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Meraviglie senesi in banca

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Meraviglie senesi in banca

Il Monte dei Paschi di Siena è una banca che vanta alcuni importanti primati. Essendo stata fondata nel 1472 può ad esempio fregiarsi del primato di essere una delle più antiche del mondo. Non solo. Poiché nel 1481 i conservatori del «Monte Pio» (come si chiamava allora) per celebrare la fondazione del Monte di Pietà commissionarono al pittore Benvenuto di Giovanni una grande pittura murale raffigurante la Madonna della Misericordia, possiamo tranquillamente affermare che il Monte dei Paschi è stata una delle prime banche a farsi diretta promotrice delle arti e ad avere avviato un'attività di acquisizione di capolavori strettamente legati al territorio senese. Dopo oltre cinque secoli di vita quest'attività è tutt'altro che spenta.
Soffermiamoci un momento sull'opera prima della collezione del Monte dei Paschi, la Madonna della Misericordia. Il soggetto raffigurato, ovvero la Vergine Maria che tiene sotto il manto il popolo senese (le donne a destra, gli uomini a sinistra), non venne ovviamente scelto a caso ma rappresenta una sorta di "manifesto" della politica umanitaria alla quale il Monte intendeva ispirarsi. Nelle sue dirette committenze, la banca si è sempre servita di artisti senesi. Così a Bernardino Fungai venne dato ordine di eseguire nel 1510, ai lati della Madonna della Misericordia, le figure dei Santi Bernardino, Caterina da Siena, Antonio e Maria Maddalena, gli stemmi del Comune (lo scudo bianco e nero) e del Capitano del Popolo di Siena (lo scudo con il leone rampante su fondo rosso), la Lupa che allatta Romolo e Remo ripetuta due volte, a sottolineare le leggendarie origini romane della città. Così, nel 1572, vennero commissionati a Lorenzo Rustici un Cristo in pietà per la nuova sede del Monte, nel 1576 ad Arcangelo Salimbeni un Cristo deposto per abbellire la stanza delle Udienze, nel 1596 a Francesco Vanni una grande tela con le Storie di Giuseppe l'ebreo per ricordare i Magistrati del Pio Monte Luti e Pecci «et anco altri precedenti». Anche qui il soggetto non è scelto a caso: la storia di «Joseph Ebreo che riparò alla sterilità d'Egitto» incarna le migliori aspirazioni del buon banchiere del Monte che mette correttamente a frutto il denaro al fine di aiutare i più deboli. Il periodo delle committenze si andò a concludere nel 1644 con l'incarico a Raffaello Vanni di dipingere una Vergine col Bambino all'ingresso della Cancelleria.
L'attività di committenza cadde poi in letargo. Si dovrà attendere la fine del XIX secolo per vedere rinascere non solo l'antico spirito della committenza bancaria ma anche la nuova volontà di acquisizioni di quadri e di sculture per arredare le stanze di rappresentanza. Il tardo Ottocento rappresentò per Siena una stagione di grande fervore artistico legato al ruolo svolto dall'Istituto di Belle Arti di Siena diretto da Luigi Mussini, alla cui scuola si formarono artisti specializzati in grandi decorazioni parietali.
Avendo acquistato nel 1877 il Palazzo Spannocchi, il Monte dei Paschi affidò ad Alessandro Franchi e a Giorgio Bandini (allievi del Mussini) l'esecuzione dei graffiti del cortile e successivamente, nel Palazzo Salimbeni, quella degli affreschi della sala per le Adunanze della Deputazione, inaugurata nel 1897. Qui, accanto al pittore Gaetano Brunacci, lavorarono le maggiori maestranze del tempo nel campo della falegnameria, dell'intaglio e del ferro battuto, realizzando manufatti di raro pregio.
Parallelamente a questa attività, la banca iniziò ad acquistare tele e sculture direttamente da artisti o presso prestigiosi concorsi. Si aggiudicò così importanti opere di Cesare Maccari, Luigi Mussini, Giovanni Dupré, Federigo Papi e Alessandro Fracassi.
Poi – a partire dal 1880 e con sempre maggiore intensità – il Monte dei Paschi ha perseverato nell'acquisto di capolavori d'arte senese del Medioevo, del Rinascimento e dell'Età barocca, con due obiettivi precisi: evitare la "fuga" di dipinti e sculture dal territorio senese, riportare a Siena le opere "emigrate" fuori dai confini della città.
