la giovane Beatrice d'Este, in base a confronti con busti e disegni che ritraggono la duchessa estense. A giudicare dai commenti colti in mostra durante la preview, non tutti gli studiosi sono convinti di questo riconoscimento, che però come trovata di marketing è perfetto: riporta gomito a gomito dopo cinquecento anni le due rivali, la moglie e l'amante del Moro.
La terza sala è dedicata al corpo umano. Mirabili disegni anatomici impreziosiscono la sezione e fanno corona alla martoriata tavola del San Gerolamo del Vaticano, lasciata incompiuta da Leonardo e sottoposta a brutali sevizie da parte di mercanti senza scrupoli, che ne fecero segare la testa per meglio piazzarla nel commercio.
La quarta sala è da mozzafiato. Qui, per la prima volta nella storia, sono messe a confronto la Vergine delle Rocce di Parigi, dipinta tra 1483 e il 1485, e la seconda versione, oggi conservata a Londra, impostata nel 1491 e completata nel 1508. Va detto subito che solo questa sala varrebbe il viaggio a Londra, perché neppure Leonardo da Vinci poté vedere questo confronto. Ciò non significa che la sala non susciti qualche perplessità. Visto che le si doveva confrontare, perché le due tavole sono state poste dirimpetto e non affiancate, e per giunta distanti 16 passi (li ho contati) l'una dall'altra? Il confronto ravvicinato tra le due opere rivela inoltre un dato evidentissimo all'occhio, e cioè che la prima versione è totalmente autografa mentre la seconda dev'essere stata condotta per forza con l'aiuto di allievi. Perché la mostra non dice questo chiaramente?
Anche le sale 5 e 6 contengono "oggetti" di discussione: la quinta illustra gli studi di Leonardo per i dipinti di devozione privata, le Madonne con Bambino in particolare, soggetti molto replicati dagli allievi. Ma la Madonna Litta di San Pietroburgo, che domina la sala, è di Leonardo o di un suo allievo? I curatori di Londra accettano l'autografia a Leonardo (tutt'altro che certa) e forse assecondano il noto "diktat" del museo Ermitage che presta questo quadro solo se lo si presenta al pubblico con la dicitura Leonardo.
La sala sesta contiene invece la grande "novità" annunciata: un Salvator Mundi inedito, che dovrebbe essere l'originale di Leonardo. Qui, conviene che il comune mortale si ritragga e lasci che gli esperti si accapiglino tra loro alla ricerca del verdetto.
Al visitatore resta invece la bellissima ed entusiasmante visione della settima e ultima sala (allestita al secondo piano della National Gallery) interamente dedicata al Cenacolo di Santa Maria delle Grazie: oltre alla copia dell'Ultima Cena dipinta dall'allievo Giampietrino ci sono esposti tutti – sottolineo tutti – i disegni preparatori realizzati da Leonardo per l'Ultima Cena di Milano. L'emozione finale, credete, è incontenibile.
Leonardo da Vinci. Painter at the court of Milan, Londra, National Gallery, fino al 5 febbraio 2012. Sponsor Credit Suisse.
Info: www.nationalgallery.org.uk

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