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«Subito in regola con il compenso»

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«Subito in regola con il compenso»

Dall'Associazione nazionale gallerie d'arte moderna e contemporanea (Angamc), nella circolare del 6 aprile, giunge un monito ai suoi 220 associati alla buona pratica e anche una garbata precisazione alla Siae che sta conducendo le verifiche sul l'adempimento del diritto di seguito secondo i poteri attribuitigli dalla legge sul DdS (22/04/1941, n 633 artt. da 144 a 155). È infatti a carico delle gallerie «l'obbligo di fornire alla Siae, su richiesta, – scrive il presidente dell'Angamc Massimo Di Carlo – per tre anni successivi alla vendita, tutte le informazioni atte ad assicurare il pagamento dei compensi previsti dagli articoli precedenti, anche tramite l'esibizione della documentazione relativa alla vendita stessa». Ma poiché gli associati hanno ricevuto richiesta dalla Siae di tutta la documentazione a partire dall'entrata in vigore della legge (9/4/2006) sino ad oggi, cioè per sette anni, l'associazione ha chiesto parere esperto e verificato che questo è contrario a quanto previsto dalla legge. L'esperto in materia, avvocato Giovanni Zacchino consultato dall'Angamc sul l'interpretazione conferma «l'impossibilità da parte della Siae di richiedere alle gallerie d'arte la produzione di documentazione antecedente i tre anni dalla vendita, dato il prevalere della norma speciale (art. 153, comma 2, legge 22/04/1941, n.633 sul Diritto d'autore) sulla norma di carattere generale (art. 182 bis, della legge medesima)». Invece gli ispettori hanno intepretato in modo estensivo una circolare dell'Agenzia dell'Entrate relativa alle sale cinematografiche, secondo cui è possibile chiedere la documentazione anteriore di cinque anni. «In questo modo l'Associazione ha chiarito con la direzione della Siae tale situazione per evitare – prosegue Di Carlo – possibili contenziosi con i singoli associati». La Siae, insomma, è consapevole «dell'impossibilità di richiedere con mezzi coercitivi anche la documentazione relativa alle vendite effettuate oltre i tre anni antecedenti la data dell'ispezione. Tuttavia – prosegue la circolare Angamc – la presentazione (benché non obbligata) di tali documenti e la regolarizzazione spontanea dei pagamenti non effettuati relativi alle vendite concluse oltre i tre anni precedenti la data del l'ispezione, sortirebbero l'effetto del non inserimento della galleria nel novero dei professionisti non adempienti con regolarità, quindi sottoposti a controlli più frequenti e approfonditi». Ma quando si versa il DdS? «Per ogni passaggio di proprietà di un'opera successivo al primo va versato il diritto – prosegue Di Carlo – e anche quando firmiamo con l'artista un contratto di deposito o estimatorio, dopo aver assegnato un valore al quadro e averlo riservato a nostro favore per un certo tempo, al momento della vendita l'artista deve fatturare al gallerista: la legge è chiara il gallerista non agisce come mediatore o su mandato. Quando successivamente l'operatore rivende l'opera al privato versa il DdS». Il dato è tratto: la trasparenza sulla fatturazione e il versamento del DdS devono diventare abitudini di mercato. Anche perché le conseguenze non si faranno più attendere. E l'Associazione avvisa: «La violazione dell'obbligo di versamento entro i 90 giorni successivi alla vendita, nonché di presentazione della dichiarazione di vendita alla Siae entro lo stesso termine, comporta la sospensione del l'attività commerciale da sei mesi a un anno (come già successo a due gallerie a Padova e Roma, ndr), nonché l'applicazione della sanzione amministrativa da 1.034 a 5.165 euro». A guardar bene un'azione informativa sarebbe stata necessaria dall'entrata in vigore della normativa, un obbligo forse da affidare al concessionario visto che la Siae raccoglie il DdS in regime di monopolio. Marilena Pirrelli
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CIRCOLARE ANGAMC

Nella circolare del 6 aprile dell'Associazione nazionale gallerie d'arte moderna e contemporanea, il presidente Massimo Di Carlo avvisa i 220 associati delle verifiche in corso da parte degli ispettori Siae sul regolare versamento del Diritto di Seguito sugli scambi di opere d'arte successivi al primo e precisa che gli ispettori possono richiedere, secondo legge, la documentazione arretrata al massimo sino a tre anni fa.

Il periodo di tolleranza, nel quale regolare le posizioni arretrate, però avvisa la Siae, scadrà il 30 aprile.

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