Questa attività di arricchimento della raccolta è continuata senza sosta sino a oggi, con l'acquisizione di opere presso collezioni private o mercanti d'arte, sempre sotto la supervisione di grandi esperti-conoscitori come Giuliano Briganti, Luciano Bellosi e Alessandro Bagnoli.
Ma dove si trova oggi tutto questo tesoro? Si trova a Siena. Una ricca scelta di questa straordinaria e ininterrotta galleria d'arte è oggi conservata nel cosiddetto «Museo di San Donato». Questo museo si trova nel cuore della città e fa parte del complesso degli edifici che ospitano la sede storica del Monte dei Paschi. È uno spazio che venne ristrutturato negli anni Settanta dall'architetto fiorentino Pierluigi Spadolini e che originariamente era una chiesa, sconsacrata in età napoleonica e poi utilizzata come deposito di carrozze. Nel 1925 il vasto ambiente venne acquistato dalla banca e destinato ad accogliere l'Archivio storico. Oggi il «San Donato» ospita una parte della collezione d'arte della banca, e a partire da giovedì prossimo si mostrerà al pubblico completamente rinnovato, dopo importanti lavori di adeguamento degli spazi ai più moderni standard museali e un progetto di riallestimento voluto da David Rossi, responsabile dell'Area Comunicazione della banca.
Il Museo è stato ridisegnato con un percorso espositivo basato su criteri cronologici, in modo da offrire al visitatore una visione ordinata e organica dell'arte senese. Si parte dalla Sala San Donato, che ospita i fondi oro e le opere del Quattrocento senese. Sulle pareti si dispiegano infatti capolavori di Tino di Camaino, Pietro Lorenzetti, Giovanni di Paolo, Priamo della Quercia (fratello di Jacopo), Stefano di Giovanni detto il Sassetta e Sano di Pietro. Da una porta si accede quindi alla Pinacoteca, riunita in quattro vaste stanze. Nella prima, a sinistra, ammiriamo le feste, le fiaccolate e i palii senesi immortalati da Vincenzo Rustici e Giuseppe Zocchi. Poi riprende il percorso cronologico, da Beccafumi a Francesco Vanni, dal Casolani fino ai caravaggeschi senesi Rutilio Manetti e Antiveduto Gramatica.
Il Monte dei Paschi possiede, in verità, molte più opere di quelle che noi possiamo godere nel museo centrale rinnovato. La politica culturale della banca è quella di fare ammirare anche queste opere, attraverso esposizioni a rotazione (una si chiude oggi al Museo Diocesano di Brescia, un'altra si aprirà da settembre a Palazzo Te di Mantova) o attraverso comodati d'uso con altre istituzioni. Così trenta opere andranno in comodato a Trieste presso la Società KB 1909, una tela di Alessandro Casolani tornerà nella terra natale dell'artista a Casole d'Elsa, la scultura di Giuseppe Zocchi, rappresentante Michelangelo fanciullo scolpisce la testa del fauno, troverà un posto d'onore a Casa Buonarroti di Firenze. Perfino per l'ingombrantissima tela di Primo Conti rappresentante Mussolini su un cavallo bianco si è trovata una collocazione a dir poco perfetta: il Comune di Predappio.
Su tutti questi tesori aleggia da anni la figura attiva e tenace della curatrice della collezione Donatella Capresi. Storica dell'arte e grande esperta di scuola senese, la Capresi è anche una funzionaria interna della banca: insomma, una laureata giusta al posto giusto. Un caso raro nelle pinacoteche bancarie italiane, un indubbio primato per il Monte dei Paschi di Siena.
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Il nuovo Museo di San Donato di Siena verrà inaugurato da Giuseppe Mussari (presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena) e Fabrizio Viola (direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena) giovedì 22 marzo alle ore 18 (Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, Sala San Donato, Piazza Salimbeni 3). Interverrà Marco Carminati, storico dell'arte e giornalista de Il Sole 24 Ore Domenica. Il Museo di San Donato sarà aperto straordinariamente sabato 24 marzo dalle 9 alle 12. Poi, su prenotazione, per gruppi (escluso sabato, domenica e festivi). Info: 0577299468.

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